Pandemia e disagio giovanile, un binomio pericoloso

Pandemia e disagio giovanile, un binomio pericoloso

Pandemia e disagio giovanile, un binomio pericoloso

Gentile Direttore,
è sotto gli occhi di tutti il crescente malessere delle fasce più giovani della popolazione, che si manifesta con episodi di vandalismo e microcriminalità diffusa, di bullismo nei confronti dei coetanei, di inaudita violenza in ambito scolastico verso i docenti e i compagni. Il Covid-19 ha causato, oltre a 190mila decessi, una serie di conseguenze indirette sulla salute della popolazione italiana e in particolare sulla salute mentale dei nostri adolescenti, che hanno subito in misura maggiore gli effetti delle restrizioni.

Secondo Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, già nel 2019 i servizi di salute mentale erano in grado di rispondere soltanto alla metà delle richieste. Ma dopo la pandemia la situazione è peggiorata drammaticamente, facendo emergere criticità importanti.

La grave crisi di reclutamento di medici nei servizi di Psichiatria ha reso ancora più problematica l’assistenza ai pazienti, creando, al contempo, le condizioni per un allungamento delle liste di attesa e un aumento delle difficoltà di accesso alle cure. Va anche sottolineata l’assoluta carenza di posti letto di Neuropsichiatria infantile: in tutta Italia ce ne sono un centinaio e alcune regioni ne sono totalmente sprovviste, obbligando le famiglie a penose trasferte.

Anche in questo campo scontiamo il problema dei finanziamenti insufficienti. In Italia la spesa destinata alla salute mentale è pari al 3.5% del totale, con grandi disuguaglianze fra nord, sud e province autonome. E le prospettive future non sono incoraggianti: nel Pnrr le risorse destinate alla salute mentale dell’età evolutiva sono pari a zero.

L’Italia ha una legge avanzata sulla psicoterapia, con standard formativi qualificati e una rete di professionisti diffusa su tutto il territorio nazionale ma, purtroppo, disponibile solo per chi può permetterselo: infatti, su 130mila psicologi, solo il 5% lavora all’interno di strutture del Servizio sanitario nazionale. Questa situazione si configura come una vera e propria forma di ingiustizia sociale e si ripercuote sulle fasce meno abbienti e più fragili dal punto di vista culturale e sociale.

Le risposte della politica, impegnata soprattutto nel cercare di tamponare le falle dei servizi di emergenza-urgenza e le criticità della medicina del territorio, ci sembrano insufficienti o quantomeno non adeguate alla gravità della situazione in atto. Riteniamo che anche il problema della carenza di psichiatri meriti la massima attenzione da parte della Regione e dell’Università, considerate le gravi conseguenze che può generare sull’assistenza alla popolazione.

Il disagio psichico giovanile ha visto nella pandemia un fattore di aggravamento e di amplificazione e può oggi essere considerato un’altra forma di pandemia, che potrà essere sconfitta soltanto da una una politica nuova, che superi vecchie barriere ideologiche e rafforzi adeguatamente e in maniera strategica anche questo comparto del Servizio sanitario nazionale.

Ci attendiamo un cambio di passo da questo Governo, con una maggiore attenzione ai finanziamenti e un’attenta programmazione di medici e personale infermieristico da impiegare nei servizi psichiatrici. I giovani rappresentano il nostro futuro e noi tutti abbiamo l’obbligo di aiutarli ad uscire da situazioni di malessere che possono comportare emarginazione sociale e impedire una vita appagante dal punto di vista lavorativo, in un ambiente familiare sereno.

Carlo Rugiu
Presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona

01 Giugno 2023

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