Il diritto inalienabile alle cure palliative

Il diritto inalienabile alle cure palliative

Il diritto inalienabile alle cure palliative

Gentile direttore,
Giovanni Floris ha recentemente intervistato il nuovo presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio, che in primis ha evidentemente sentito l’esigenza di parlare di ciò che più sta a cuore di ciascuno, in questo tragico persistente periodo pandemico, ovvero i doveri dello Stato di fronte al diritto alla salute di ciascuno di noi cittadini.
 
In particolare Coraggio ha detto che: “Il diritto alla salute si deve confrontare con i limiti di bilancio con una precisazione importante però e lo sottolineo: quando siamo in presenza di quelli che dal legislatore vengono definiti LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, lì allora non c’è limite di bilancio che tenga, lo Stato e le Regioni, ciascuno per la sua parte, hanno il dovere di prestare quella assistenza che la legge e la costituzione richiedono .. quello è il minimo inderogabile”).

Quindi il diritto alla salute è costituzionalmente sancito come fondamentale (art. 32 costituzione), diritto i cui inevitabili limiti di bilancio economico, non sono però in alcun modo applicabili a tutto quanto è stato istituito come Livello Essenziale di Assistenza, che risulta inderogabilmente da erogare ubiquitariamente, in ogni dove al di là dei regionalismi ed a tutti i cittadini, senza che sia ammissibile neanche l’assoggettamento a restrizioni di budget (che vi è invece ragionevolmente per altri aspetti non definiti appunto come essenziali).
 
Si tratta di problematiche assai concrete e quotidiane,  che riguardano la vita e la dignità della vita stessa di ciascuno di noi, dei nostri cari, o comunque dei nostri simili, quali (purtroppo) potenziali ammalati e sofferenti, che in quanto esseri umani dovremmo avere garantito il diritto di vivere anche ogni fase patologica che incontriamo nel cammino della nostra vita, con adeguate cure essenziali e senza intollerabili sofferenze, sia che vi siano possibilità di guarigione, sia che purtroppo la prognosi volga al peggio (e proprio nell’attuale fase pandemica è ancora tristemente elevata la mortalità quotidiana).
 
Il diritto a non soffrire, od almeno al miglior trattamento possibile della sofferenza anche durante le cure ospedaliere, nel nostro paese dovrebbe essere garantito per legge a tutti, in quanto LEA sancito dall’art. 38 comma 2 (“Nell'ambito dell'attivita' di ricovero ordinario sono garantitetutte le prestazioni cliniche … inclusa la terapia del dolore e le cure palliative”) e non dovrebbe quindi riconoscere limiti di Budget o disparità nei luoghi di cura.
 
Purtroppo sappiamo che non è affatto ubiquitariamente così, per la scarsa diffusione ospedaliera delle Cure Palliative e della terapia del dolore, causata anche normativamente dagli effetti del DM 70/2015 ancora vigente, che aveva proprio cancellato, unitamente agli altri numerosi tagli al Servizio Sanitario Nazionale che ora ben si evidenziano (riduzione posti letto ecc), anche le Cure Palliative dal novero delle discipline ospedaliere.
 
Appare evidente che, la dichiarazione assai esplicita del nuovo Presidente della Corte Costituzionale sul diritto alla tutela della salute, è giunta in un momento non causale, ma anzi fondamentale di questa fase pandemica.
 
Al di là delle divisioni ideologiche che spesso sentiamo nel dibattito politico e che mi sembrano del tutto avulse dalla realtà dei cittadini e tanto più dei malati, occorrerebbe invece, da parte di chiunque si trovi in posizione di poterlo fare a tutti i livelli, attuare in concretezza operativa, unitamente all’attuazione aggiornata delle migliori possibilità di cura ed alla diffusione della vaccinazione in corso, anche la disposizione sul campo di personale o magari di unità operative, volte sinergicamente e specificatamente al doveroso miglior controllo possibile della sofferenza ed all’attuazione di terapie di supporto, che riducendo il distress e quindi lo spreco delle già scarse riserve funzionali del malato, potrebbe peraltro anche contribuire a migliorarne l’outcome clinico. 
 
Marco Ceresa
Medico

  

14 Gennaio 2021

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