Libera professione infermieristica e nuovi profili per gli Oss: risposte “facili” a problemi complessi 

Libera professione infermieristica e nuovi profili per gli Oss: risposte “facili” a problemi complessi 

Libera professione infermieristica e nuovi profili per gli Oss: risposte “facili” a problemi complessi 

Gentile Direttore,
i recenti provvedimenti di specifico interesse per il personale infermieristico legati all’allentamento dei vincoli di incompatibilità nel pubblico impiego e la preoccupante “proposta” di modifiche al profilo delle figure di supporto all’assistenza, con l’introduzione di un Operatore “XX” sono – a parere di chi scrive – come spesso avviene nel nostro sistema salute, il prosieguo di singole azioni reattive e non coordinate, che denotano poca attenzione poi alla declinazione concreta ed al riverbero sulle realtà operative.

Partendo dalla scrittura della norma di allentamento del vincolo di incompatibilità a “tempo”, valida sembra solo per il personale del “comparto” Sanità e non per altri dipendenti “pubblici” e infermieri di altri comparti, la stessa è già fonte di vincoli e interpretazioni tali da sviluppare un clima ancora più depotenziante, come ben declinato da Saverio Proia su QS.

Uno degli aspetti che più preoccupa di questa “opportunità” per il personale infermieristico è quello di tacitare – con questo provvedimento “i molti” e allontanare dalla discussione la vera questione: quella di avere salari infermieristici tra i più bassi del continente europeo, che è oggetto di scioperi di portata epocale in molti altri Paesi.

La drammatica carenza infermieristica, di cui sembra non si voglia avere contezza, resta e cercare di vicariarla parzialmente con questo provvedimento è un timido palliativo. I dati tuttavia sono chiari e la carenza è molto più ampia dei 60/80 mila che indicano alcune organizzazioni regolatorie.

Sulla carenza bisogna agire subito, aumentando i posti a bando, agendo con meccanismi premianti sulle tasse e sulle borse di studio, facendo graduatorie aperte per garantire la copertura di tutti i posti, garantendo percorsi di transizione lavorativa al terzo anno di corso, e allo stesso tempo agendo con una complessiva riorganizzazione dell’architettura e i ruoli della docenza dei corsi di laurea e dei rapporti tra mondo accademico e Enti dei Servizi sanitari regionali sedi di formazione. Non si vedono purtroppo proposte di provvedimenti in tal senso.

Il secondo provvedimento, sempre per limitare la carenza infermieristica, proposto dalle Regioni, in particolare per la cronicità ed il long term care, porta al delineare un nuovo operatore di supporto “XX” con funzioni che vanno ad intersecarsi con il profilo infermieristico. Non è una proposta da demonizzare totalmente, anche nel documento CNAI dello scorso anno si evidenziava una possibilità di sviluppo in questa area, ma all’interno di un disegno complessivo di relazioni e competenze.

La proposta delle Regioni, pur con aspetti propositivi è da rimodulare totalmente. Assicura per una parte degli OSS di avere opportunità di sviluppo e strategia di mantenimento in servizio, oltre a colmare un presunto “vuoto” in attività e compiti tipici dell’area della gestione delle cronicità, ad esempio, o come evidenziato per liberare gli infermieri da attività a bassa complessità operativa. Va tuttavia a creare quindi un confine maggiormente sfumato dei limiti inferiori dell’agire professionale infermieristico, trasferendo attività di natura infermieristica, a personale che “infermiere” non è.

Come per molte iniziative, nate da presunte buone intenzioni, sono le conseguenze indesiderate a essere spesso trascurate, come ad esempio l’assenza di uno attività di “studio” sulle ricadute assistenziali e sulle concrete necessità organiche: la nuova figura opportunamente perfezionata, con sistema di formazione più evoluto e controllato, può anche esserci in misura limitata, ma va sperimentata a partire da qualche limitata area, per verificarne la compatibilità e prevedere aggiustamenti rispetto a percorsi e modalità, con particolare riferimento alla sicurezza del paziente. Altrimenti, è prevedibile andare verso una traiettoria dalla quale sarà difficile tornare indietro, pur in assenza di benefici.

Soprattutto fa intravedere una delle peggiori derive: l’assenza di “investimento” nell’aumentare la numerosità del personale infermieristico che potrebbe essere sostituito da questo operatori “XX”, in linea con quanto accade per “libera professione” e il non riconoscimento di un miglioramento salariale complessivo.

L’azione di aumentare solo le figure di supporto e non il personale infermieristico è tra l’altro in controtendenza rispetto a tutti gli studi internazionali: le ricerche e le revisioni di Aiken, di Kane e di Griffiths mostrano un’associazione tra la numerosità di infermieri (laureati), la diminuzione della mortalità ed esiti positivi per i pazienti. Allo stesso tempo “la sostituzione” con operatori di supporto non è coerente con la sicurezza dei pazienti. Questo a differenza di quanto accade con la pratica infermieristica avanzata con prescrizione, che mostra livelli di sicurezza sovrapponibili o migliori rispetto a quelli del personale medico – secondo dati OECD/EU.

Partendo da questo, ritengo che dovremmo prioritariamente sul disegno complessivo dell’assistenza e della sicurezza di cui hanno bisogno i cittadini e delle migliori figure che possano offrirla e delle risorse necessarie per garantire salute. Dovremmo concentrarci – come infermieri – sull’aumento del numero di infermieri e sulla valorizzazione degli stessi come primo punto di accesso all’interno del nostro sistema sanitario, piuttosto che su altro, prima della sua implementazione. Usando un termine un pochino forte, dovremmo sostenere prioritariamente noi stessi e non l’alternativa più economica, con “svalutazione” e “sostituzione” complessiva del potenziale infermieristico.

Concludendo, le risposte “facili” ai problemi, come quelle che si stanno delineando non sono sempre le risposte giuste. Il sacrificio degli infermieri nel corso degli anni merita l’abbandono degli stantii sistemi burocratici e di relazione tra professioni attualmente esistenti, un disegno coordinato e complessivo del sistema salute, azioni politiche coerenti con le indicazioni delle organizzazioni internazionali ed investimenti certi.

Partendo dal personale, partendo gli infermieri, per dare salute ai cittadini italiani.

Walter De Caro
Presidente Nazionale CNAI
Executive Board EFNNMA

21 Aprile 2023

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