Professioni Sanitarie: no alle guerre e sì al confronto e al rispetto

Professioni Sanitarie: no alle guerre e sì al confronto e al rispetto

Professioni Sanitarie: no alle guerre e sì al confronto e al rispetto

Gentile Direttore,
ho letto con molta attenzione l’articolo del Dott. Luciano Fassari, da cui ho avuto diversi spunti di riflessione, e pertanto lo ringrazio.In ogni professione ci sono “teste vuote” e “teste pensanti”. L’auspicio è che siano le seconde a prevalere e a riprendere il tavolo del confronto, nel rispetto reciproco.
 
Ma prima di arrivare al confronto è necessario (da parte di tutti) conoscere:
Cosa è cambiato nei bisogni della popolazione (epidemiologia, demografia, etc.);
cosa è cambiato nel sistema sanitario (necessità di ri-ordinarsi, a partire dal sistema delle cure primarie, nelle strutture territoriali, residenziali, ospedaliere);
cosa è cambiato nell’ordinamento delle professioni sanitarie (nulla per il medico dal 1992 ad oggi – tutto per le 22 professioni sanitarie);
cosa è cambiato nella formazione dei professionisti (strutturazione core-curriculum, Corsi di Laurea di I e II livello, Master di I e II livello, Dottorati di Ricerca);
cosa è cambiato nei ruoli e nelle responsabilità delle professioni sanitarie (professionista generalista, specialista, coordinatore, dirigente).
 
Alcune riflessioni sono d’obbligo:
il professionista con la formazione di oggi e il mantenimento delle regole del passato è una ipotesi non proponibile e non praticabile;
le normative hanno definito una precisa articolazione organizzativa riguardante tutte le professioni sanitarie, definendo ruoli e responsabilità (22 profili professionali, l. 42/’99, l. 251/2000, l. 43/2006, CCNL comparto e CCNL Dirigenza Sanitaria);
il sistema è multi-professionale e multi-disciplinare;
la “separazione” è un disvalore e l’integrazione è il “valore aggiunto”;
il ripensamento delle organizzazioni e delle attività è conseguenza diretta dei cambiamenti che hanno riguardato l’evoluzione di conoscenze e competenze dei professionisti afferenti a 22 professioni sanitarie;
l’invarianza di organizzazioni e di attività, a fronte di conoscenze e competenze dei professionisti profondamente mutate, è irrazionale da tutti i punti di vista (l’industria insegna!!!).
 
Le determinazioni del Ministro Speranza (DM 34/2020) riguardanti il potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari e l’implementazione dei posti letto nelle aree intensive e semintensive delle strutture ospedaliere non devono essere prese a riferimento per  “l’allargamento di orti e steccati” ma solamente come occasione fondamentale per il ripensamento del sistema, tenuto conto sia della domanda da soddisfare, sia dei nuovi saperi dei professionisti.
 
Non è “task-shifting” … come qualcuno pensa, ma una ridistribuzione di attività e funzioni, di ruoli e responsabilità, tenuto conto delle evoluzioni avvenute (normative e formative) e delle caratterizzazioni e specificità di ogni singola professione.
 
Per ri-pensare il sistema possono essere di aiuto altri importanti riferimenti:
la l. 24/2017 – “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” che richiama l’attenzione alla definizione e la condivisione di progetti, percorsi e processi, nonché la tracciabilità delle concettualizzazioni e delle azioni, a tutela e garanzia di utenti e professionisti;
i contenuti “core” dei Codici Deontologici (nel caso specifico le esemplificazioni dei CC.DD. di Medico, Infermiere e Fisioterapista) che hanno in comune: – i rapporti con le altre professioni la qualità professionale, organizzativa e gestionale – il governo clinico, la programmazione e la sicurezza delle cure – la documentazione clinica.
 
Il tavolo del confronto deve partire / ripartire da questi principi e senza pregiudizi, con correttezza e rispetto reciproco.
 
Il riconoscimento, lo sviluppo e la valorizzazione delle professioni sanitarie, da tutti resa evidente nel periodo epidemico acuto, così come ben specificato anche nel Patto per la Salute 2019-2021, deve trovare riscontro pratico sia nel lavoro ordinario (attraverso il riconoscimento pieno dei contenuti disciplinari caratterizzanti), sia nel riconoscimento di ruoli e responsabilità e negli sviluppi di carriera, così come specificato nelle norme richiamate.
 
E’ ovvio che in tanti dovranno rivedere le organizzazioni interne, così come è probabile una diversa distribuzione di risorse tra i comparti … ma questa è una questione che dovrà trovare momenti di approfondimento sui tavoli contrattuali e non sui tavoli di confronto professionali (e non escluderei vantaggi per tutti).
 
I “mal di pancia” che si sono manifestati non credo che siano generalizzabili … ma sono un importante segnale di resilienza ai cambiamenti, comunque inevitabili.
 
Che quel confronto riprenda rapidamente, con il coinvolgimento diretto di tutti gli stake-holder interessati (Ministero, Regioni, Università, OO.SS., Associazioni Scientifiche, Associazioni di Tutela dei Malati, Associazioni dei Cittadini, Associazioni dei Comuni, Aziende Sanitarie, etc.), a superamento delle “guerre” e per un vero ripensamento del sistema, funzionale ai bisogni della popolazione, nel rispetto di tutti.
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associazione Sindacale rappresentante la Dirigenza Professioni Sanitarie – Associata COSMED

21 Settembre 2020

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