Nuove tecnologia in sanità. Tra rischi e opportunità

Nuove tecnologia in sanità. Tra rischi e opportunità

Nuove tecnologia in sanità. Tra rischi e opportunità

Gentile direttore,
alcune recenti scoperte scientifiche, il prepotente ingresso nel campo medico delle tecnologie informatiche e l'immissione sul mercato di dispositivi diagnostici indossabili richiedono alcune, improcrastinabili, riflessioni. I colossi dell'informatica stanno mettendo a punto tutta una serie di dispositivi in grado di monitorare i vari parametri fisiologici e di segnalare immediatamente le loro alterazioni, come è stato riportato su diversi articoli comparsi sulla stampa, e l’”internet delle cose”, presto disponibile, renderà tutto facile, semplice, alla portata di tutti.

Ma i dati biometrici e sensibili vengono tratti da App (a cui vengono affidati per altri motivi) e condivisi a nostra insaputa con FB, secondo un bellissimo servizio divulgato in data 23 febbraio us. TG1; informazioni che saranno utilizzate per analizzare i comportamenti degli utenti e proporre servizi, e che potrebbero servire anche per manipolarci.

I braccialetti da fitness, ad esempio, sono entrati a far parte di uno dei più grandi programmi di medicina personalizzata degli Usa. Questi dispositivi, infatti, potranno aiutare i National Institutes of Health (NIH) statunitensi a raccogliere moltissimi dati in tempo reale sulla salute e sulle abitudini di migliaia di persone. L'iniziativa si chiama Fitbit Bring-Your-Own-Device (Byod) ed è stata lanciata dall'azienda Fitbit . L'obiettivo di questo studio, che prevede di raccogliere dati, anche genetici, di almeno un milione di volontari, è quello di provare a capire quanto contano le nostre abitudini di vita, dall'alimentazione all'attività fisica, fino alla qualità del sonno, sullo sviluppo di tutte le malattie. Questi dati permetteranno di sviluppare strategie migliori e personalizzate per per far sì che le persone si mantengano in salute. Queste informazioni non vengono registrate dal medico durante la visita, ma a casa, in ufficio o in altri luoghi, mentre si svolgono le usuali attività quotidiane. 

I dispositivi indossabili, come gli smartwatch e i fitness tracker attualmente disponibili sul mercato, possono segnalare lo stadio iniziale di una malattia, persino prima della manifestazione dei sintomi.

Allo stesso tempo, la tecnologia ha fornito una ricca opportunità alle aziende che operano nel campo della salute, della bellezza e del fitness di diventare dei veri e propri partner per i consumatori nel loro percorso di benessere. C’è un potenziale enorme per le aziende che saranno in grado di aiutare i consumatori a prendere decisioni intelligenti sulla cura e a massimizzare il valore del loro bene più importante, la salute. Di questo comincia ad accorgersene anche il mercato assicurativo, in cui c’è chi ha già programmato di offrire i primi programmi assicurativi pilota in cui il tracciamento biometrico costituisce una componente strategica né più ne meno come, in campo automobilistico, si hanno sconti sulla polizza se si accetta di dotare la propria autovettura di black box satellitare.

Se questi dispositivi sono in grado di assicurare, da un lato, una sempre migliore conoscenza statistica che con il suo sviluppo potrà portare a cure sempre più personalizzate, dall'altro espongono tutta la società a rischi enormi: ancora una volta, il nodo che deve essere sciolto è quello di chi controlli e possieda i dati, che mai come in questo settore sono intimamente connessi alla privacy del cittadino. Un’assicurazione, o un sistema sanitario che ci segue sempre e dovunque, monitorando ogni singolo passo della nostra vita quotidiana pone delle questioni morali non indifferenti, in un’era in cui questo concetto è costantemente deteriorato da modelli di mercato progressivamente più invasivi e difficili da rifiutare.

Questi sistemi potrebbero facilmente portare, con il grado di conoscenza dei nostri comportamenti che rendono possibile, a offerte "personalizzate" come quelle che quotidianamente sperimenta chiunque frequenti i social network o i siti di acquisti online, tesi a convincerci della necessità del tal integratore piuttosto che del tal programma di fitness; sicuramente, con il monitoraggio costante, potrebbero indurre ad un incremento della domanda di prestazione sanitaria, legata alla preoccupazione derivante dalla comparsa sul proprio telefono di messaggi di allarme di alterazione parametri, magari arbitrariamente scelti dai produttori e perciò non realmente significativi; potrebbero infine, al salire della domanda di prestazioni, determinare da parte del servizio pubblico o dell'assicurazione privata scelte pericolosissime, quali l'esclusione dalle coperture se non corrispondenti a comportamenti ritenuti "ottimali".

Un segnale in questo senso è già stato lanciato tempo fa in Inghilterra, dove è stato proposto di legare la cura di alcune patologie alla mancanza, o cessazione, di comportamenti definiti dannosi. Insomma, un ritorno al concetto di "stato etico" che già tanti guai ha causato in passato.
 
Dott. Giuseppe Renzo
Presidente CAO Messina

04 Marzo 2019

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