Piramide del ricercatore, è il momento di disperare?

Piramide del ricercatore, è il momento di disperare?

Piramide del ricercatore, è il momento di disperare?

Gentile Direttore,
non sappiamo quanto tempo fu impiegato davvero per costruire le vere piramidi, simbolo al tempo stesso delle capacità visionarie e del genio umano, ma sappiamo che la “piramide del ricercatore” ha ormai superato abbondantemente i due anni di lavorazione e risulta tuttora incompiuta.
 
La riforma che introdurrà la figura del ricercatore in Sanità è infatti ancora in divenire e gli ultimi passaggi di questo lungo iter ne stanno ritardando fortemente l’avvio. L’ultimo parere del Consiglio di Stato ha sollevato dubbi sull’appropriatezza del normare i criteri per le progressioni e per l’assegnazione delle fasce economiche all’interno del Decreto Ministeriale, di fatto demandando questa sezione ad altri documenti. Lo scenario che si presenta in questo momento è dunque di attesa che i criteri vengano normati all’interno del Ccnl, operazione che richiede alcuni passaggi istituzionali e che inevitabilmente comporterà ulteriori ritardi all’avvio della riforma, e quindi alla firma dei nuovi contratti a tempo determinato per i ricercatori in sanità.
 
Non appare plausibile, né tantomeno ammissibile, l’opzione di firma dei contratti prima di conoscere la fasce economiche di appartenenza, con il rischio dunque di rimanere incollati alla fascia economica di base (DS0 o D0)per un lungo periodo. Questa situazione sarebbe molto critica, soprattutto per i ricercatori con maggiore anzianità e che percepiscono stipendi superiori a quelli previsti dai contratti del comparto. Appare dunque evidente la possibilità di ulteriori ritardi all’avvio della riforma con una potenziale grave ricaduta sulle proroghe dei contratti in corso e finanziati da progetti in fase di conclusione.
 
C’è inoltre il rischio che questi ritardi portino alla perdita dei 50 m di euro stanziati per i contratti per il 2019, che si aggiungerebbe a quella dei 19 m di euro stanziati per il 2018 ed ora inutilizzabili. Come si può evincere, le prospettive future per i ricercatori precari che fino ad oggi hanno pazientemente atteso l’applicazione del Ccnl Sanità-sezione Ricerca risultano ancora troppo incerte e piene di rischi. In primis, l’emorragia di capitale umano d’eccellenza dagli Istituti, con conseguente impatto negativo sulla continuità e competitività della ricerca sanitaria degli Irccs  e Izs pubblici ed inevitabile ricaduta sulla qualità della cura e assistenza dei pazienti.
 
Al fine di garantire la giusta tutela alla ricerca pubblica italiana ed ai suoi lavoratori, ci appelliamo pertanto al Ministro della Salute Roberto Speranza affinché vengano stabiliti velocemente i criteri di assegnazione alle fasce contrattuali, in tempo per la firma dei nuovi contratti, e che questo non comporti ulteriori ritardi all’avvio della riforma.
 
Associazione dei Ricercatori in Sanità – Italia

06 Novembre 2019

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