La crisi al “fronte” Cardarelli

La crisi al “fronte” Cardarelli

La crisi al “fronte” Cardarelli

Gentile Direttore,
le criticità che si stanno affrontando negli ultimi giorni nel pronto soccorso deIl’Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli sembrano gli ultimi atti prima di una resa del fronte definitiva. Il fallimento trasversale di una organizzazione esterna all’ospedale che nel nome o meglio sotto lo slogan di “ospedale sicuro” hanno determinato la chiusura di diversi pronto soccorso nonché il depotenziamento di nosocomi sia cittadini che periferici, hanno  reso in realtà  “poco sicuro” l’unica vera struttura dedicata all’emergenza di Napoli e Provincia.
 
Il Pronto Soccorso/OBI dell’Ospedale “A. Cardarelli” rappresenta per Napoli e la Campania una struttura di riferimento per patologie di alta complessità ed i pazienti spesso giungono in seconda cura per mancanza di posti letto o specialità negli ospedali di competenza, facendo si che Il numero degli accessi si aggiri intorno ai 100.000 all’anno collocandosi al primo posto tra gli ospedali del centro sud e tra i più affollati del paese.
 
Sempre di più il pronto soccorso risponde a bisogni che possono essere gestiti fuori l’ospedale, per definizione le aree di emergenza sono dedicate alla gestione di patologie acute, invece sempre di più diventano “spazi”  per la gestione di patologie croniche che continuano a non trovare risposta sul territorio (medici di famiglia, specialistica ambulatoriale, etc). Si parla poi da tempo di case della salute, di aggregazioni funzionali, di intensità di cura, al momento solo ideali progetti senza nessuna concretezza.
 
Nel dettaglio della “crisi Cardarelli” i problemi sono, come già ribadito in passato, di due tipi: sociali  ed organizzativi.
 
Quelli sociali hanno a che fare con la crisi economica del nostro paese, l’Ospedale è diventato un ammortizzatore sociale, dove giungono pazienti, che come da loro stessi dichiarato, vengono inviati ed istruiti a dettaglio da amici, parenti ed in alcuni casi dagli stessi medici curanti  per fare esami e consulenze per patologie non acute.
 
Inoltre, è diventato sempre più  luogo di ricovero per persone senza famiglia e senza tetto che si presentano in pronto soccorso nella speranza di ottenere un riparo, soprattutto durante le stagioni autunno-invernali. Infine, è diventato per molti un modo per aggirare le liste di attesa del territorio che raggiungono in alcuni casi 6 mesi e più.
 
Poi vi sono i problemi di tipo organizzativo sia esterni che interni all’ospedale. Per quanto riguarda i problemi esterni, continuano a giungere pazienti con il 118 da quartieri che per “competenza territoriale” si devono trasportare presso altri presidi ospedalieri, spesso per patologie non complesse, giunti in seconda cura da altre strutture, anche private che non disponendo di una diagnostica radiologica completa ed H24 inviano l’utenza presso il Cardarelli. Quindi problemi organizzativi e logistici interni derivanti dalla tipologia di strutturazione dell’ospedale che essendo padiglionale richiede per i ricoveri presso i reparti specialistici l’uso di ambulanze interne con un allungamento dei tempi di stazionamento dei pazienti in Pronto Soccorso e OBI.
 
Infine non si può tacere sui continui rinvii nell’ apertura del pronto soccorso generalista  del CTO (Azienda dei Colli) e dell’Ospedale del Mare, più volte rimandati dopo le inaugurazioni di rito e le campagne mediatiche puntualmente smentite, non entrando nel merito delle responsabilità politiche di tali ritardi. La loro apertura risulta fondamentale per decongestionare il più grande ospedale del Centro Sud, lo spirito di abnegazione del personale medico e sanitario, già particolarmente sacrificati ed in vistoso sottorganico per il blocco del tournover degli scorsi anni, non è più sufficiente ad arginare il fenomeno, stanchezza fisica e mentale stanno prendendo il sopravvento su motivazione e passione!
 
Chiunque può avere bisogno di cure ed proprio su quest’ultima affermazione che invito gli amministratori della nostra sanità a riflettere per trovare immediate soluzioni a questa insostenibile situazione.
 
Maurizio Cappiello
Consigliere Nazionale Anaao Assomed

22 Marzo 2018

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