L’osteopata non esiste

L’osteopata non esiste

L’osteopata non esiste

Gentile Direttore,
la provocazione del titolo di questa lettera ha l’intento di dare uno scossone a chi riveste un ruolo istituzionale e si occupa della Salute dei nostri concittadini. Da poco meno di due anni le istituzioni si sono risvegliate dal torpore atarassico in merito alla regolamentazione della pratica osteopatica che perdurava ormai da troppo tempo.
 
I politici non sono stati probabilmente consci dei rischi a cui sottoponevano ignari pazienti e sono rimasti indifferenti nei riguardi delle false speranze che contribuivano ad accendere in centinaia di futuri “professionisti” che, privi di un titolo sanitario, si affacciavano al mondo dell’osteopatia.
 
L’osteopatia è sbarcata in Italia a metà degli anni ’80 attraverso società private che hanno intrapreso l’attività formativa e che successivamente si sono diffuse a macchia d’olio in tutto il territorio nazionale. Non mi trovo nelle condizioni e anche se lo fossi non mi permetterei, di giudicare la qualità di tali percorsi formativi e la bontà/buona fede di chi insegna(va) ed apprende(va).
 
Mi permetto, però, di sollevare numerose perplessità e parecchi dubbi sulla legittimità che aziende di diritto privato, senza nessuna autorizzazione e vigilanza da parte di enti terzi pubblici e super-partes (ad esempio il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Salute), si eroghino il diritto di formare soggetti, privi di qualsiasi titolo sanitario accademico, nell’erogare prestazioni terapeutiche e sanitarie (che ricordo essere limitate alle professioni sanitarie riconosciute e regolamentate).
 
La posizione dell’Associazione che mi onoro di rappresentare (il ROFI, Registro dei fisioterapisti diplomati in osteopatia d’Italia) è chiara ed è già stata esposta pubblicamente in diversi contesti: l’osteopatia è una specializzazione del fisioterapista e del medico.
 
E non siamo i soli a sostenere questo punto di vista: infatti anche in Spagna, il decreto reale 1001/2002 stabilisce che l’attività di osteopatia sia funzione e competenza del fisioterapista e la proposta di norma europea EN 16866 (rev. luglio 2015), tanto citata dal ROI, contiene una serie di A-deviation che limitano fortemente il campo di applicazione del sedicente “osteopata”, poiché tante delle sue peculiarità sono già di pertinenza esclusiva delle professioni sanitarie.
 
L’art. 4 del DDL Lorenzin, attualmente in discussione in commissione Affari Sociali della Camera, rischia di rendere legali, tutta una serie di pratiche professionali, svolte in modo non corretto e spregiudicato e inoltre rischia di rappresentare un precedente per altri sedicenti operatori. All’indomani della sua entrata in vigore, anche operatori shiatsu, reiki, riflessologi, personal trainer e compagnia cantando, potrebbero richiedere di essere regolamentati come professionisti sanitari.
 
Inoltre l’eventuale riconoscimento della figura dell’osteopata porterebbe ad una serie di criticità difficilmente risolvibili: in primis la gestione della formazione che dovrebbe passare alle università con conseguente aumento dei costi e su questo aspetto c’è già stato un netto parere negativo da parte della Conferenza Permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie, in secondo luogo si creerebbe il problema di come gestire i professionisti formatisi prima del riconoscimento.
 
 
Rivolgo quindi un appello agli onorevoli deputati, che sono ancora in tempo per:
1) stracciare l’articolo 4,
2) portare a compimento il percorso del DDL,
3) favorire la costituzione di tutti quegli Ordini delle professioni sanitarie, che a tutt’oggi mancano e sono fondamentali per salvaguardare il diritto di Salute e tutelare migliaia di professionisti sanitari, che quotidianamente devono lottare contro abusivi e stregoni.
 
Finito questo iter gli ordini delle professioni sanitarie e le società scientifiche si siederanno attorno al tavolo con le istituzioni preposte, per regolamentare la pratica dell’osteopatia.
 
Dott. Giulio Barbero
Presidente ROFI

08 Febbraio 2017

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...