La Calabria, tra lamentele e rassegnazione

La Calabria, tra lamentele e rassegnazione

La Calabria, tra lamentele e rassegnazione

Gentile Direttore,
da lettore interessato delle pagine del Suo giornale noto che vengono pubblicati con frequenza articoli nei quali autorevoli esperti residenti nelle nostra regione riportano il proprio punto di vista su tutti i mali che affliggono la sanità della Calabria. Il fatto in sé non è certamente da disapprovare considerato che le analisi dei fattori che hanno causato, e continuano a causare, l’attuale crisi strutturale ed organizzativa della sanità calabrese sono spesso condivisibili.
 
Tuttavia devo con rammarico constatare che all’analisi non segue, quasi mai, la sintesi. E cosi tra le tante sfortune la nostra regione ha pure questa: essere continuamente sottoposta ai giudizi negativi degli esperti di turno che alla fine non producono mai niente di costruttivo anzi, al contrario, hanno l’effetto deleterio di gettare ancora di più nello sconforto il lettore, specie quello non molto informato in materia e favorire l’emigrazione sanitaria.
 
D'altronde l’abitudine alla lamentela ed alla rassegnazione fa oramai parte del DNA di molti calabresi, per fortuna non di tutti.
Non di quelli, e non sono pochi, che nonostante tutto continuano ad operare con determinazione abnegazione ed entusiasmo per cercare di migliorare la qualità dell’assistenza della nostra Regione e di dare un’immagine diversa della Calabria e dei suoi abitanti.
 
Non di quelli che con costanza ed ostinazione sono sempre alla ricerca disinteressata di un cambiamento che invece sembra non arrivare mai tanto da apparire oggi una vera e propria chimera.
 
Non di quelli, e ce ne sono, che hanno capacità professionali specifiche non meno importati di quelle attribuite dai nostri amministratori ai tanti ”tecnici” che di volta in volta sono chiamati a gran voce dalle altre Regioni per “salvare” la nostra terra nell’ambito del più becero provincialismo. Professionisti che, pur avendo le competenze, non sono mai stati coinvolti direttamente in alcun concreto progetto di trasformazione dell’assistenza sanitaria regionale, probabilmente perché “non schierati”.
 
È quindi arrivato il momento di invertire la rotta, di far seguire alle analisi, alle ricerche, agli approfondimenti, alle considerazioni, le proposte. Proposte nuove. Proposte in grado di dare risposte concrete ai problemi all’intero settore sanitario regionale, fatte dai calabresi per i calabresi. Basta con le critiche! Non se ne può più!
 
In questa prospettiva credo potrebbe essere utile la convocazione degli Stati Generali della Sanità Calabrese con l’obiettivo di individuare un qualificato gruppo di lavoro per progettare un nuovo modello di assistenza per la nostra regione. Un modello capace di mettere insieme l’ospedale, con tute le sue articolazioni, ed il territorio nell’ambito di un'unica, seppur diversificata, organizzazione delle cure regionali per dare risposte certe ai bisogni di salute di tutti i calabresi.
 
Non il solito libro dei sogni né, ancora peggio, un elenco di provvedimenti improbali, ma una proposta concreta, ”fattibile”, da consegnare successivamente alla politica per le conseguenti valutazioni e determinazioni.
 
In altre parole è sempre più urgente e non più procrastinabile uscire dell’attuale gestione ordinaria e fallimentare dell’esistente fatta, tra l’altro, sempre in condizioni di emergenza e senza prospettive, e progettare il futuro dell’intera assistenza sanitaria della nostra regione. E dobbiamo farlo in fretta, non c’è più tempo!
 
Dott. Domenico Minasi
Direttore UOC Pediatria Azienda Ospedaliera GOM-Reggio Calabria
Presidente Società Italiana di Pediatria Sezione Calabria
Presidente Associazione Pediatri Ospedalieri Italiani
Presidente Fondazione Italiana per il Bambino

 

23 Marzo 2020

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