Le ragioni di un disastro  

Le ragioni di un disastro  

Le ragioni di un disastro  

Gentile Direttore,
la tragedia che si consuma nel nostro sistema sanitario è l’immagine perfetta di un incendio che nessuno vuole spegnere. Le cause sono profonde e radicate, ma un simbolo di questa crisi è racchiuso in uno di quei gesti mancati che fanno riflettere, come quello di una firma su un contratto. Protagonista assoluto è il contratto nazionale per i sanitari, che alcuni esponenti delle parti sociali vorrebbero utilizzare come trofeo durante la campagna RSU, vantandosi di un presunto progresso per questo personale. Tuttavia, la realtà racconta una storia diversa. Quella firma mancata non è solo un dettaglio tecnico: è il segno tangibile di una mancanza di rispetto verso chi, giorno dopo giorno, porta avanti un sistema a pezzi.

Una campagna di retorica vuota, fatta di linguaggio trionfalistico, utilizzata da chi dovrebbe rappresentare i lavoratori, non convince più. Come possiamo fidarci di chi non si assume la responsabilità di compiere atti concreti quando davvero servono? Firmare un contratto non è solo un’azione amministrativa: è un impegno verso chi lavora, una presa di posizione per tutelare chi continua a sacrificarsi in un contesto di risorse insufficienti, turni massacranti e salari fermi.

Ancora più paradossale è agganciare problematiche relative alla contrattazione – che, di fatto, sembrano essere prevalentemente di natura politica – alle prossime elezioni RSU, come se si volesse testare lo stato d’animo nazionale per decidere chi debba prevalere nel tipo di comunicazione. È come assistere a un gioco di specchi in cui le vere priorità, ovvero il benessere del personale sanitario e la sopravvivenza del sistema pubblico, vengono relegate a un secondo piano.

Non è possibile ignorare che il sistema sanitario si regge su una vasta rete di professionisti. Non ci sono solo medici e infermieri, ma anche tecnici di laboratorio biomedico, fisioterapisti, oss, logopedisti, radiologi, ostetriche, educatori professionali e molte altre figure essenziali. Ogni professione, ognuno di questi ruoli, è un tassello imprescindibile di un sistema complesso che non può funzionare senza la piena valorizzazione di tutti i suoi componenti.

Che dire poi dei contratti di altri ambiti? Cosa succederà ai lavoratori dei metalmeccanici, del commercio, della scuola, o di qualsiasi altro settore in cui le trattative per il rinnovo contrattuale sono altrettanto cruciali? Anche questi settori vedranno le loro firme rimandate a tempo indeterminato, o si preferirà firmare altrove, lasciando indietro chi attende da anni un riconoscimento? La mancata equità tra i diversi ambiti lavorativi crea un circolo vizioso di insoddisfazione e ingiustizia che mina la fiducia nel sistema stesso.

La mancata apposizione di questa firma è l’emblema di un sistema che brucia, non solo metaforicamente. Gli operatori sanitari stanno lasciando il settore, e quelli che rimangono si trovano schiacciati tra responsabilità crescenti e un riconoscimento sempre più esiguo. Come possiamo pretendere di salvare la sanità pubblica se i suoi pilastri – infermieri, tecnici, fisioterapisti e tutte le altre professioni – vengono ignorati?

Non basta la retorica. Servono azioni concrete, rispetto per il personale e una visione chiara per il futuro del sistema sanitario. Questo significa ascoltare e includere tutte le voci, da chi lavora in prima linea a chi opera nei reparti meno visibili ma ugualmente essenziali. La firma mancata non è solo una questione simbolica: è una testimonianza della distanza tra la retorica politica e le esigenze di chi lavora.

Se non affrontiamo queste contraddizioni e non riconosciamo il valore di ogni professione, il nostro sistema sanitario e altri settori lavorativi rischiano di collassare definitivamente, lasciando solo cenere e rimpianti. È tempo di un cambiamento reale, basato sul rispetto e sull’equità per tutti.

Grazio Gioacchino Carchia
TSLB Tecnico Sanitario Di Laboratorio Medico
Fondatore del Gruppo PSU Professioni Sanitarie Unite

30 Gennaio 2025

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...