Per i sanitari non medici è il tempo di unirsi

Per i sanitari non medici è il tempo di unirsi

Per i sanitari non medici è il tempo di unirsi

Gentile Direttore,
fatto salvo che non vi siano intenzioni da scetticismo disfattista mi piace fornire qualche riflessione nel merito di quanto riferito oggi dal sempre stimato dott. Andreula. Anzitutto non saprei che credito dare alle dichiarazioni del Ministro che, dietro chissà quali motivazioni e giustificazioni, ha già fatto dietro front rispetto agli espliciti reiterati proclami dello scorso mese di marzo fatti in tv ed anche su questa testata, nel merito dell’autentico bluff operato all’interno del decreto bollette/energia, di detto “allentamento delle norme di incompatibilità”: «… questo provvedimento serve per abolire il vincolo di esclusività e per permettere di avere una maggiore flessibilità nel lavoro … » ; «È solo il primo passo di una riforma più ampia, renderemo più attrattivo il Ssn». Nel merito va definitivamente svelato che da parte delle aziende del SSN non sono mai pervenuti ai dipendenti gli auspicati moduli aggiornati a tale normativa per la richiesta di espletare detta attività professionale comunque prevista dalla recente normativa.

In secondo luogo, non sarebbe proprio la prima volta che a previsti vertiginosi aumenti di emolumenti siano corrisposti in realtà soltanto pochi spiccioli.

Aggiungerei due forti critiche intestine, che pure si incrociano tra loro e che restano appelli inascoltati da ormai immemorabile tempo:

La prima è che ciò che andrebbe affrontato – ma in ambito regolatorio normativo, prima ancora che contrattuale – è la questione della perequazione degli stipendi, che peraltro viene anche prima della loro indicizzazione: è ormai acqua pestata nel mortaio il fatto che ad un cambiamento completo del livello di formazione di base e specialistica di tutti i “non medici”, formazione che adesso è di esclusivo ed articolato ambito universitario, non è mai corrisposto un adeguamento degli stipendi da personale dotato di titolo di studio di laurea di primo e/o di secondo livello; i professionisti sanitari ovunque operanti e comunque qualificatisi sono ancora pagati su un inossidabile “retaggio” di scuole professionali regionali che non esistono più da diversi decenni … ma gli ordini ed i sindacati cosa hanno mai fatto a riguardo, verso i diversi governi che frattanto si sono avvicendati e che pure qualche timido intervento di modificazione normativa hanno tentato? Non si vuole certo affermare un obbligo di “uniformazione” delle paghe, come certamente i medici potrebbero immediatamente obiettare, ma di una loro giusta gradualità che va computata in ragione degli anni e dei contenuti di studio universitari conseguiti.

La seconda è, come già altre volte qui significato, che la comunità professionale degli infermieri continui a “correre” da sola, in un comportamento risultante che si potrebbe forse riassumere nell’adagio di Cesariana memoria: «Si non potes inimicum tuum vincere, habeas eum amicum», ossia se non puoi batterli unisciti a loro … ove “loro” sarebbero i medici.

I fatti però stanno diversamente … e diversi sono pure i calcoli da fare, come ha già pure analizzato il dott. Panti, in assonanza con i giudizi della opposizione nel merito della manovra di bilancio, così che la “coperta” rimanente, tolti i (pure eventuali) 1000 € che saranno conferiti ad ogni singolo medico, dovrà essere, scongiurando legittime insurrezioni, divisa tra circa 700 mila professionisti non medici e non soltanto tra i citati 280 mila … saranno quindi ancora i pochi spiccioli che simboleggeranno la ennesima beffa dopo il danno? Tutto ciò giustifica e sostanzia ancor maggiormente le due critiche ut supra. Mi sa che i conti sono fatti troppo … a spanne … da troppi!

Carissimo Andreula, «Era ora» quindi … per cosa?

Calogero Spada
TSRM-Dottore Magistrale

18 Ottobre 2023

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