Dobbiamo tornare a un sistema salute che risponda ai bisogni, compresi quelli riabilitativi

Dobbiamo tornare a un sistema salute che risponda ai bisogni, compresi quelli riabilitativi

Dobbiamo tornare a un sistema salute che risponda ai bisogni, compresi quelli riabilitativi

Gentile Direttore,
qualche giorno fa ho avuto modo di leggere una splendida lettera del prof. Antonio D’Angiò sul caso di un anziano disabile di 71 anni al quale è stato, di fatto, negato il diritto alla riabilitazione neurologica. L’espressione “offerta da supermercato”, utilizzata dal Prof. D’Angiò ha inquadrato perfettamente la deriva del sistema salute italiano e, in particolare di quello campano.

Il principio cardine del Servizio Sanitario Nazionale era quello di organizzare la tipologia e la quantità di servizi in base al reale fabbisogno di salute della popolazione, permettendoci così di aumentare sensibilmente, nel giro di solo un decennio, l’aspettativa di vita alla nascita della popolazione italiana. Oggi mi sembra si stia andando verso un modello che decide a monte la quantità di risorse da destinare alla salute e poco importa se quelle risorse sono sufficienti per tutti. Chi prima arriva meglio alloggia e chi resta fuori si arrangia, facendo venir meno qualsiasi argomentazione basata sulla esigibilità dei diritti individuali e collettivi.

Uno dei principali mali della sanità italiana è stato proprio quello di subordinare la tutela della salute alla logica della sostenibilità economica. I numeri hanno preso il sopravvento sulle reali esigenze di salute e il risparmio economico ha fortemente condizionato la possibilità di accesso ai servizi nei tre pilastri fondanti del SSN: prevenzione, cura e riabilitazione. In particolare, è la riabilitazione ad aver patito maggiormente della rimodulazione di approccio, vedendo la subordinazione della valutazione clinica del progetto riabilitativo alla necessità di rientrare nei parametri di spesa imposti dalle Asl. Quello che ci lascia particolarmente perplessi è che stiamo parlando di un diritto fondamentale rispetto al quale si è persa qualsiasi conoscenza e competenza.

La percezione che abbiamo è che la riabilitazione, che non riguarda solo quella post trauma, ma è un sistema complesso che impatta sulla salute mentale e su una tipologia molto diversificata di pazienti, venga vissuta quasi con fastidio dall’intero sistema sanitario e che si sia trasformata in una incombenza burocratica totalmente svincolata dagli effetti di salute che ha su singoli individui e su un sistema di salute collettivo, unico vero obiettivo che dovremmo avere tutti.

Le vicende specifiche cha hanno interessato la Regione Campania, con un commissariamento durato oltre dieci anni, hanno contribuito a delegare completamente alle famiglie delle persone con disabilità e necessitanti di riabilitazione l’onere delle cure, con un progressivo isolamento e abbandono delle stesse e la costruzione di un sistema nel quale il diritto è sempre stato più concepito come una concessione.

Dobbiamo ripartire dalla formazione degli operatori, dal coinvolgimento delle famiglie e dalla valorizzazione dei servizi ancora esistenti, che con grande coraggio portano avanti percorsi di riabilitazione spesso complessi ma che hanno il vantaggio di restituire spazi di relazione tra pazienti spesso rinchiusi nel loro mondo mentale e le famiglie. Il percorso da fare è particolarmente complesso perché richiede di scardinare dei preconcetti ormai consolidati che vedono la riabilitazione come una mera spesa e non come un investimento in termini di salute non solo individuale ma collettiva, in quanto si tratta di percorso in grado di trovare chiavi di accesso nella solitudine di pazienti complessi e regalare spazi di interazione con gli affetti.

Oltretutto la riabilitazione è uno di quei settori che nel lungo periodo, se condotta secondo modelli validati dalle società scientifiche, rappresenta anche un risparmio per l’intero sistema perché evita ospedalizzazioni improprie, il ricorso a prestazioni e servizi ad alto costo e, soprattutto, l’emersione di morbidità dovute alla patologia.

È una sfida culturale molto profonda quella a cui siamo chiamati. La società civile, le associazioni, gli operatori devono svolgere un ruolo fondamentale per rimettere al centro dell’agenda politica il tema salute e i servizi sanitari correlati e indicare nella formazione, nella conoscenza e nell’apertura allo sguardo dell’altro la strada per ritornare ad un sistema salute che risponda alle reali esigenze dei cittadini/pazienti e non ad un mero calcolo economico o numerico.

Lorenzo Latella
Segretario regionale Cittadinanzattiva Campania

27 Settembre 2023

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