La violenza sui sanitari è solo il riflesso di un problema più ampio

La violenza sui sanitari è solo il riflesso di un problema più ampio

La violenza sui sanitari è solo il riflesso di un problema più ampio

Gentile direttore,
dopo i gravissimi episodi di violenza agli operatori del 118 in città e in provincia di Napoli, l’attenzione della cronaca, della politica, delle rappresentanze professionali nonché di questo giornale è tutta rivolta ad analizzare le dinamiche di quella che ormai è diventata una vera e propria piaga sociale di portata nazionale.
 
Alle analisi che si susseguono intendo aggiungere un ulteriore punto di vista. La violenza sugli operatori è solo il riflesso di un problema ben più ampio e complesso. Gli infermieri pagano adesso sulla propria pelle il malcontento dei cittadini dopo decenni di mala-gestione politica della sanità. Tutti i governi, ridotti a meri esecutori degli ordini imposti dall’UE, per far fronte alla presunta insostenibilità finanziaria del sistema, hanno depotenziato progressivamente e inesorabilmente l’ offerta di salute del SSN.
 
Tutto ciò ha causato la congestione di migliaia di utenti, in fila per accedere alle cure di un SSN ridotto all’osso che sta via via dis-conoscendo i suoi valori fondanti.
 
Gli infermieri sono i professionisti più esposti perché sempre in prima linea con il cittadino; assorbono le frustrazioni degli utenti che scalpitano per ottenere ciò di cui hanno diritto: una risposta di salute dignitosa. Quando la risposta manca, spesso si sfocia in episodi di aggressione conseguenti ad una vera e propria opera di macelleria sociale sui diritti dei cittadini, architettata da altri.
 
L’ideale sarebbe che quei sentimenti di indignazione e collera, precursori dell’aggressione, siano verticalizzati dai cittadini verso i veri responsabili che però se ne stanno lontani, nascosti, al riparo quando il conflitto assume la dinamica orizzontale tra gli ultimi (cittadino Vs infermiere, inconsapevoli però di essere entrambi vittime dello stesso carnefice).
 
La maggior parte dei casi di aggressione avviene in Pronto Soccorso che rappresenta il front office del SSN, di cui riflette tutte le criticità. I cittadini non trovando risposte sul territorio, sono costretti ad utilizzare il PS per ricevere prestazioni di salute di routine, non urgenti o differibili;le strutture intermedie sul territorio come RSA o case di cura, non riuscendo a gestire la minima acuzia, spediscono al PS i loro ospiti alla prima rinite allergica accusata; per non parlare degli indigenti che trovano nel PS un luogo di accoglienza, non trovando adeguate risposte sociali sul territorio.
 
Il sovraffolamento dei PS è un’emergenza sanitaria e sociale, se a questa si unisce la carenza di personale per farne fronte, ecco servito un bel mix esplosivo che aumenta il rischio che gli episodi di aggressione da potenziali divengano reali.
 
In conclusione, il mio contributo esorta a considerare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario non come un problema confinato a sè ma come una piaga sociale inscritta in un orizzonte di questioni sistemiche di carattere politico che riconosce nelle culture e nelle istituzioni neoliberiste la vera causa e il vero nemico da sconfiggere.
 
 
Dott. Mag. Raffaele Varvara
Infermiere
Dottorando presso IASSP (Istituto di Alti Studi Strategici e Politici)
Fondatore di “Infermieri In Cambiamento”

08 Gennaio 2020

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