E così rispuntano le aziende uniche che piacciono tanto alla Toscana

E così rispuntano le aziende uniche che piacciono tanto alla Toscana

E così rispuntano le aziende uniche che piacciono tanto alla Toscana

Gentile Direttore,
c’era una volta …. un Re! Diranno i nostri lettori, no: il Sistema Sanitario Nazionale. Il Censis ha certificato che in quasi il 42% delle famiglie almeno un componente ha rinunciato a curarsi perché scoraggiato dalle liste d’attesa o perché non può permettersi il privato; la Corte dei Conti certifica che il sistema viene costantemente definanziato mettendo a rischio l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza – che come giustamente dice Costantino Troise sarebbe a questo punto più adeguato definire “Eventuali” – e il Ministro scopre che la Sanità delegata alle Regioni è stata un errore fatale. Insomma la situazione è grave, ma non è seria, per dirla con Flaiano.

Nella legge di stabilità una “manina” introduce un emendamento che permette di estendere la radiosa esperienza delle aziende ospedaliero-universitarie anche alle aziende territoriali. Ci aveva provato già il Governatore della Toscana un anno fa, annunciando la sua riforma epocale sulla quale in queste pagine si sono espressi di recente Ivan Cavicchi e Gavino Macciocco: la loro autorevolezza e le loro lucide analisi non necessitano di ulteriori commenti.
 
Era stato stoppato, ma evidentemente ora ha trovato ascolto: il futuro quindi che ci attende è di vedere anche i territori asserviti alle logiche delle baronie universitarie, con buona pace dei Cittadini, dei Sindaci e dei Direttori Generali, chiamati a pagare di persona per i disastri economici prodotti da altri.
 
Questi i fatti: in Toscana il suo giornale riporta che i bilanci delle 4 aziende miste sono in deficit e, secondo le norme sempre della legge di stabilità, tre di esse dovrebbero essere sottoposte a piani di rientro.
 
Ci aspettano quindi altri tagli sul personale, l’inapplicabilità nei fatti dell’imminente legge che tutela i riposi ed una serie di altre conseguenze negative che sarebbe inutile elencare. Nessuno però andrà a chiedere conto di cosa facciano i professori universitari titolari di “Programmi” attribuiti “ad personam” e retribuiti come i Direttori di struttura complessa ospedalieri, nessuno chiederà a che titolo professori universitari ormai in pensione da anni continuino ad occupare studi all’interno degli ospedali (corredati di segretarie) e a gestire i reparti per interposta persona, nessuno chiederà come si faccia a garantire a 120 specializzandi in anestesia un tutor ogni 3 di loro (come previsto dalla legge) se gli anestesisti universitari sono solo 2 e nessuno chiederà chi insegna veramente loro il mestiere.
 
Nessuno chiederà perché un’azienda del SSN si impegna per una cifra complessiva di oltre 18 milioni di euro per 15 anni per far assumere dei professori universitari “in discipline a particolare valenza ed impatto assistenziale, in tal modo garantendo le esigenze assistenziali senza che l’azienda debba provvedere ad ulteriori assunzioni di personale”. Nessuno andrà a chiedere conto di come sono stati spesi i quasi 30 milioni di euro che la Regione ha elargito alle università toscane attraverso il DIPINT: il Governatore Rossi su queste pagine nel febbraio scorso ha dichiarato che “nel 2015 non potrà e non verrà certo rifinanziato” . Aspettiamo le delibere di fine anno e vedremo come andrà a finire.
 
C’erano una volta Cottarelli e le sue proposte sulle aziende miste, riportate su questo sito il 1 aprile (e mai data fu così azzeccata) e c’era una volta Gian Antonio Stella, che sul “Corriere della Sera” di domenica 10 maggio 2015 in un suo pungente articolo esordiva cosi: “Cosa hanno in comune Mario Balotelli e l’Agenzia di valutazione del sistema universitario? Il primo costa 100.000 euro a passaggio, la seconda 100.000 euro a delibera”.
 
Fra poco probabilmente non ci sarà più neanche Roberto Perotti, che di Cottarelli è stato uno dei successori e che è un Professore Universitario che merita le lettere maiuscole. L’unica risposta seria sarebbe andarsene in pensione appena possibile, e la favola finirebbe così.
Ma a noi le favole piacciono a lieto fine, e per questo resteremo: per cambiare il finale.
 
Dott. Gerardo Anastasio
Segretario aziendale – Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana
Membro della Direzione Nazionale ANAAO-Assomed

21 Ottobre 2015

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