In sanità non si può più applicare il modello “patriarcale”

In sanità non si può più applicare il modello “patriarcale”

In sanità non si può più applicare il modello “patriarcale”

Gentile Direttore,
a nome del Comitato Direttivo Aniarti (Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica), che rappresento, le invio alcune riflessioni, sperando di contribuire in modo costruttivo, con toni ragionevoli e realistici, al dibattito che la Delibera n. 1580 del 29 ottobre 2019 “Istituzione dei percorsi di formazione complementare regionale per l'acquisizione di competenze avanzate…” della Regione Veneto, ha scatenato tra le professioni sanitarie, e dentro la professione infermieristica.
 
Partendo dal punto di vista giuridico-formale per il quale la Regione Veneto ha di fatto risposto ad una necessità di normare un’area specifica, individuata nel contratto, nessuna delle attività individuate all’interno si sovrappongono alla competenza specifica di altre professioni. Credo che sia importante contribuire con tutte le professioni che interagiscono nel sistema salute ad un dibattito sulle aree di competenza specifica e di skill mix change, ma di tutti, non solo di alcuni per altri.
 
Il sistema salute vede ormai un livello di complessità e un sistema di interazione nel determinare gli esiti dei nostri cittadini, a cui non si può più pensare di applicare un modello “patriarcale”, né tantomeno tecnicistico operazionale, ma che chiama ciascuno di noi ad un livello di consapevolezza delle interconessioni e dobbiamo decidere in via ultimativa qual è il sistema valoriale al quale ci riferiamo (Berwick).
 
Dal punto di vista professionale che invece ci compete profondamente, rispetto all’analisi effettuata sorgono delle perplessità su alcuni temi. Rispetto alla definizione di competenze avanzate/specialistiche, occorre evidenziare che spesso non si trova un confine e in diversi passaggi della delibera sembrano essere la stessa cosa, rendendo inutile la differenza fatta dal contratto, ma soprattutto quella che nella realtà si dovrebbe sviluppare come competenza e i livelli di differenziazione con i rispettivi criteri. Infatti rispetto alla declaratoria sull’esistenza di un livello di base, quindi generalista, il livello esperto avanzato specialista nei fatti viene considerato unico, non appaiono distinzioni nelle attività e nelle funzioni svolte nell’ambito dell’assistenza e quindi della organizzazione.
 
Ci riserviamo come società scientifica di scrivere un documento sulla differenza tra competenze esperte e specialistiche nel nostro specifico ambito professionale, con l’obiettivo di aiutare la professione a fare chiarezza su questo aspetto collaborando con tutti gli Enti, le Istituzioni che vorranno essere coinvolti. Troviamo singolare che a fronte della necessità di standardizzare e certificare le competenze, con questa modalità di normare le attività delle professioni, situazione innescata dall’ultimo contratto collettivo, si crei ulteriore confusione nei professionisti, e nelle organizzazioni.
 
Questa situazione porta all’allontanamento dal processo reale di standardizzazione e certificazione delle competenze, per andare pericolosamente verso la creazione di molte microcertificazioni di singole attività o manovre, probabilmente diverse da Regione a Regione, e probabilmente non utilizzabili né valutabili al di fuori delle singole organizzazioni in cui vengono attuate.
 
Silvia Scelsi
Presidente Aniarti

18 Dicembre 2019

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