Ma tra 7 giorni gli infetti diminuiranno davvero?

Ma tra 7 giorni gli infetti diminuiranno davvero?

Ma tra 7 giorni gli infetti diminuiranno davvero?

Gentile Direttore,
il modello SIR per misurare l'andamento e la proiezione del numero totale di infetti in Italia elaborato da Roberto Battiston del Dipartimento di fisica dell’Università di Trento e da qualche giorno pubblicato sul sito di Agenas merita alcune riflessioni. Il modello in sé è interessante e formalmente corretto ed era noto, perché pubblicato su Scienza in Rete come alternativa al calcolo dell’Rt di Cori.
 
Ci preoccupa però come vengono riportati i risultati di questo modello nel rapporto di Agenas, vedi anche l'articolo su Quotidiano Sanità dove, nel titolo, si afferma che: “Agenas e Università Trento stimano un calo medio dell’1% degli infetti attivi la prossima settimana.” E in fondo all’articolo viene riproposta una tabella con le previsioni per tutte le Regioni. Nel Lazio diminuirebbero del 18%, in Lombardia aumenterebbero del 10%, in Toscana aumenterebbero addirittura del 20% ed in Veneto diminuirebbero del 12%.
 
Nel sito di Agenas vengono riproposti i grafici per l’Italia e per tutte le Regioni: riproponiamo qui a titolo esemplificativo quello della Regione Piemonte.


 


Qual è l’impressione che può avere il lettore che guarda questi grafici e che legge che gli infetti attivi diminuiscono dell’1% in Italia da qui a sette giorni? L’impressione è che l’epidemia stia decrescendo mentre la realtà è esattamente contraria: in questi giorni l’epidemia sta purtroppo crescendo!
 
L’equivoco è sulla espressione “infetti attivi”, che corrisponde alla prevalenza puntuale, cioè a tutti i soggetti contemporaneamente infetti, che il 22 febbraio sono certificati dalla Protezione Civile essere in Italia 387.903, e non all’incidenza, cioè al numero dei nuovi soggetti giornalmente diagnosticati, in media giornalmente 12.806 nella settimana scorsa.
 
E allora che vuol dire che tra sette giorni gli infetti attivi diminuiranno in Italia dell’1%? Che mediamente l’incidenza sarà di 12.806-128 = 12.678, ovvero che la prevalenza puntuale sarà di 387.903-3.879=384.024? La prima ipotesi è veramente del tutto improbabile perché il trend dell’incidenza è in chiara, seppur lenta, crescita e non ci sono segnali che possa decrescere nel breve periodo.
 
La diminuzione della prevalenza è invece possibile, in quanto i soggetti oggi infetti si sono contagiati diverse settimane fa e il loro numero era più elevato dei nuovi casi odierni. Quindi la prevalenza viene incrementata dai nuovi casi odierni e ridotta dai guariti e dai deceduti, che molto facilmente potranno essere in numero maggiore rispetto ai primi.
 
Perché allora dare rilevanza alla prevalenza e non all’incidenza? I grafici, infatti, riportano i valori dell’indicatore R*t che, attraverso un modello compartimentale SIR che utilizza il dato degli “infetti attivi”, stima le variazioni di prevalenza e non quelle di incidenza: ma a noi, in relazione alla diffusione dei contagi, interessa?
 
Se ci riferiamo all’occupazione di posti letto ovvero al carico assistenziale degli infetti o anche al numero di italiani che non possono svolgere le comuni attività, allora è corretto utilizzare un indice di incremento di prevalenza, ma se interessa invece la diffusione del virus nella popolazione è indispensabile ragionare in tema di incidenza.
 
Tra i vari indici di sviluppo dell’epidemia accanto all’Rt ed all’RDt si è aggiunto ora l’R*t, ma è indispensabile chiarire il significato che essi hanno: l’Rt proposto dall’ISS e calcolato sui soli infetti sintomatici intende stimare quanti contagi innesca mediamente ogni infetto [Cori, A., Ferguson, N. M., Fraser, C., & Cauchemez, S. (2013). A New Framework and Software to Estimate Time-Varying Reproduction Numbers During Epidemics, Am J Epidemiol. 2013 Nov 1; 178(9): 1505–1512.]; l’R*t oggi proposto da Agenas stima lo sviluppo del complesso degli infetti; l’RDt calcolabile con il sistema MADE messo a disposizione con libero accesso da AIE e da E&P indica l’incremento di incidenza tra settimane adiacenti.
 
Speriamo, quindi, che da una parte l’ISS affianchi l’RDt all’Rt per evitare i ritardi con cui ci si sta accorgendo dei cambi nell’andamento dei casi, e che Agenas chiarisca bene il significato dell’indice che propone.
 
Un aspetto che però riteniamo importante sottolineare è che si dovrebbero cercare metodologie semplici e facilmente riproducibili, quando non sia realmente necessario inventare delle metodologie meno accessibili a tutti. Un indicatore da usare a fini operativi, per assumere decisioni sulla gestione di un’emergenza, sarebbe bene che avesse due caratteristiche: a) essere calcolabile facilmente da tutti b) essere calcolabile su dati ufficiali ad accesso libero. Dei vari indicatori proposti, solo l’RDt garantisce entrambe.
 
Associazione Italiana di Epidemiologia

Associazione Italiana di Epidemiologia

24 Febbraio 2021

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