La salute dei medici è la salute di tutti

La salute dei medici è la salute di tutti

La salute dei medici è la salute di tutti

Gentile Direttore,
in tutta questa triste vicenda della pandemia di corona virus vi sono alcune cose che colpiscono e che meritano un’attenta considerazione. La Corea del Sud che era al secondo posto come infettati dopo la Cina ha adottato una strategia diversa da quella seguita da altri. Ha sostanzialmente usato la  tecnologia ed i risultati sono stati davvero significativamente incoraggianti.
 
Il governo coreano ha deciso infatti di non adottare misure di contenimento come in Cina e come in Italia, ma di tracciamento e profilazione dei soggetti infetti. E per farlo hanno utilizzato insieme a una campagna a tappeto di screening biologico (tamponi), proprio le tecnologie digitali. La strategia coreana ha puntato essenzialmente su una campagna di identificazione di tutti i soggetti venuti in contatto con il virus e di contenimento selettivo delle persone invece che dei territori come in Cina o in Italia. Sarebbe in aprte la strategia che vorrebbe promuovere Zaia in Veneto.
 
Fino a due giorni fa il tempo di duplicazioni degli infetti era di 5 giorni per l’Italia, 2,4 giorni per la Spagna e la Francia e 56,7 giorni per la Corea del Sud (una differenza abissale). La seconda cosa che mi ha colpito è stata l’intervista rilasciata dal direttore di una struttura per anziani in Veneto che riferiva la positività di quasi tutti gli ospiti e di quasi metà del personale sanitario. La terza cosa la decisione di non fare effettuare la quarantena al personale medico e di non fare i tamponi allo stesso personale se non sintomatico mentre sul posto di lavoro. I medici entrati in contatto con pazienti Covid 19 positivi se non accusano malessere continuano a lavorare senza che sia accertato se hanno contratto o no il virus.
 
La quarta cosa la carenza di dispositivi di protezione individuale adeguati e con protocolli altrettanto adeguati: ad es.prevedere l’uso di mascherina chirurgica e non di mascherina FFP2 o FFP3 (realmente protettive)   se si fa assistenza ai pz. Covid 19 positivi  senza che vi siano procedure che generano aerosol. Mi sembra piuttosto complicato impedire che si generi aerosol anche in casi che non prevedono manovre specifiche (ad es il pz.potrebbe tossire e starnutire improvvisamente e l’aerosol si potrebbe disperdere nell’aria anche se il pz. indossa mascherina chirurgica, mascherina che può sempre spostarsi o non essere perfettamente indossata dal pz. Che tipo di conclusioni si possono  trarre dalla considerazione congiunta di questi punti ? Che giunti a questa fase il non fare tamponi a tappeto a tutto il personale sanitario, impedire che facciano la quarantena e non dotarli di sistemi di protezione adeguati rischia da un lato di ridurne i ranghi per averli colpevolmente esposti a rischi  e dall’altro di trasformare il Covid 19 in una infezione nosocomialee non solo con tutte le conseguenze del caso.
 
Un meccanismo dal mio punto di vista estremamente pericoloso, perché riduce la tutela della salute individuale di chi costituisce il più importante baluardo contro la pandemia e al contempo mette ulteriormente a rischio quella collettiva in quanto a questo punto chi lavora può diventare un portatore inconsapevole di coronavirus.
 
Sergio Barbieri
Vicepresidente CIMO

18 Marzo 2020

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