Quante vale il nostro lavoro?

Quante vale il nostro lavoro?

Quante vale il nostro lavoro?

Gentile Direttore,
questa volta devo chiedere l’aiuto da casa, come se fosse un telequiz. Devo provare a capire quale sia l’equivalenza fra il fondo da 500 milioni di euro che il governo si appresta a varare, a favore di tutti i medici e gli infermieri italiani e l’altro fondo da 3,7 miliardi per le nuove assunzioni nei ministeri.
E’ chiaro che i ministeri servono, rende possibile tutta una serie di attività, aiuti, verifiche così da garantire un equilibrio a tutti noi. Nel tempo del Covid però, dopo che infermieri e medici in prima linea sono stati chiamati da tutti “eroi”, dopo le lenzuolate a favore di chi lavora in ospedale, dopo aver “salvato” una nazione intera, mi sarei aspettato qualcosina in più.
 
Eppure le equivalenze le ho già spiegate ai miei figli, le ho abbastanza fresche e vive nella memoria. Se consideriamo che in Italia ci sono 400mila infermieri, se venisse confermato il fondo spetterebbero circa 1000 euro a testa. Bisogna poi aggiungere i circa 240 mila medici a cui si aggiungono anche dirigenti e manager. Il risultato è che potrebbero arrivare circa 600 euro a testa. Non male, non si butta via nulla è ovvio specie in un momento del mercato del lavoro difficile come quello attuale.
 
Fondamentalmente, però, non cambia nulla. Qualche soldo fa piacere ma non basta per rimettere in sesto l’attuale condizione. Occorre migliorare l’organizzazione, dare più possibilità di carriera e soprattutto possibilità più chiare. Così facendo i giovani si potranno interessare alla professione infermieristica e, accedendo all’università, possono migliorare la condizione. In questa ottica è necessario un rinnovo di contratto efficace, intelligente che guardi al futuro.
 
Occorre un miglior rapporto infermiere-paziente, questo è un lavoro che spetta a noi ma dobbiamo essere messi in grado di svolgere quelle attività con efficacia. Mi riferisco in particolare alla qualità del fine vita, settore in cui sono in prima linea.
 
Non c’è solo il Covid. Tutte le risorse ora sono impegnate in quel senso ma se pensiamo che la pandemia non finirà entro breve, dobbiamo capire come organizzare meglio il sistema, come rendere disponibili tutti i servizi a tutti coloro che ne hanno bisogno. In diversi casi basterebbe poco, appunto.
 
L’istituzione di un infermiere di quartiere potrebbe essere una prima soluzione, personale sanitario che si occupa delle piccole cose: dall’iniezione ai postumi della chemioterapia.
 
E’ chiaro che nel bel mezzo di una pandemia come quella attuale non è possibile trovare la soluzione perfetta, credo anche che la soluzione perfetta nel nostro settore non esista. Siamo in balia degli eventi per nostra natura, se anche non non ci fosse la pandemia, l’allocazione delle risorse sarebbe sempre e comunque molto difficile. Ci sono poi statistiche e risultati che cambiano ogni giorno il traguardo.
 
Dobbiamo lavorare per migliorare la vita delle persone, dei pazienti ma anche di coloro che possono aver bisogno delle strutture sanitarie andando a migliorare, allo stesso tempo, la condizione di medici e infermieri. Si può fare, è una manovra di equilibrio non facile ma sono sicuro che, visti i risultati ottenuti contro il Covid, si può ottenere. Insieme.
 
Marco Alfredo Arcidiacono
dott. Magistrale Scienze Infermieristiche e Ostetriche
Prof. a. c. Università degli Studi di Parma

Marco Alfredo Arcidiacono

17 Novembre 2020

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