Giù la maschera della sanità veneta, il caso Mestre è la punta dell’iceberg

Giù la maschera della sanità veneta, il caso Mestre è la punta dell’iceberg

Giù la maschera della sanità veneta, il caso Mestre è la punta dell’iceberg

Gentile Direttore, si è svolto ieri il tentativo di conciliazione e raffreddamento dello stato di agitazione indetto dal personale infermieristico della terapia intensiva dell’ospedale dell’Angelo di Mestre...

Gentile Direttore,
si è svolto ieri il tentativo di conciliazione e raffreddamento dello stato di agitazione indetto dal personale infermieristico della terapia intensiva dell’ospedale dell’Angelo di Mestre che fa parte dell’AULSS 3 Serenissima.

Quello di Mestre è un ospedale Hub, individuato dall’Agenas come uno dei tre migliori del Veneto, eppure la terapia intensiva del nosocomio non ha un rapporto infermieri/pazienti di 1 a 2, come previsto dalle Linee guida internazionali, dal decreto interministeriale del 24 gennaio 2023, dagli standard fissati dalla stessa Agenas e come accade negli altri centri hub e spoke.

Le richieste di adeguamento avanzate più volte dal sindacato non hanno mai trovato accoglimento da parte aziendale. Nemmeno ieri in Prefettura c’è stata un’apertura in questa direzione, solo proposte palliative per venire incontro al disagio del personale, che ha partecipato all’incontro con una presenza rilevante.

Il diniego è stato motivato con la carenza di infermieri nel mercato del lavoro (oggi apprendiamo dalla stampa che il bando per 916 posti di infermiere ha ricevuto 2.988 domande di partecipazione) e, soprattutto sulla base della delibera n. 610 del 2014 della giunta Zaia che ha previsto un tempo minimo per le terapie intensive di 700 minuti/paziente. Un minutaggio che non consente di avere un rapporto di un infermiere ogni due pazienti critici (persone che dipendono in toto dalle macchine per le funzioni vitali).

La verità, quindi, al di là della narrazione mainstream di un Veneto eccellente, di una Regione attenta ai bisogni di salute dei propri cittadini e impegnata a trattenere gli infermieri in fuga dagli ospedali, è un’altra. E precisamente è quella di un territorio che spreme i propri professionisti sanitari, mettendo a rischio la salute dei lavoratori e dei pazienti. Tant’è che guardando solo all’unità operativa di terapia intensiva dell’ospedale di Mestre, in sei anni il turnover è stato del 90% e sono andati via 44 infermieri su un organico di 44, di cui solo due per motivi pensionistici. Questo corrisponde al vero ed è molto grave. Senza contare che lo sarebbe ancora di più qualora fosse accertato che, per ottenere l’Accreditation Canada “trauma distinction”, l’azienda avesse dichiarato di avere un rapporto infermiere-paziente di 1 a 2.

Non bastano le belle dichiarazioni pubbliche durante tragedie come quella dell’incidente del bus a Mestre nel 2023 a nascondere la situazione che si affronta nelle corsie. Per conoscere come è veramente la sanità in Veneto basta ascoltare le persone che la vivono ogni santo giorno, lavorando al fianco dei pazienti. Facciamo dunque saltare il bluff una volta per tutte. Se togliamo la maschera alla sanità del Veneto, infatti, scopriamo che ha standard che non garantiscono una sicurezza delle cure ai propri cittadini. Questa era la sanità nella regione in occasione della pandemia e questa è la sanità di oggi, chiamata ad affrontare l’appuntamento delle Olimpiadi. Un sistema salute in cui non sono neanche previste le terapie semintensive (sono previste solo le stroke unit e le UTIC). Che dire, una bella eredità che i cittadini ricevono dalla politica.

Non è mai troppo tardi, però, per un ravvedimento e l’inizio di un nuovo corso. Assodato il niet della AULSS 3 Serenissima, toccherebbe alla Regione Veneto fare lo ‘sforzo’ di garantire anche ai cittadini veneziani quanto è assicurato alle altre provincie. Sempre che voglia ascoltare chi ogni giorno vive il disagio e il rischio di assistere i pazienti critici e non trincerarsi dietro una narrazione ormai non più credibile per chi frequenta le corsie degli ospedali.

Andrea Bottega
Segretario nazionale Nursind

16 Gennaio 2026

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