Malattia mentale e disagio psicologico richiedono risposte specifiche e diverse

Malattia mentale e disagio psicologico richiedono risposte specifiche e diverse

Malattia mentale e disagio psicologico richiedono risposte specifiche e diverse

Gentile Direttore,
quanti sono i problemi di salute? Le situazioni per le quali il cittadino si rivolge ai servizi sanitari o si ricovera in ospedale? Quante di queste chiamano in causa l’intera persona e non solo il suo corpo? Quante di queste hanno aspetti psicologici rilevanti o richiedono una risposta psicologica?

Facciamo qualche esempio. Una coppia che ha problemi di sterilità o infertilità, che magari deve ricorrere alla procreazione assistita. Oppure che vuol fare un percorso di affido. Una donna che ha bisogno di aiuto psicologico nella gravidanza, dopo il parto o nei primi mesi o anni di vita del bambino, i famosi mille giorni così fondamentali per il futuro del bambino. L’accompagnamento nelle situazioni in cui il bambino ha una condizione particolare o difficile. Una donna che intende interrompere la gravidanza o che è costretta a farlo per motivi sanitari. Una donna che deve affrontare i problemi della menopausa. Una famiglia che si trova in condizioni di disagio, magari nel rapporto di coppia o nella relazione con i figli, un adolescente che vuole confrontarsi coi suoi problemi. Le diverse situazioni di disagio psicologico in cui una persona ancora non è malata ma non sta più bene.

Ma ancora, il campo delle malattie fisiche, l’intervento nella comunicazione di diagnosi gravi, il supporto e la preparazione negli inter diagnostici e terapeutici particolarmente invasivi, nella gestione delle nuove tecnologie, il supporto alle persone con malattie ad elevato impatto stressante e psicologico, come quelle oncologiche o molte cardiovascolari solo per fare un esempio, che richiedono importanti risorse soggettive per essere affrontate, ma anche dei familiari e dei caregiver. Il supporto alle persone malate, ai familiari e caregiver per la gestione delle situazioni, spesso croniche, nelle quali gli aspetti psicologici sono fondamentali per la gestione della malattia. La cura degli aspetti psicologici nelle terapie del dolore e nelle cure palliative.

L’esperienza recente della pandemia ci ha mostrato che nelle intensive, nei luoghi di cura, nelle RSA, a casa delle persone, gli interventi psicologici integrati con quelli medici e infermieristici, hanno costituito una parte importante della risposta sanitaria, ampliandola alla persona e ai suoi vissuti.

E dell’assistenza fa parte anche la prevenzione, la promozione di comportamenti e stili di vita, la psicoconsulenza ed educazione per migliorare l’aderenza e l’alleanza terapeutica, la riabilitazione sempre più diffusa grazie ai progressi nelle cure e che non è solo fisica.

I dati delle evidenze sono eclatanti: gli aspetti soggettivi e relazionali, ovvero ciò di cui si occupano gli psicologi, fanno la differenza in termini di successo delle cure, andamento delle malattie, qualità di vita e costi economici per i cittadini e per il sistema. L’impatto della psiche sul corpo e sul modo di affrontare le situazioni è spesso cruciale.

Infine, la gestione dei fondamentali aspetti psicologici nel personale sanitario, nel processo di cura, nella qualità delle relazioni, nell’umanizzazione, nella gestione delle emozioni, dello stress, delle criticità e delle emergenze. Avere un contesto di cure e operatori human oriented è ormai indispensabile, anche perché la sempre maggiore tecnologia richiede più psicologia.

Questo lungo ma non esaustivo elenco di problemi e situazioni non è scelto a caso: è’ solo una parte delle risposte psicologiche che il nostro SSN deve dare ai cittadini in base alle leggi vigenti.

Questo chiarisce, semmai ce ne fosse bisogno, la portata e la trasversalità delle attività psicologiche nel SSN. Una situazione che, soprattutto a risorse limitate, richiede una “cabina di regia” a livello di ciascuna azienda sanitaria ed ospedaliera per organizzare, distribuire, ottimizzare le risorse nei diversi dipartimenti, servizi e strutture che compongono l’azienda.

La mancanza di questo coordinamento nella maggior parte delle realtà ha penalizzato seriamente i cittadini e le stesse aziende. Ora finalmente c’è una legge che prevede una unica “funzione aziendale di Psicologia” per ciascuna azienda e c’è una linea di indirizzo frutto di una commissione del Ministero della Salute che ha visto la partecipazione di ISS, Regioni, Agenas e società scientifiche oltre che del CNOP.

Ogni Regione, nella sua autonomia, potrà dare la veste più adeguata a questa realtà, l’essenziale è che una lacuna organizzativa venga colmata facendo tesoro di molte altre iniziative simili, come quelle per le attività farmaceutiche, gli anestesisti negli ospedali, le professioni infermieristiche, tecniche e della riabilitazione. Il punto essenziale è mettere questa funzione al servizio dell’intera azienda, senza “sacrificarla” o comprimerla in un dipartimento settoriale. Basta leggere l’elenco dal quale siamo partiti per capire che in un ospedale o in una ASL non c’è un settore clinico che possa, da solo, fosse anche quello per la cura delle malattie mentali, coprire l’insieme.

Nei CSM/DSM gli psicologi ci devono essere e in numero adeguato perché anche le malattie mentali richiedono psicologia e psicoterapia e non solo farmaci. Ma ricondurre tutta la psicologia alla psichiatria e tutte le tematiche psicologiche ai servizi di salute mentale è un errore che non tiene conto della realtà. Non è un caso che meno del 40% degli psicologi del SSN lavora nei servizi di salute mentale. Gli stessi cittadini hanno oramai chiara la differenza.

Ci saranno resistenze perché spesso l’organizzazione dei servizi è guidata da logiche di potere ma se chi li organizza guarda alla realtà oggettiva questa legge, finalmente, troverà la sua applicazione.

David Lazzari
Presidente CNOP

David Lazzari

24 Ottobre 2022

© Riproduzione riservata

Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema
Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema

Gentile Direttore, la recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio che scuote le fondamenta della pratica clinica moderna: la fragilità del paziente non attenua il dovere di...

Oltre l’invisibilità: Misurare la complessità per governare l’assistenza
Oltre l’invisibilità: Misurare la complessità per governare l’assistenza

Gentile Direttore,il futuro del Sistema Sanitario Nazionale, delineato dai nuovi modelli territoriali del DM 77, si trova oggi a un bivio decisivo per l'identità e la tenuta della professione infermieristica....

Suicidio assistito, basta deleghe: lo Stato faccia la sua legge
Suicidio assistito, basta deleghe: lo Stato faccia la sua legge

Gentile direttore,il dibattito riaccesosi intorno alla legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito, dopo la sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, mette ancora una volta a nudo una contraddizione che...

Ancora da perfezionarsi il decreto sulle competenze degli osteopati
Ancora da perfezionarsi il decreto sulle competenze degli osteopati

Gentile Direttore, Per quanto lecito possa apparire prefigurare l’integrazione dell’Osteopatia nei Sistemi nazionali di cura ed educazione, giova un bagno di realtà sullo stato dell’arte della professione ai primi, incerti...