Docenze universitarie e appropriatezza

Docenze universitarie e appropriatezza

Docenze universitarie e appropriatezza

Gentile Direttore,
il tema della formazione universitaria delle professioni universitarie interessa tanti professionisti in quanto vedono nella docenza la modalità più immediata per spendere la professionalità consolidata nel tempo e, come giustamente riportato dai presidenti di commissione d’albo Dott. Cimino e Dott. Contino, il tema è stato già più volte toccato in questa stessa testata da illuminati autorevoli editorialisti come il Dott. Proia.

Un caso emblematico è quello di un docente universitario medico radiologo che tiene il corso “Il coordinamento del tirocinio nei corsi delle professioni sanitarie“. Questa situazione evidenzia una dissonanza tra il settore scientifico disciplinare (SSD) assegnato al modulo e la sua effettiva pertinenza. Nel caso specifico, l’attribuzione dell’SSD MED/36 (diagnostica per immagini e radioterapia) a un insegnamento che tratta competenze specifiche di altre professioni, più idoneamente ascrivibili all’SSD MED/50, solleva questioni di coerenza normativa. In questi casi, si rischia di contravvenire alla gerarchia delle fonti normative, anteponendo il valore di un Regolamento didattico rispetto a Decreti Ministeriali sui profili professionali o, ancor più gravemente, a fonti primarie come la Legge 42/99 di riconoscimento dell’autonomia delle professioni sanitarie.

Ricordo che la vigilanza sui piani di studio è compito dei rappresentanti delle professioni sanitarie (commissioni d’albo, ordini, federazioni), in quanto stakeholder principali nel processo di istituzione degli stessi, come delineato dal decreto legislativo 27 gennaio 2012, n. 19, che ha implementato il sistema AVA (Autovalutazione, Valutazione periodica, Accreditamento universitario): Scheda Unica Annuale – QUADRI A1 a, b – Consultazione con le organizzazioni rappresentative – a livello nazionale e internazionale – della produzione di beni e servizi, delle professioni (Istituzione del corso e consultazioni successive).

La situazione attuale ricorda dunque l’opera “Aspettando Godot” di Beckett, dove si attende un evento che sembra prossimo ma che non si realizza mai, e spesso chi attende non agisce affinché ciò avvenga.
È quindi fondamentale che le parti sociali interessate esercitino una vigilanza attiva sui piani di studio durante la fase di istituzione dei corsi, per assicurare che la normativa superiore che tutela le professioni sanitarie non sia subordinata a piani di studio approvati in un contesto di attesa passiva.

Antonio Alemanno
Tecnico di radiologia

20 Marzo 2024

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