Migranti, le direttive del Viminale sviliscono la sanità

Migranti, le direttive del Viminale sviliscono la sanità

Migranti, le direttive del Viminale sviliscono la sanità

Gentile Direttore, il Ministro dell’Interno ha di recente emanato una direttiva riguardo alle procedure di accesso delle persone migranti nei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri)....

Gentile Direttore,
il Ministro dell’Interno ha di recente emanato una direttiva riguardo alle procedure di accesso delle persone migranti nei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri). Con questa, tra l’altro, si consente di rimandare la visita medica di idoneità alla restrizione a dopo l’avvenuto trasferimento detentivo, saltando il passaggio, ad oggi obbligato, di una preventiva valutazione di compatibilità da parte di un sanitario del SSN.

Nelle indicazioni ministeriali si invitano i prefetti a stipulare convenzioni con le ASL perché la visita sia effettuata entro 24 ore dall’arrivo in CPR. Per quanto riguarda gli ‘stranieri’ con tossicodipendenza, vengono sollecitate ulteriori convenzioni per la ‘presa in carico’ da parte dei SerD.

Avevamo già segnalato su queste pagine l’urgenza da parte dei medici di rivendicare l’autonomia professionale ed etica, così da riappropriarci delle nostre competenze e sottrarci al ruolo di esecutori burocratici di giustificazioni formali della detenzione amministrativa dei migranti, oltretutto in luoghi che il Consiglio di Stato ha già ritenuto contrattualmente incompatibili rispetto agli standard sanitari richiesti. Ora, la velocizzazione della procedura di polizia trasforma ancor più esplicitamente la ‘visita’ in null’altro che un foglio che autorizza la permanenza delle persone in quegli stessi spazi dopo che vi sono già state condotte. L’atto di certificazione richiesto non risponde certo a necessità sanitarie e di salute pubblica e individuale ma a quella di giustificare provvedimenti di ordine pubblico a cose fatte.

Nella direttiva del ministro non si fatica a vedere una sfacciata svalutazione del SSN e del suo ruolo cruciale di garante della salute dei cittadini: non solo rispetto a problematiche di tipo psichiatrico o di tossicodipendenza, ma in generale per l’accertamento diagnostico di condizioni di malattia che pregiudicano la salute della comunità e dei singoli. I quali, spesso provengono da condizioni di vita scadenti, esposti più di altri al contagio e a contrarre patologie di varia natura, oltre a quelle di cui possono essere consapevoli o inconsapevoli portatori, che verranno così trascurate, non curate, abbandonate.

Solo un’ingenua interpretazione dell’esortazione a stipulare con le ASL territoriali intese di collaborazione può far immaginare che le sempre più esigue forze del Servizio Sanitario Nazionale possano farsi carico di curare persone la cui permanenza nei CPR costituisce di per sé un pregiudizio alla salute, fisica e mentale. Non sono sufficienti le morti per suicidio già avvenute? A chi devono rispondere i medici? A una richiesta tecnico-burocratica del Ministro dell’Interno? Al giuramento ippocrateo? Alla deontologia della loro professione? Alla medicina e alle ragioni per cui hanno studiato e sono stati assunti?

Ci piacerebbe che il Ministro della Salute ricordasse al collega dell’Interno che la sua competenza non include il tema della cura in sanità, e che nelle ASL, già drammaticamente sotto pressione, il personale medico non è a disposizione “entro 24 ore” per certificare quanto non è nella loro possibilità certificare: la ‘neutralità’ per il fisico e la mente sana di un ambiente malsano. Potrebbe succedere che un medico, “in scienza e coscienza” dopo essere stato convocato in un CPR e aver preso atto fisicamente delle caratteristiche del luogo, si pronunci per l’inidoneità alla vita ristretta per tutti coloro per i quali dovrebbe assumersi la responsabilità di una certificazione. Non nascondo che ci piacerebbe. Per non parlare del passo della direttiva in cui si chiede un’ “adeguata presa in carico delle situazioni di tossicodipendenza dello straniero” da parte dei SerD che risponde a una concezione astratta della cura dei tossicodipendenti da parte del dottor Piantedosi, il cui rispettabile titolo professionale non include le competenze sanitarie.

Antonello D’Elia
Presidente della Società Italiana di Psichiatria Democratica

Antonello D’Elia

27 Gennaio 2026

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