Se il lockdown ci ha aiutato a comprendere meglio le fragilità

Se il lockdown ci ha aiutato a comprendere meglio le fragilità

Se il lockdown ci ha aiutato a comprendere meglio le fragilità

Gentile Direttore,
in questo periodo il tempo di tutti è diversamente sospeso (immagine molto inflazionata tra gli studiosi) e giorno dopo giorno, forse ci stiamo rendendo sempre più consapevoli di fragilità collettive e personali. E’ partendo da questa situazione sperimentata e vissuta da molti in queste settimane che può forse essere più chiara la comprensione della diversa quotidianità di chi vive una disabilità, magari, purtroppo anche in compagnia della solitudine.

E’ quella stessa fame di relazioni sociali, incontri di sguardi e affetti sperimentata nei giorni di lockdown, è la costante preoccupazione per se stessi e i propri cari, è la complessa ricerca di una opportunità lavorativa spesso irraggiungibile (lavora solo il circa 35% di persone disabili), è quella profonda incertezza sul proprio futuro (economico e sociale), è la medesima impossibilità di spostarsi come e quando si vuole.  

Senza dimenticare poi quel dipendere “attivamente” dalle attenzioni altrui, il proprio limite come compagnia costante, la fragilità come abito quotidiano e quel tempo di vita dilatato e costellato anche da non rari momenti di vuoto che sconfinano non solo nella noia. Con una differenza però: non si può contare sulla parola fine o sull’inizio della fase 2 …

Certo, queste sono solo una piccola parte del caleidoscopio mondo e ricco arcobaleno di emozioni sperimentate ogni giorno da chi vive una diversa abilità nelle sue molteplice forme e differenze (parliamo di oltre 4,5 milioni di persone in Italia – dati dell’Osservatorio sulla salute dell’Università Cattolica). Ognuno ha diverse età, storie personali, bisogni e condizioni invalidanti differenti. Da settimane purtroppo, è tutto il nostro bel Paese che in forma collettiva sta sperimentando sulla propria pelle i complessi significati delle parole limite e fragilità che ho cercato in estrema sintesi di raccontare sopra.

L’auspicio che nasce dall’esperienza dell’oggi è che la nostra società possa apprendere e comprendere maggiormente il significato di una differente condizione di vita per tentare così di offrire da domani risposte e soluzioni capaci di una vera e rinnovata integrazione dei “diversi” (ndr – titolo di un interessantissimo e recentissimo libro sul tema della disabilità scritto dal Dr. Antonio Stella) in grado di perseguire nuove, coraggiose, moderne e reali politiche d’inclusione – integrazione sociale.

C’è ancora molto da fare. In molti attendono.

Luigi Meani
Sociologo

23 Giugno 2020

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...