Siamo uno strano Paese

Siamo uno strano Paese

Siamo uno strano Paese

Gentile direttore,
anche nell’ospedale dove presto servizio, naturalmente, è stato fatto spazio per un reparto COVID. Non è lo spazio il primo problema. Non manca, o almeno non manca come invece mancano i medici, il personale, le attrezzature. In questi ultimi giorni, però, le ore sembrano elastiche. A volte pare non trascorrano, a volte la concitazione è tale che si arriva a fine turno senza accorgersi del tempo. E il motivo è sempre la gestione dell’emergenza Covid. Poi arrivi a casa, guardi la tv e…non ci credi.

Siamo uno strano Paese. O almeno c’è qualcosa che non riesco a spiegarmi. I dati di questa sera riportano 853 decessi. 853 famiglie che piangono una persona cara. E questo è già un dramma.

Le vittime in Italia, da febbraio, sono già 51.000. Incuriosito, sono andato a verificare in rete i numeri della seconda guerra mondiale, un periodo che fortunatamente non ho vissuto. E ho scoperto che la media dei morti è più o meno la stessa. L’Italia, nel periodo dello sciagurato scontro bellico dal giugno 1940 all’8 settembre del ’43, ha perso infatti circa 230.000 cittadini, tra fronti di guerra e bombardamenti.

Ma non posso fare a meno di interrogarmi, secondo il parallelismo che ho idealmente tracciato: ci sarà stato qualcuno (qualcuno sano di mente, intendo…), negli anni di guerra, che avrà cercato di negarla? C’erano i “negazionisti”, in quegli anni? Abbiamo studiato che c’erano i fascisti, si, chi voleva intervenire, chi non avrebbe mai voluto e chi ha pagato con la propria vita l’opposizione al regime, ma nessuno si sarebbe mai sognato di negare la guerra.
E anche se a quei tempi ci saranno stati certamente politici che cercavano di “cavalcare la tigre”, dubito che ve ne fossero talmente ipocriti da patrocinare questa o quella attività commerciale o imprenditoriale per cercare facili consensi da spendere “dopo la guerra”.

Di una cosa sono pressoché certo: a nessuno sarebbe mai venuto in mente di porre una questione “vacanze sulla neve”, oppure un movimento “cenone di Natale”. A nessuno poteva venire in mente la folle dicotomia di chiedere soldi per i titolari delle attività commerciali ed artigiane, per i professionisti e gli imprenditori, ma un contemporaneo taglio delle tasse. O forse siamo noi che non abbiamo ancora capito che lo stato, in realtà, è un bizzarro vecchietto che può stampar soldi quando vuole.

Ma questo, per l’appunto, è uno strano Paese. Si, perché siamo in guerra e la neghiamo, e vediamo centinaia di morti ogni giorno ma pensiamo alla neve, progettiamo cenoni e feste, e vogliamo libertà di muoverci, ma senza avere la minima certezza che noi e i nostri cari arriveremo al Natale.
Una tragedia nella tragedia, per quel che mi riguarda, è la perdita di centinaia di colleghi, iscritti, amici.

Anche per rispetto a loro, e alcuni li ho conosciuti personalmente, domani tornerò in corsia a fare il mio silenzioso lavoro. Anche perché muore un medico al giorno, ormai, e ieri, rara avis, ho sentito un politico (il nostro ministro della salute) dire che “si possono comprare respiratori, vaccini, attrezzature…ma i medici non si possono comprare, e abbiamo sbagliato per troppi anni a ridurne il numero, abbiamo sbagliato a tagliare le borse di specializzazione, abbiamo sbagliato a trascurare esizialmente il SSN”.

Speriamo che si possa partire da qui, per costruire un Paese meno strano. Più giusto e attento verso i propri cittadini. Una nazione che impari dalle proprie sconfitte e si attrezzi perché non ci siano più guerre. Di alcun tipo.
 
 
Biagio Papotto
Segretario Cisl Medici

25 Novembre 2020

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...