Obesità, non è questione di peso ma di buona vita

Obesità, non è questione di peso ma di buona vita

Obesità, non è questione di peso ma di buona vita

Gentile Direttore,
l’Italia è il primo Paese al mondo ad approvare una legge specifica sull’obesità. È un vanto. Un passo importante che riconosce questa condizione come una priorità di salute pubblica, al pari delle altre grandi emergenze sanitarie. Una scelta che colloca il nostro Paese all’avanguardia e che dovrebbe stimolare un dibattito serio sulle strategie da adottare.

Il tema della salute è infatti tornato al centro dell’agenda politica globale. Gli Stati Uniti, con il programma “Make America Healthy Again”, e l’Europa, con il Cardiovascular Plan, puntano a ridurre le malattie cardiovascolari e le malattie croniche non trasmissibili (NCDs). Al centro di queste politiche c’è la prevenzione, che non può limitarsi a norme e regolamenti, ma deve soprattutto puntare sull’educazione, sul rafforzamento delle competenze e sulla responsabilizzazione dei cittadini. È solo con consumatori più consapevoli ed “empowered” che possiamo raggiungere risultati duraturi.

L’obesità è una condizione complessa e multifattoriale. Non dipende da un singolo alimento o da una scelta sbagliata, ma dall’interazione di fattori biologici, ambientali, sociali, psicologici e culturali, oltre che, in parte, dalla genetica. Eppure, per troppo tempo le politiche pubbliche e le strategie di comunicazione hanno seguito un approccio ideologico one size fits all ignorando le diversità individuali e scegliendo scorciatoie semplicistiche: individuare un “nemico” da demonizzare, che fosse lo zucchero, i grassi saturi, l’olio di palma, le proteine animali, o i prodotti trasformati. Così si è ridotto tutto alla nutrizione, trascurando le altre variabili dell’obesità.

La realtà è ben diversa. Da cacciatori, predatori ma anche prede, sempre in movimento siamo diventati sedentari. L’evoluzione ci ha portato a stabilizzarci con la scoperta del fuoco, l’agricoltura e poi con l’industria, ma è negli ultimi 75 anni che il nostro dispendio energetico quotidiano è crollato: dal lavoro nei campi alle fabbriche, fino agli uffici e oggi all’automazione e all’intelligenza artificiale. Ci muoviamo sempre meno, mentre abbiamo a disposizione sempre più calorie a basso costo. Un fenomeno positivo in sé, che ha contribuito a sconfiggere la fame e allungare l’aspettativa di vita, ma che ha rotto l’equilibrio tra energia consumata e assunta. Ricomporre questo squilibrio è la vera sfida, e non esistono scorciatoie.

Insieme abbiamo scritto “Obesità. Istruzioni per ribellarsi: La via mediterranea per riconquistare equilibrio, salute e libertà di scelta”, con la prefazione di Letizia Moratti. Con questo libro vogliamo invitare i cittadini a superare stigma e false soluzioni, restituendo centralità alle persone e fornendo strumenti concreti. Non più divieti o imposizioni, ma conoscenza, educazione e responsabilizzazione dei cittadini.

Il libro dimostra il fallimento delle politiche paternalistiche adottate finora in Europa e nel mondo, dalle tasse di scopo ai bollini fronte pacco come il Nutri-Score, fino alla guerra all’olio di palma e alle carni. Queste misure non hanno ridotto l’obesità né le NCD, né si stanno dimostrando strumenti di prevenzione efficaci. Al contrario, hanno spesso generato conseguenze non intenzionali: invece di responsabilizzare i cittadini, ne hanno limitato la conoscenza, impoverito le diete tradizionali e penalizzato le produzioni locali, troppo spesso bollate come “nocive” senza fondamento scientifico.

Lo stesso rischio si corre oggi con i cosiddetti cibi ultraprocessati (UPF), indicati come principali responsabili dell’obesità. Ma cosa significa realmente “ultraprocessato”? Non esiste una definizione scientifica condivisa, e cercarne una rischia di diventare un esercizio sterile. Demonizzare intere categorie di alimenti porta a politiche inefficaci e stigmatizzanti. Non possiamo dimenticare che l’industria alimentare, con i suoi prodotti, ha reso disponibili calorie sicure e accessibili a fasce di popolazione che altrimenti ne sarebbero rimaste escluse, contribuendo a ridurre lo spreco alimentare e garantendo sicurezza igienico-sanitaria. Non sempre, invece, il cibo definito “genuino” lo è davvero.

Per questo, nel libro mostriamo in modo semplice e accessibile come si diventa obesi: il problema non è il peso in sé, ma l’allontanamento dall’equilibrio personale. Analizziamo le conseguenze sul benessere individuale, sociale ed economico, e propone strumenti per recuperare un rapporto equilibrato con il cibo e con lo stile di vita.

Accanto a questa prospettiva preventiva, un altro tema centrale è quello dei farmaci innovativi, in particolare gli agonisti del GLP-1, che stanno rivoluzionando l’approccio terapeutico all’obesità. Si tratta di strumenti straordinari, che offrono nuove possibilità a pazienti che non trovavano soluzioni e che possono migliorare significativamente la qualità della vita. Tuttavia, questi farmaci devono essere considerati come parte della risposta, non come la risposta definitiva. Non possono sostituire la prevenzione, né affrontare da soli le radici culturali, sociali e ambientali dell’obesità. È fondamentale che la loro diffusione si accompagni a politiche di educazione e promozione di stili di vita equilibrati: movimento, alimentazione consapevole e benessere mentale. Solo così i farmaci potranno esprimere appieno il loro potenziale, senza creare nuove illusioni.

La soluzione sta nell’equilibrio. La Dieta Mediterranea, che indichiamo come via maestra, non è una semplice lista di ricette o alimenti, ma uno stile di vita che integra alimentazione, movimento e benessere psico-sociale. È un modello di libertà, che si fonda sulle 3M: movimento, mente, mangiare consapevolmente. Tre principi semplici e scientificamente solidi, che restituiscono libertà di scelta e responsabilità, trasformando la prevenzione in un percorso di salute e benessere condiviso.

Invitiamo i lettori a scoprire il libro e a riflettere con noi su come costruire politiche e strategie nuove, capaci di restituire equilibrio, salute e libertà di scelta ai cittadini. Perché la sfida dell’obesità non riguarda solo l’individuo: richiede che il sistema sanitario, le istituzioni e la scuola diventino promotori di una vera cultura dell’equilibrio e della prevenzione, capace di accompagnare le persone nelle loro scelte quotidiane.

Michele Carruba
Presidente del Centro Studi e Ricerca sull’Obesità dell’Università di Milano

Pietro Paganini, Adj.
Prof. in B.A. alla Temple University di Philadelphia e Presidente di Competere.eu

06 Ottobre 2025

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