“Piramide ricerca” ancora incompiuta

“Piramide ricerca” ancora incompiuta

“Piramide ricerca” ancora incompiuta

Gentile Direttore,
il Ministero della Salute nel lontano 2016 ha iniziato a disegnare una nuova forma contrattuale per il personale della ricerca sanitaria che lavora presso gli IRCCS e IZS pubblici italiani, che ha voluto chiamare “Piramide della Ricerca”. Alla fine del 2017 (legge di bilancio n 205) sono stati definiti i riferimenti legali per realizzare questa forma contrattuale a cui è seguita l’emanazione di una sezione speciale del CCNL del comparto sanitario. Tale legge 205/17 prevedeva anche l’emanazione di un DPCM che definisse i criteri di ammissione dei concorsi per tale nuovo percorso contrattuale. Siamo quasi a marzo 2021 e questo DPCM non è ancora uscito, con un ritardo di oltre 3 anni.
 
Nel frattempo sono entrati in “Piramide” circa 1800 tra ricercatori e collaboratori alla ricerca che possedevano i diritti sanciti dalla legge per la fase transitoria (definita in una prima fase dall’art. 1 c. 432 L. 205/2017 e in una seconda fase da art.1 c. 451 L. 160/2019). Ma negli IRCCS e IZS italiani lavorano ancora centinaia di precari con contratti flessibili “extra-piramide” (borse di studio, co.co.co e collaborazioni professionali a partita IVA).
 
Dato il ritardo dell’uscita del DPCM, ARSI ha promosso un emendamento per l’uscita nel decreto milleproroghe di una terza fase transitoria che permettesse ai precari che lavorano presso IRCCS e IZS di entrare con un contratto più dignitoso rispetto agli attuali. Purtroppo ancora una volta l’appello dei ricercatori è rimasto disatteso, mostrando come la ricerca sanitaria non sia assolutamente una priorità del nostro paese.
 
A questo punto, ARSI chiede che venga emanato il prima possibile il DPCM per definire le regole concorsuali per poter avviare finalmente la “Piramide della Ricerca” che altrimenti resterà uno dei tantissimi esempi italiani di OPERA INCOMPIUTA.
 
Nel contempo, ci preme anche sottolineare come il contratto disegnato dalla l. 205/2017 sia un ennesimo contratto precario di 5+5 anni perciò oltre a quanto espresso in precedenza è altresì essenziale che il Governo Italiano inizi a pensare a definire una forma contrattuale a tempo indeterminato che permetta a chi lavora in ricerca sanitaria di non dover aspettare ogni anno la conferma di un altro anno di lavoro.

ARSI – Ricercatori in Sanità – Italia
 

22 Febbraio 2021

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