La riforma svogliata

La riforma svogliata

La riforma svogliata

Gentile Direttore, mi esprimerò in due versioni: da comune cittadino che fa domande e in veste di medico: l’addetto ai lavori che dovrebbe cercare e fornire le risposte...

Gentile Direttore,
mi esprimerò in due versioni: da comune cittadino che fa domande e in veste di medico: l’addetto ai lavori che dovrebbe cercare e fornire le risposte. “Se la canta e se la suona”, avrebbe detto mio nonno, e sul suono me la cavo benissimo essendo un valido chitarrista, in quanto a cantare, se la cavano molto meglio quelli che hanno fatto fallire quel pallido tentativo di riforma della medicina generale, ad opera di un timidissimo e ondivago ministro della salute.

Il cittadino si chiede dove sia finito quel bravo medico di famiglia di una volta, quello per cui la mamma tirava fuori l’asciugamano fresco di bucato e la saponetta nuova, quello che la nonna ringraziava con un bicchierino di rosolio a fine visita. Il cittadino vorrebbe sapere perché una volta bastava andare in ambulatorio e aspettare il proprio turno, mentre ora sembra di parlare con la segretaria di un commercialista: “Il dottore la riceverà la settimana prossima, se lei avrà la bontà di essere ancora tra noi…”.

Il cittadino sa benissimo di aver un pochino esagerato, ultimamente, con la richiesta di esami e risonanze magnetiche, perché dopo il covid, un po’ di fifa lo perseguita, per non parlare del vaccino: ”chissà che schifezza mi hanno iniettato, quasi-quasi mi faccio le analisi”. Ma lo stesso cittadino si chiede perché se chiama il cup per una visita oculistica farà in tempo a festeggiare Natale e Pasqua, mentre in visita privata, lo stesso oculista lo vede il giorno dopo, nemmeno il tempo di cambiarsi le mutande. Magia del contante senza fattura.

Sempre l’imperterrito cittadino si chiede: ma perché per evitare affollamenti in ospedale, hanno fatto questi mini ospedali col nome tipo mulino bianco aperti giorno e notte, manco fossimo in guerra con feriti adagiati davanti alla porta e una folla di medici a rotazione, non era più semplice e logico organizzare meglio gli ambulatori periferici che non scimmiottare l’ospedale con le roboanti case della salute? Sempre l’imperterrito cittadino-non votante si chiede: ma se la Costituzione garantisce le cure a tutti, perché lo Stato permette una medicina privata per pochi privilegiati: la coesistenza di un diritto e di un non-diritto sullo stesso piano?

Con tutti questi dubbi, il cittadino perplesso, intuisce che qualcosa deve cambiare nel sistema-cure, non si può andare avanti così. A questo punto, il medico risponde: Caro cittadino, il governo non aveva intenzioni riformiste, la sanità non era in agenda, in realtà, tranne rare eccezioni di donne ministro del passato, non lo è mai stata. Ma il malcontento sta montando e ci sono dei temi parecchio fastidiosi a cui rispondere: le liste di attesa e la mancanza di medici. Che fare? Un governo populista deve sempre avere un coniglio nel cilindro per fare scena, allora perché non usare i fondi del PNRR per costruire gli ospedaletti del mulino bianco con medici tuttofare pagati da dipendenti per fargli fare tutto, pulizie comprese? Entra in scena il pallido esangue ministro della salute che da buon radiologo, non sa nemmeno dove stia di casa la medicina del territorio, medico di base, chi era costui? Avanza una riforma in fretta e furia ignorando completamente il nemico: sindacati e previdenza. I due potentati che hanno realmente governato l’assistenza sanitaria in questi decenni, ma con un obbiettivo preciso, anzi due: non mollare la poltrona, non rinunciare ai previlegi delle cariche. I cittadini si adeguino: la storia siamo noi, alcuni esclusi. E il governo? Può giocarsi i voti e l’appoggio del maggior sindacato dei medici in Italia? Scherziamo? E i capitali previdenziali privati, possono finire nel calderone dell’Inps? Scherziamo?

Abbiamo solo scherzato, volevamo solo vedere la faccia dei medici che sarebbero passati da 15 a 38 ore settimanali, guardia medica compresa. E qui, la cosa più sconcertante, proprio da parte dei medici: vade retro dipendenza pubblica, non sia mai prendere ordini da una azienda sanitaria con i suoi diktat, preferiamo essere liberi professionisti, tassati al 43 % dallo Stato e massacrati da 1800 assistiti per 12 ore al giorno, senza ferie e senza malattia. Schiavi di un sistema malato, ma liberi professionisti felici. Puro masochismo, ma non è detto che dispiaccia. Riforma bocciata.

Caro cittadino, se il ministro si fosse affidato alla consulenza di un gruppo di medici di base, quelli che il lavoro lo fanno con le proprie mani, tutti i giorni, gli avrebbero consigliato di non mollare sulla dipendenza, perché requisito fondamentale per lavorare bene nel SSN è starci dentro e fare piani di assistenza concordati tra ospedale e territorio. Gli avrebbero consigliato di non imporre un unico piano operativo, ma dare ai distretti di base la possibilità di organizzare l’assistenza in base alle caratteristiche del territorio, perché città, montagna e campagna sono realtà molto diverse e richiedono una elasticità operativa che non si può realizzare con un unico piano, lasciando ai medici, l’unica vera libera professione: organizzarsi il lavoro in base al territorio e pazienti, ma all’interno di una entità operativa pubblica e interconnessa.

L’equipaggio di una nave è fatto di tanti uomini con compiti diversi, ma con un solo scopo, far navigare la nave. Nella realtà italiana, invece, ognuno naviga per conto proprio: il governo veleggia verso le prossime elezioni a caccia di voti, il sindacato verso i propri sontuosi stipendi, i medici a nuoto, verso un’isola che non c’è e tu, cittadino errabondo, alla ricerca di un dottor House che ti faccia campare, sognando ancora l’articolo 32 della Costituzione. Costituzione? Altri tempi…

Enzo Bozza
Ex medico MMG a Vodo e Borca di Cadore (BL)

08 Giugno 2026

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