Sì al 112, ma con un altro modello organizzativo

Sì al 112, ma con un altro modello organizzativo

Sì al 112, ma con un altro modello organizzativo

Gentile Direttore,
vorremmo tentare un’analisi con spirito propositivo esprimendo vicinanza per quanto accaduto a Valentina Ruggiu. “E questo racconto è perché nessun altro padre, marito o figlio, nessun altro amico o cugino, possa morire con una voce che ti dica Rimanga in attesa” (La Repubblica, 9/8/2017). E’ una lezione profonda per le professioni del soccorso pubblico: ha riportato al centro la mission di un sistema integrato di sicurezza.

Già in Lombardia nel 2013, avvenne un caso simile a quello che ha causato la morte del papà. Si doveva rivedere allora l’attuazione di questo modello organizzativo del Nue112 e non solo ora, come affermato dal Presidente della Regione Toscana. Si registra una risposta non competente in un momento delicato e unico, come la chiamata di emergenza.

Valentina ci riporta ai contenuti innovativi di una tesi di Laurea in Scienze Strategiche “Un modello organizzativo interforze nell’ambito del 112 Nue”, del collega infermiere di Torino, Stefano Agostinis, ove si legge che mai il richiedente dovrebbe sentirsi dire “attenda che le passo”. Della Catena del Soccorso universalmente riconosciuta che se ne è fatto? In Italia abbiamo circa 800 Centrali Operative di Emergenza. Costi e organizzazione non sono più sostenibili. Ne basterebbero meno di 50, ma interforze, integrate e interconnesse, bilanciate in base ad epidemiologia di eventi e caratteristiche territoriali.

Il Collegio Infermieri della Provincia di Brescia, fu tra i primi ad accorgersi dell’anomalia di un modello organizzativo anacronistico, con un’analisi che si sta avverando ovunque tale modello si attivi. Con tutte le attività a disposizione, ha sostenuto e vuole sostenere (offrendo disponibilità alla stesura e realizzazione progettuale), le rappresentanze delle altre due componenti del Soccorso Pubblico: Vigili del Fuoco e Polizia di Stato.

I vantaggi funzionali, strutturali ed economici di un Sistema Integrato di Sicurezza che comprenda le Centrali Operative Interforze afferenti al Nue 112, sono noti e di tendenza europea. Il Collegio di Brescia è tra i Collegi Lombardi che hanno presentato ricorso al TAR in quanto nelle Centrali Operative del Soccorso Sanitario si è introdotto un passaggio in più (il secondo dopo quello del Nue112), ovvero la presenza di operatori non professionisti, che svolgono la funzione di triage telefonico, che per legge è di competenza infermieristica con esperienza e alta formazione. Il Coordinamento Regionale dei Collegi Ipasvi della Toscana con un’azione di politica professionale scongiurò il medesimo pericolo facendo modificare gli atti deliberativi regionali.
 
Questo per ribadire che l’emergenza sanitaria extraospedaliera in un contesto di Sistema Integrato di Sicurezza è una Scienza nelle Scienze.

Occorrono coscienza, consapevolezza, appropriatezza, competenza e autorevolezza nei confronti del cittadino. Ancora poco si scrive di questi valori che devono essere propri delle professioni operanti nel contesto discusso.

La “moda” di professionalizzare figure che non esistono giuridicamente è lesivo in primis della nostra Carta Costituzionale. L’aspetto tecnologico, non è la “pezza” e la sostituzione delle professionalità. Che vi sia la necessità di rivedere la formazione accademica e le modalità operative del personale dei tre Enti citati, rendendole trasversali, è ormai una necessità intrinseca a una riforma del Soccorso Pubblico non più procrastinabile.

Il Nue112 è una opportunità che con un modello organizzativo all’altezza può diventare la spina dorsale del Sistema Integrato di Sicurezza oggi costantemente in affanno. Le responsabilità sono a carico di tutti gli attori: Governo, Conferenza Stato-Regioni, organizzazioni sindacali, professionali, classe dirigente, associazioni di tutela, che ancora non si sono posti con lungimiranza politica e professionale l’obiettivo della Sicurezza quale bene comune. La Sicurezza è il vanto dei paesi che la pongono al primo posto come obiettivo di sviluppo.

Di fronte a una sanzione europea non siamo stati capaci di presentare un progetto di Sistema Integrato di Sicurezza che avrebbe avuto un ritorno finanziario utile a far evolvere il sistema. Al Governo il compito di bandire una selezione nazionale di esperti veri, slegati da ogni compromesso. Una tempesta di cervelli seria che produca, anche “copiando” dal migliore e reale sistema integrato di sicurezza, un sistema evoluto. Allo stesso modo la Politica (anche professionale), faccia emergere le testate d’angolo e non le sabbie facilmente “mobili”. Abbiamo bisogno di persone prima di tutto. Altrimenti perdiamo tutti. Per non dimenticare quanto accaduto a Valentina. E ad altri che non hanno voce.

Stefania Pace
Presidente Ipasvi Brescia

Stefania Pace (Ipasvi Brescia)

27 Settembre 2017

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