Riflessioni su passato e futuro della medicina generale 

Riflessioni su passato e futuro della medicina generale 

Riflessioni su passato e futuro della medicina generale 

Gentile Direttore,
in riferimento ad alcune dichiarazioni che continuano a mettere in discussione l’operato dei medici di medicina generale durante la pandemia, desidero sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni sul ruolo della Medicina Generale: sia in merito all’esperienza maturata nel periodo pandemico, sia riguardo alle prospettive future, alla luce dei dati ufficiali e dell’evidenza raccolta sul campo:

1. Gli studi di Medicina Generale non hanno mai chiuso
Al contrario, sono stati spesso l’unico presidio gratuito realmente accessibile sul territorio, con un aumento notevole della disponibilità anche telefonica senza limiti di orari e di giorni

2. Disordine iniziale per mancanza di DPI
Nella primissima fase, la risposta è stata inevitabilmente disomogenea per la scarsità di dispositivi di protezione, riconosciuta anche dalla Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta COVID19 non certo per indisponibilità dei medici

3. Assistenza domiciliare continua e massiva
Se nei picchi pandemici l’ospedalizzazione ha interessato il 10-20% dei malati (Ministero della Salute – Dati ISS COVID-19), significa che l’80-90% è stato seguito a domicilio dai Medici di Medicina Generale. La drammatica conferma dell’impegno sul campo è purtroppo rappresentata dall’alta quota di MMG tra i sanitari deceduti (FNOMCeO – Elenco dei Medici Caduti).

4. Digitalizzazione rapida della prescrizione
In tempi brevissimi la Medicina Generale ha reso digitale la prescrizione, eliminando le file e gli assembramenti nelle sale d’attesa e facilitando la continuità assistenziale, questo si è quel che è cambiato e in fretta

5. Differenza tra Medicina Generale e Medicina di Comunità
È cruciale distinguerle:
• la Medicina di Comunità si riferisce a contesti collettivi (ospedali, caserme, scuole, RSA)
• la Medicina Generale resta invece la medicina della persona, radicata nel suo ambiente di vita e nella relazione di fiducia col curante.

6. Per il futuro, occorre rafforzare la formazione: il Diploma di Formazione Specifica in Medicina Generale è già riconosciuto come specializzazione in Europa (Direttiva 2005/36/CE), ma deve garantire competenze realmente adeguate. La questione non è cambiare chi la gestisce, ma assicurare qualità, adeguando i compensi a quelli medi europei e restituendo alla Medicina Generale un ruolo consapevole e competente. Per esempio creando un coordinamento nazionale per la docenza, formando un albo docenti con comprovata competenza ed esperienza, in grado di trasmettere ai discenti conoscenze e consapevolezza del ruolo con nozioni non solo cliniche ma anche gestionali, organizzative e manageriali. Ogni MMG infatti non è soltanto il clinico di riferimento delle famiglie, ma è anche un piccolo imprenditore con almeno 3 dipendenti (amministrativo, infermiere e pulizia) e deve essere in grado di adattare la propria attività alle necessità della popolazione che assiste.

Confido che queste riflessioni possano contribuire al dibattito in corso sulla riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, affinché la Medicina Generale continui a rappresentare un pilastro insostituibile di prossimità, equità e continuità delle cure. Spostando l’attenzione sui problemi che realmente necessitano di essere risolti, perché tentando di dare soluzione a problemi inesistenti inevitabilmente si finisce per crearne degli altri.

Saluto cordialmente

Dott.ssa Ombretta Papa
MMG RM1 – Fiduciario FIMMG ASL RM1
Segretario nazionale SIICP – Commissione Sanità Digitale OMCEO Roma

Ombretta Papa

03 Ottobre 2025

© Riproduzione riservata

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