Salute mentale, investire sulla sicurezza delle cure

Salute mentale, investire sulla sicurezza delle cure

Salute mentale, investire sulla sicurezza delle cure

Gentile Direttore,
pur condividendone molti aspetti, suscita qualche perplessità il comunicato della Società Italiana di Psichiatria (SIP) sull’omicidio della Sig.ra Marta Di Nardo avvenuto a Milano ad opera di un paziente in precedenza condannato per altri reati e con un provvedimento di ricovero in REMS non eseguito e per altro regolarmente in cura al Centro Psicosociale (CPS).

Una tragedia annunciata figlia di una riforma frettolosa, della legge 81/2014? Quante volte lo si è sentito dire anche per la 180? L’assunto è che se l’autore fosse stato in REMS (o in carcere) l’omicidio non si sarebbe verificato? Per altro il fatto è avvenuto in Regione Lombardia, che ha interpretato la realizzazione delle REMS come “sistema modulare” in relativa continuità con il precedente OPG di Castiglione delle Stiviere.

Purtroppo non vi è legge, organizzazione e competenza che siano in grado di prevedere e prevenire con certezza questi eventi. Non lo è in nessun Paese pur con leggi, organizzazioni giudiziarie e psichiatriche molto diverse. Questo non significa rassegnarsi ma è solo con questa consapevolezza che si possono fare politiche sociali, sanitarie e di sicurezza per creare un sistema di cura e giudiziario di comunità in quanto non credo si voglia perseguire la strada di una grande nuova istituzionalizzazione, per altro molto onerosa.

Nel singolo caso si possono attuare valutazioni dei fattori di rischio e protezione con perizie di qualità ma ogni processo di miglioramento deve tenere conto che le capacità predittive sono molto ridotte e sono evidenti i limiti delle leggi e delle discipline, compresa la psichiatria, dell’intero sistema giudiziario e della sicurezza nell’ambito dell’attuale patto sociale.

La prevenzione e la sicurezza aumentano con una serie molto articolata di azioni, educative, sociali, culturali, economiche, politiche, sanitarie… e la proficua collaborazione interistituzionale, coinvolgendo tutta la comunità. Il tema dei femminicidi è lì con tutta la sua evidenza e complessità.

Sono sempre più frequenti casi con famiglie fragili, esposizioni traumatiche ambientali precoci, povertà economiche ed educative, abbandono scolastico, deficit nel funzionamento cognitivo e sociale, relazioni problematiche, eccesso nell’uso dei social, rilevanti differenze culturali. Tutti fattori di rischio per instabilità/discontrollo, abuso di sostanze, comorbidità fisiche e psichiatriche, condotte antigiuridiche.

Come auspica il comunicato della SIP, va “urgentemente previsto un percorso diverso da quelli attualmente disponibili da parte dei servizi di salute mentale, compreso il ricovero nelle REMS”. Questo va sviluppato vedendo l’insieme dei percorsi giudiziari, compresi gli Istituti di Pena (dove un terzo dei detenuti ha problemi di sostanze), le Articolazioni Tutela Salute Mentale e le misure alternative nell’ambito di una presa in carico che sia sempre multistituzionale dove ciascuno operi secondo le proprie competenze, per dare realizzazione alle finalità della pena, per prevenire nuovi reati a tutela della sicurezza della comunità e al contempo si assicurino le attività di cura sociale e sanitaria.

Spesso manca questa collaborazione interistitituzionale con una delega totale ai servizi di salute mentale, lasciati soli. Mette a dura prova i servizi e gli operatori dover affrontare con scarse risorse a disposizione (ben lontano dal 5% della spesa sanitaria) un carico crescente di utenti e di responsabilità derivanti anche dalla inaccettabile “posizione di garanzia”.

Dopo l’omicidio della psichiatra Barbara Capovani, non è stato attivato un piano per la sicurezza delle cure al fine di affrontare i problemi strutturali, di personale, organizzativi e formativi. In molte realtà mancano i protocolli con le Prefetture previsti dalla legge n.113/2020. Così i protocolli operativi tra magistratura e Regioni/Dipartimenti di salute mentale indicati come necessari da due pronunciamenti del Consiglio Superiore della Magistratura. A distanza di quasi un anno sarebbe utile verificare lo stato di attuazione dell’Accordo per la gestione dei pazienti psichiatrici con misura di sicurezza approvato in Conferenza Unificata il 30 novembre 2022, che pure prevede collaborazioni, la creazione del PUR (Punto Unico Regionale) e criteri per la gestione delle liste di attesa diversi da quello temporale. Lo stesso per la sentenza n.22/2022 della Corte Costituzionale.

La legge 81/2014 è una riforma, più che frettolosa, incompleta anche perché non è stato modificato il codice penale relativamente a imputabilità, pericolosità sociale e misure di sicurezza. Su questo vi sono proposte in parlamento: la n. 950 Antoniozzi (che limita alla sola psicosi la non imputabilità) e la n 1.119 Magi (che abolisce gli artt. 88 e 89 del c.p.).
Vedremo gli sviluppi ma come scrive la SIP è urgente sostenere con investimenti e collaborazioni i dipartimenti di salute mentale.

Pietro Pellegrini
Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma

30 Ottobre 2023

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