Non più “pazienti” ma “persone assistite”. Il cambiamento è già in atto

Non più “pazienti” ma “persone assistite”. Il cambiamento è già in atto

Non più “pazienti” ma “persone assistite”. Il cambiamento è già in atto

Gentile direttore,
confesso che se mi fossi fermato al titolo, dato alla lettera di Gugliucciello, che parlava di mettere in soffitta la parola “paziente”, sostituendola con “persona assistita”, probabilmente non avrei colto che si stava parlando della cosiddetta “questione medica” che, prima o poi, dovrà fare i conti con l’autonomia, l’indipendenza e la responsabilità delle altre professioni sanitarie che, piaccia o no, è una realtà giuridica.
 
Visto però che l’Autore mi tira in ballo tra i protagonisti di un dibattito culturale importante che coinvolge personaggi, per dirla con il Battista, “ai quali non sono degno di slegare i lacci dei sandali”, mi provo a dire la mia, consapevole che, intervenire, dopo quanto hanno già autorevolmente scritto sull’argomento Luca Benci e Daniele Rodriguez, non è semplice.
 
Non sapendo bene da dove partire ho verificato, sul campo, se la locuzione “persona assistita” avesse già fatto breccia in alcuni Codici Deontologici.
 
Scopro così che questa espressione è usata ben 21 volte in quello del Fisioterapista e 17 in quello del Medico, mentre in quello degli Infermieri si cita sempre la parola “assistito” ma, nella prima stesura del loro nuovo Codice Deontologico, presentato al Consiglio Nazionale il 26 novembre 2016, questa compare per ben 19 volte.
 
Il mutamento culturale, auspicato da Gugliucciello, è, dunque, già in atto ed è figlio della nuova centralità che la persona sta assumendo in campo sanitario.
 
Sono quindi ottimista sul fatto che i nuovi termini diventeranno sempre più di uso comune. In fondo chi parla e scrive bene, di solito, pensa bene.
 
Quanto al resto e parlo della “questione medica”, sono d’accordo sul fatto che anche i camici bianchi italiani dovranno abituarsi a consigliare il professionista e non più a prescrivere terapie non di loro competenza. E’ già successo con gli psicologi o con gli odontoiatri e rappresenta un processo non più rinviabile.
 
Del resto, quando i loro colleghi inglesi individuano un problema di competenza del fisioterapista, la loro prescrizione è molto sobria: “physiotherapy please”.
 
Gianni Melotti
Fisioterapista

22 Aprile 2018

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