La gestione delle cronicità è un “regalo” ai privati

La gestione delle cronicità è un “regalo” ai privati

La gestione delle cronicità è un “regalo” ai privati

Gentile Direttore,
leggiamo con stupore e amarezza l’intervista rilasciata dall’assessore della sanità lombardo, Giulio Gallera, pubblicata su Quotidiano Sanità, lo scorso 9 luglio, sul nuovo sistema regionale di presa in carico della cronicità. Una lunga serie di dichiarazioni, che abbiamo fortemente messo in discussione, con fatti e dati, nel corso del convegno organizzato dal Sindacato dei Medici Italiani, proprio il giorno prima (8 luglio) a Bergamo.
 
Nel corso del dibattito è stata presentato anche il ricorso che lo Smi ha inviato al Presidente della Repubblica, subito dopo il via libera alla delibera.
 
L'iniziativa pubblica ha messo in evidenza ai molti politici intervenuti, alla stampa e alle altre organizzazioni sindacali invitate, le grandi criticità della recente e contestata delibera regionale:
-mancati investimenti strutturali sulla medicina di famiglia,
 
-progressiva privatizzazione del sistema sanitario regionale,
 
-marginalizzazione del ruolo del medico di medicina generale (mmg),
 
-limitazione della libertà di scelta del cittadino/ paziente di definire autonomamente le strutture alle quali liberamente aderire.
 
Tutti nodi esposti all'assessore Gallera, senza alcun riscontro.
 
Nel merito. L’Assessore non dice quali e quanti investimenti la Regione ha programmato sulla Medicina Generale in questi ultimi anni; eppure abbiamo sempre denunciato le lunghe liste di attesa, l’abnorme utilizzo del precariato e il mancato turnover in ambito ospedaliero, la pervasività della sanità privata per l'accesso alle cure.

Non chiarisce che fine hanno fatto i Pot e i PRESST, definiti tra l’altro da una precedente legge regionale, che avrebbero dovuto essere i luoghi di effettiva integrazione tra i mmg e gli specialisti ambulatoriali e le altre figure professionali che operano sul territorio.
 
Ha omesso di dire che il cittadino dovrà firmare un Patto di cura con un ente gestore e che per un anno rimarrà vincolato ad una struttura erogatrice per quanto concerne la prescrizione e la esecuzione degli esami e delle viste specialistiche.
 
Ci chiediamo ma è questa la libertà di scelta del cittadino tanto osannata dalla regione Lombardia?
Tra gli altri elementi di criticità: il medico di famiglia per gestire i propri pazienti cronici deve costituire a proprie spese una struttura legalmente riconosciuta: ulteriore burocrazia e ancora più costi sui medici convenzionati.

Infine, vogliamo ricordare all'assessore Gallera un aspetto fondamentale del nostro welfare state:
il cittadino la scelta di farsi accompagnare lungo il suo percorso nel SSR l’ha già fatta da quanto è stato costituito il Servizio Sanitario Nazionale. Infatti, il Medico di Famiglia è l'unico professionista sul territorio che assume il governo del processo assistenziale relativo a ciascun paziente in carico, ed è il primo anello che guida il suo stato di salute senza rincorrere la malattia e senza farsi tentare da operazioni economicistiche e di mercato.
 
Per questa ragione non comprendiamo la decisione di questa Giunta nei confronti dei Medici di Famiglia: l’unica Regione fanalino di coda per gli investimenti nella medicina generale e ad affidare la gestione della cronicità ad enti terzi privati.
Infine, accettiamo la sfida dell’Assessore e spiegheremo ai pazienti quale sia la scelta più idonea per la gestione della loro cronicità.
 
I Medici e i Pazienti hanno la memoria lunga e si accorgono della bontà delle scelte politiche, senza bluff.
 
Enzo Scafuro
Segretario regionale Smi Lombardia

10 Luglio 2017

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