Responsabilità professionale. Al primo posto la garanzia del diritto alla salute per i cittadini

Responsabilità professionale. Al primo posto la garanzia del diritto alla salute per i cittadini

Responsabilità professionale. Al primo posto la garanzia del diritto alla salute per i cittadini

Gentile direttore,
negli ultimi giorni abbiamo letto di due proposte, provenienti da diversi soggetti, che vorrebbero offrire una soluzione al "problema" della responsabilità professionale medica. La prima è quella avanzata dal presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi, Nicola Surico, il quale chiede al legislatore un intervento urgente per "definire normativamente la natura della responsabilità medica coniugando adeguatamente le esigenze del cittadino paziente con quelle di tenuta del sistema".
 
Come? Il Cic individua fondamentalmente la necessità di un intervento sulla natura giuridica della responsabilità medica, riconducendo la stessa nell'aveo della extracontrattualità, e ascrivendola a carico della struttura sanitaria e non del singolo. Siamo assolutamente d'accordo con quest'ultimo aspetto. Noi per primi, quando decidiamo – dopo attenta e scrupolosa valutazione – di procedere in giudizio, lo facciamo quasi sempre nei confronti della struttura sanitaria, perchè l'errore, nella stragrande maggioranza dei casi, è di sistema e non del singolo medico. Ma se la struttura in questione non è assicurata o economicamente solida, i cittadini rischiano di intentare lunghe e costose cause, ottenere sentenze favorevoli e restare senza risarcimenti (come è successo recentemente a due nostri assistiti con l'Idi-San Carlo di Nancy e il San Giovanni Addolorata, due grandi Aziende Ospedaliere romane).
 
Ma cancellare la colpa medica individuale, depenalizzando l'omicidio colposo accertato dalla magistratura, appare pura demagogia e sarebbe una misura che non aiuterebbe di certo la "tenuta del sistema". Quanto alla natura contrattuale, essa è stabilità dal nostro diritto vivente: è un principio sancito da oltre dieci anni e si basa sul cosiddetto contratto sociale che si instaura tra cittadino e struttura ospedaliera/medico. Intervenire con una legge ad hoc che ripristini ciò che è stato cambiato, ci sembra, allo stato attuale, una strada poco praticabile. Buona anche la ricetta del Cimo, presentata ieri alle Molinette di Torino. I medici ospedalieri chiedono un fondo mutualistico per l'indennizzo dei danni, a nostro avviso una buona idea, purchè il fondo sia economicamente dotato, a cominciare da quello per i risarcimenti da infezioni ospedaliere.

Condividiamo anche la richiesta di prevedere la possibilità di un ristoro del danno in favore del medico coinvolto in giudizi palesemente infondati, ed in tale ottica auspichiamo che i giudici valutino con severità quelle azioni promosse da cittadini (e avvocati) prive di una seria indagine preventiva. Ma auspichiamo con eguale vigore condanne esemplari nei confronti di quelle strutture che, pur consapevoli dell'errore commesso, alimentano contenziosi inutili ed onerosi, al solo fine di procrastinare il momento del pagamento.

Infine, sarebbe buona norma tenere sempre a mente un principio generale che dovrebbe ispirare e guidare ogni proposta e iniziativa: al primo posto viene il rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini. E quello alla salute resta uno dei fondamentali.
 
Avvocato Francesco Lauri
Presidente Osservatorio Sanità

09 Aprile 2014

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