I dati dell’Annuario vanno presi con le molle

I dati dell’Annuario vanno presi con le molle

I dati dell’Annuario vanno presi con le molle

Gentile direttore,
ad ogni uscita dell’Annuario Statistico Nazionale del Ssn c’è una sorta di riflesso automatico per cui al primo comprensibile grido d’allarme sul “taglio di ospedali e posti letto” (come quello lanciato pochi giorni fa qui sul “nostro” Qs) poi molti si accodano senza alcuno sforzo di verificare e interpretare meglio i dati. Mi occupo oggi della loro verifica, riservandomi più tempo per la loro interpretazione (che comunque porterà alla conclusione che non ci sono stati “tagli”, ma riconversioni e aggregazioni, e che purtroppo queste sono ancora largamente insufficienti).

Ovviamente per verificare i dati bisogna avere una sorta di fonte “sicura” che non è l’Annuario Statistico Nazionale che si porta dietro tutte le scorie della fonte originale che sono i dati del Ministero della Salute sul numero dei posti letto per anno, disciplina e struttura che si possono trovare nell’Open Data del Ministero della Salute, per gli anni 2010-2019 e separatamente per ciascuno degli anni successivi.

Prendiamo i dati sul numero degli ospedali delle Marche nel 2013 e nel 2023 secondo l’Annuario Statistico Nazionale del Ssn: si passa dai 16 del 2013 ai 7 del 2023. In realtà nel 2013 erano 22 e nel 2023 erano… 23. Come è stato possibile questo grossolano e fuorviante errore? Semplice: i 16 ospedali del 2013 erano le due Aziende Ospedaliere del tempo (che avevano in realtà 4 ospedali) più le 13 Zone Territoriali (che in realtà avevano 16 ospedali) e un INRCCS (che in realtà aveva due presidi), mentre i 7 del 2013 sono la somma di una Azienda Ospedaliero-Universitaria più cinque Aziende Sanitarie Territoriali e un INRCCS. Insomma gli Annuari contano per le Marche le articolazioni istituzionali del SSN e non le strutture ospedaliere. I numeri veri del 2013 si possono recuperare in questa mia storia degli ospedali delle Marche, quanto a quelli del 2023 basta andare al portale statistico dell’Agenas nella sezione dedicata alle reti tempo-dipendenti. Qui con alcuni menù a tendina per ogni struttura ospedaliera di ciascuna Regione si può vedere qual è il suo ruolo nelle reti tempo dipendenti e si possono quindi contare gli ospedali.

E’ facile immaginare le ricadute negative di questa grossolana modalità di “rendicontazione” della evoluzione degli ospedali in Italia, che alimenta una mai sopita e pigra voglia di “più ospedale” che è una delle cause principali di un problema strutturale di fondo del nostro Ssn: la frammentazione irrazionale della rete ospedaliera pubblica. Diventano così possibili con la complicità del livello centrale (Ministero e Agenas) tutte quelle storture della sanità pubblica delle Marche che denuncio sin troppo spesso qui su Qs e su cui quindi non torno.

Ovviamente non tutti i dati sugli ospedali sono così grossolanamente fuorvianti come quelli delle Marche, ma una cosa è certa: lanciarsi lancia in resta contro i “tagli” indiscriminati di ospedali e posti letto non fa un buon servizio al dibattito appassionato sul Ssn. Qualcuno qualche giorno fa in un commento che ho molto apprezzato ad un intervento qui su Qs sulla doppia tragedia di Desenzano e Cles ha ricordato che “nel Percorso parto sono gli elementi fondamentali che hanno portato al DM 70/2015, con la classificazione dei Punti Nascita in base al numero di Parti/anno. In Italia i PN al disotto di 500/anno dovrebbero essere chiusi. In Francia anche quelli al di sotto di 1000/anno. Questo perchè le competenze dell’equipe non sarebbero una garanzia sufficiente.

In Italia si mantengono invece molti PN al disotto di questi requisiti minimi. Comprese Regioni dove la gestione sanitaria viene considerata ottima. Sono 96 con circa 29mila nascite.”

Il messaggio da portare a casa è semplice: i dati sono importanti, ma vanno verificati prima di essere usati a scopo di denuncia o, ancor meglio, di proposta.

Claudio Maria Maffei

18 Febbraio 2025

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