Gentile Direttore,
AIFA certifica una spesa farmaceutica nei primi dieci mesi del 2025 impietosa. Se da un lato la spesa farmaceutica convenzionata territoriale resta nei limiti programmati del FSN (6,39% vs 6,8%) con un avanzo di oltre 461 milioni di euro, la spesa per acquisti diretti ospedalieri e distribuzione diretta, sfonda di oltre 4 miliardi (4 miliardi e 240 milioni, pari al 12.06% del FSN) rispetto al tetto previsto.
Qui crolla la narrazione di un governo che investirebbe più di ogni altro nella storia della repubblica nella sanità pubblica: se i finanziamenti si limitano alla spesa farmaceutica il resto si ferma a performances decisamente insufficienti rispetto a liste d’attesa, salari, posti letto, medicina d’urgenza, territorio e quant’altro.
AIFA certifica inoltre che la spesa per farmaci innovativi e antibiotici reserve si mantiene nei limiti previsti, mentre il disavanzo dipende dalla spesa per farmaci non innovativi.
Appare del tutto evidente che la questione della innovazione terapeutica per giustificare la spesa farmaceutica è inesistente. Il problema va identificato altrove, prima di tutto nella governance politica del farmaco.
Per esempio: mancano controlli efficienti sulla spesa, a partire dalla revisione del prontuario farmaceutico (ferma al 1993!). Si contano migliaia di prodotti che potrebbero essere cancellati. Ancora: molti prodotti approvati come innovativi non lo sono. Si valuta infatti efficacia e sicurezza, ma senza considerare il valore terapeutico aggiunto rispetto a prodotti già in commercio con la stessa indicazione, così abbiamo tanti doppioni, cosa che ovviamente va bene all’industria. Ancora: prevedere aziende farmaceutiche pubbliche (nazionali, europee?) per gestire almeno i farmaci emergenziali, orfani ed eventualmente quelli soggetti a licenza obbligatoria.
Altri aspetti critici si possono identificare nella distribuzione diretta e nella disomogeneità regionale con tutte le disuguaglianze conseguenti e inaccettabili.
AIFA e, più in generale, del Ministero della Salute, hanno fallito? Certamente i risultati apparenti ci dicono di sì. Crediamo, tuttavia, che il sistema sanitario che concepisce questa destra sia coerente con gli interessi e i conflitti di interesse delle aziende e dei privati, che vogliono relegare il SSN a mera comparsa che socializzi gli alti costi di farmaci e cure complesse (pronto soccorso, dialisi, trapiantologia, ecc.) poco remunerative, e fare man bassa tra convenzioni e spese private dei cittadini massimizzando i profitti.
Infine, non si possono lasciare sole le Regioni a gestire tutto questo a invarianza finanziaria. Mancano riforme importanti, come una revisione del titolo V sulla sanità, riportando alla centralità dello Stato la questione sanitaria, e mancano le giuste risorse per coprire cronicità e Lea.
Certo è che una politica sanitaria che non riesce a far fronte alla transizione demografica con relativi aumenti dei bisogni di salute e di cura, è una politica scarsa o peggio è una politica che ha deciso di boicottare la conquista sociale più importante dal dopoguerra: il SSN pubblico.
Andrea Quartini
Deputato del Movimento 5 Stelle e Coordinatore del Comitato Salute e Inclusione Sociale del M5S