Osteopati e chiropratici. Non si ripetano errori già vissuti con Scienze Motorie

Osteopati e chiropratici. Non si ripetano errori già vissuti con Scienze Motorie

Osteopati e chiropratici. Non si ripetano errori già vissuti con Scienze Motorie

Gentile Direttore,
oggi, 6 maggio, è trascorso un lustro da quando la legge 63 del 21 aprile 2011 è entrata in vigore abrogando il “famigerato” articolo 1- septies della L. 27/2006 che prevedeva l’equipollenza della laurea in Scienze Motorie con quella in Fisioterapia. Ricordo la dichiarazione di allora, fatta in qualità di Responsabile, con delega AIFI, sulla questione 1-septies: “ Finalmente, dopo cinque anni, giustizia é fatta”.

L’art 1- septies nasceva come reazione al mancato inserimento del Laureato in Scienze Motorie (ex Isef) fra le professioni sanitarie, all’interno della L.43/2006. Era infatti, stato presentato un emendamento in tal senso, che godeva di un appoggio trasversale tra le forze politiche e che fu ritirato dopo una decisiva quanto drammatica audizione informale in Commissione sanità del Senato a cui ero personalmente presente.

A fine legislatura, nel 2006, nelle medesime ore in cui veniva approvata la legge 43, che conteneva la delega per l’istituzione di ordini e albi per le professioni sanitarie, nell’altro ramo del parlamento veniva “ scientificamente” e furtivamente inserito, in un decreto omnibus di fine legislatura, l’art 1- septies .

Questa vicenda deve oggi farci riflettere, perché ha molte analogie con le discussioni sul ddl Lorenzin, provvedimento nel quale si vorrebbero  istituire nuove professioni sanitarie senza rispettare le giuste regole di garanzia che, nel frattempo, la legge 43 ha stabilito.

In particolare, si vorrebbe omettere la prevista e vincolante valutazione tecnico- scientifica da parte di un organismo competente sulla specifica materia, da istituire all’interno del Consiglio Superiore di Sanità, e deputato a valutare se esistano i presupposti culturali e scientifici per creare una nuova professione sanitaria.

Come successo con Scienze Motorie, gruppi ben organizzati possono far credere che esistano solidi presupposti per un proprio riconoscimento come professione sanitaria. Presupposti che in realtà possono poi rilevarsi inconsistenti e autoreferenziali e che il Legislatore ha voluto debbano essere vagliati da un organismo terzo, come prevede appunto l’art.5 comma 3 della L. 43/06.

Noi Fisioterapisti, oggi, come allora, faremo la nostra parte per contrastare scelte superficiali e azzardate che non dovrebbero mai trovare spazio nel settore sanitario.

Il rispetto delle regole è una questione di serietà, di buon senso e di doverosa tutela dei Cittadini. Qualsiasi altra scelta mette in discussione la credibilità del nostro Paese e delle sue Istituzioni.

Permettetemi, a nome di AIFI, di ringraziare ancora una volta pubblicamente i 10.000 partecipanti alla manifestazione del 21 marzo 2006 “La fisioterapia non è uno sport” nonché tutte le Organizzazioni che hanno firmato il Manifesto “No all’equipollenza”, sottoscritto dalle più prestigiose Associazioni di tutela del Cittadino in ambito sanitario, dalle più importanti Organizzazioni sindacali e dalle Professione sanitarie, il cui contributo è stato fondamentale durante il difficile cammino per l’abrogazione dell’art.1-septies.

Mauro Gugliucciello    
Ufficio Presidenza Nazionale AIFI

06 Maggio 2016

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