È il momento di ripensare l’organizzazione del lavoro

È il momento di ripensare l’organizzazione del lavoro

È il momento di ripensare l’organizzazione del lavoro

Gentile direttore,
è stato un fine settimana piuttosto intenso quello che ha riguardato la professione medica, ricco di eventi e di dichiarazioni. In primo luogo, a Roma sabato si sono riuniti i direttivi nazionali di pressoché tutte le sigle sindacali dei medici sotto lo slogan “Investire sui medici per salvare il SSN”. L’iniziativa si è conclusa con la stesura di un manifesto unitario e con un invito corale a una mobilitazione generale che avrà luogo a maggio a Roma. Le richieste riguardano la revisione dell’atto medico e della responsabilità medica, l’adozione di misure atte a rendere più attrattiva la professione, maggiori tutele e sicurezza sul lavoro., l’adozione di un nuovo patto per la salute e l’adozione di un approccio “One Health”.

Il dato più significativo riguarda sicuramente il fatto che finalmente le varie sigle sindacali si siano accorte della necessità di muoversi in maniera unitaria, per smuovere una politica sempre più lontana.

Nel fine settimana si è svolto anche il Consiglio nazionale Fimmg che si è concluso con un comunicato che ribadisce la contrarietà della Fimmg alla dipendenza “in quanto tale provvedimento, non solo non risolverebbe i reali problemi del sistema sanitario territoriale, ma sottrarrebbe ai cittadini nel loro ambiente di vita l’unica figura di riferimento fiduciaria esistente nell”assetto socio-sanitario attuale, rappresentato dal medico di famiglia”.

Quasi in contemporanea ieri su QS troviamo la lettera di un gruppo di colleghi medici di famiglia appartenenti al Movimento per la dipendenza, che chiedono: l’istituzione di un corso di specializzazione per la medicina generale, la possibilità per i mmg di divenire dipendenti dal SSN, l’ingresso stabile dei mmg nelle Case della Comunità.

Del resto, come non auspicarsi la dipendenza di questi tempi? Soprattutto quando il segretario Nazionale Fimmg, ribadendo l’importanza del rapporto fiduciario, continua a dire (vedi intervento di sabato alla riunione sopra citata) che se un paziente mi manda su Whatsapp i suoi esami fuori dall’orario di lavorio e vedo che ha 7 di emoglobina è ovvio che lo chiamo.

È indubbio che è così per tutti noi, ma il segretario nazionale non pensa forse che è questo continuo essere sottoposti a tutte le ore del giorno alle richieste, anche motivate dei pazienti, che non ci permette più di reggere attualmente? Non gli viene il dubbio che è proprio una convenzione che non dà tutele (né ferie né malattie) e che non permette un tempo certo di lavoro a spingere molti a chiedere la dipendenza? Non mi pare che la sua visione delle cose sia cambiata molto da quando qualche anno fa a Porta a Porta ha dichiarato che chi non risponde al telefono alle 22 non è degno di fare il medico. Un medico disponibile h 24 è un modello inammissibile.

Del resto Scotti stesso dichiara dalle pagine di QS che oggi i medici con un numero di assistiti sempre maggiore sono sempre “più stressati e vulnerabili al burnout per le condizioni di lavoro”.

È il momento di ripensare l’organizzazione del lavoro. L’attuale convenzione è insostenibile e la Fimmg se interessata ad evitare la dipendenza, avrebbe dovuto capirlo prima d’ora. Il cittadino ha bisogno di ricevere una risposta pronta ai suoi bisogni di salute ma sono finiti i tempi in cui questa risposta la può dare il singolo medico sulla base di un rapporto fiduciario sempre più in crisi. Le case di comunità con la presenza dei mmg forniscono un modello efficace dove i cittadini possono avere risposte sempre anche se non necessariamente dal proprio medico. Se ho 7 di emoglobina non è necessario che sia il mio medico di famiglia a rispondermi, l’importante è che io trovi un medico che sappia indirizzarmi.

C’ è stato anche un altro evento importante per la professione medica in questo fine settimana ed è stato il rinnovo delle cariche in Fnomceo: riconfermato al vertice il dr Anelli che guida la professione già da due mandati e con lui pressoché l’intero direttivo votati, a quanto si legge, all’unanimità.

La riconferma della leadership che ha guidato la classe medica negli ultimi anni farebbe pensare che la professione vada nel migliore dei modi e che nessun cambiamento sia utile e necessario.

Strano perché l’impressione che abbiamo noi nelle retrovie è che mai come ora la professione medica stia vivendo una fase di declino anzi a dirla con Cavicchi “è condannata al declino , cioè a mutare in peggio alla mercè di tutti e di tutto ma sempre meno al servizio dei diritti delle persone , ma non a causa dei cambiamenti epocali cattivi ma a causa della sua macroscopica miopia che con questi cambiamenti si è rifiutata di confrontarsi, di dialogare ma soprattutto di negoziare”.

Mala tempora currunt sed peiora parantur!

Ornella Mancin

28 Gennaio 2025

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