“Prima gli italiani” (medici) lo dicono all’estero!

“Prima gli italiani” (medici) lo dicono all’estero!

“Prima gli italiani” (medici) lo dicono all’estero!

Gentile Direttore,
“Prima gli italiani!” Più che uno slogan (mutuato dal più famoso “America first” col quale Trump vinse le elezioni) in Italia è diventato un mantra. Dall’assegnazione delle case popolari ai bandi di assunzione, dalle mense popolari al reddito di cittadinanza, il “prima gli italiani” è sulla bocca di tutti coloro che protestano, in questa Italia “del nostro scontento”.

Al di là del sapore populista e della valenza sciovinista del mantra, la realtà ci dice che in Italia le cose non sono e non funzionano come vorrebbero i più duri e puri proseliti di “prima gli italiani”, perché gli stranieri che operano e vivono nel nostro Paese da oltre dieci anni hanno la cittadinanza italiana così come la stragrande maggioranza di rom e sinti, per non parlare delle liste d’attesa e dei Pronto soccorso che non possono (e non devono) discriminare la sofferenza.

Dove invece il “prima gli italiani” sta diventando quasi una regola aurea è nell’ambito della nostra professione: i medici italiani sono richiestissimi all’estero! Dalla Germania all’Olanda, dall’Inghilterra alla Danimarca e alla Francia, la “caccia” ai nostri giovani (e non solo) è sempre più serrata, con offerte di lavoro e di carriera allettanti.

All’estero non badano a spese: stipendi elevati, casa assicurata, facilitazioni per le famiglie. Non sarà tutto oro ciò che luccica, qualche difficoltà di inserimento andrà tenuta in conto, ma è nei fatti che l’emigrazione dei nostri medici è in costante e preoccupante aumento.

Che dire? Quando negli scorsi anni, da questa rubrica, abbiamo lanciato l’allarme, siamo stati accusati di essere degli arruffapopolo mentre oggi veniamo visti come premonitori di una situazione evidente a tutti: un giovane medico su cinque va a lavorare all’estero. Non eravamo gufi né siamo profeti, ma attenti osservatori delle difficoltà nelle quali si dibatte la professione medica in Italia, dove gli ospedali si vanno vuotando di camici bianchi, per scelte personali e per pensionamenti obbligatori, e dove i concorsi non attirano più i nostri giovani perché fare il medico diventato complicato e con troppi ostacoli – anche di natura deontologica – da superare.

Come sempre i politici si fanno vivi quando l’emergenza non è più negabile. Ma intervengono con chiacchiere e vaghe assicurazioni. E non solo a livello nazionale con i timidi interventi del Ministro alla Sanità, la quasi inesistente Giulia Grillo, ma anche a livello regionale dove Zaia sostiene che i nostri problemi si risolveranno con la tanto attesa e reclamizzata “autonomia”, la panacea di tutti i mali.

Nella pratica però nulla succede, se non vogliamo prendere sul serio il tentativo (andato a vuoto) dell’ULSS di Treviso di attirare in Italia medici ungheresi e romeni. Se all’estero vige il “prima gli italiani” non è che i medici stranieri, se sono bravi e vedendo come sta andando la nostra Sanità, siano tanto sprovveduti da venire in Italia!

Michele Valente
Presidente Ordine Vicenza

22 Febbraio 2019

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