Sulle Università meridionali ha ragione Saviano

Sulle Università meridionali ha ragione Saviano

Sulle Università meridionali ha ragione Saviano

Gentile Direttore,
circa un mese fa Roberto Saviano, dalle pagine de La Repubblica, in una lettera aperta a Renzi citava “le tante Università meridionali, funzionali più agli interessi dei docenti che a quegli degli studenti”. Ebbene, piccola riprova di tale affermazione è la facilità con cui si è disatteso per le professioni sanitarie il DM del MIUR n.827 del 15 ottobre 2013 “Linee generali di indirizzo della programmazione 2013-2015” nel quale si auspicava un dimensionamento sostenibile del sistema universitario attraverso la “razionalizzazione” dell’offerta formativa tramite: “Fusioni tra due o più Università, accorpamento o eliminazione su base regionale, macro regionale o nazionale, in funzione della domanda della sostenibilità e degli sbocchi occupazionali, riduzione del numero di corsi presso sedi decentrate”.

Soprattutto al Sud, nonostante il calo occupazionale a un anno dalla laurea sia superiore al 25,8% della media nazionale, le sedi universitarie con solo 10-15 posti per corso di laurea sono aumentate proprio nel triennio 2013-2015, periodo oggetto del suddetto Decreto Ministeriale. In pratica, è come se per le professioni sanitarie il sistema universitario sia da una parte incapace di innovarsi attraverso percorsi post-laurea qualificanti (creazione di spin-off, sinergie con le aziende del territorio, borse di studio), e dall’altra sia incapace di creare efficienza amministrativa.

Un esempio per tutti è la Puglia, regione di oltre 450 chilometri di lunghezza e maglia nera in Italia per tasso di occupazione a un anno dalla laurea per i tecnici di radiologia (ved. allegato), in cui le due Facoltà di Medicina di Bari e Foggia, invece di trovare una sintesi tra i loro corsi di laurea “doppione” e che hanno solo 10 posti per ognuna, pongono a 50 chilometri di distanza le due sedi di corso (a Bari e Barletta).

Dulcis in fundus, la Regione Puglia ha autorizzato l’ASL di Barletta a versare all’Università di Foggia ben 1,8 milioni di euro per ospitare il suddetto corso di laurea! Quale utilità sociale avrà mai un corso di laurea costato una simile cifra, in cui 10 studenti avranno 40 docenti, in una regione in cui ci sono già oltre 200 inoccupati? Non sarebbe stato meglio creare un unico corso tra le due università?
Saviano non ha tutti i torti.
 
Dott. Antonio Alemanno
Presidente Collegio Tecnici di radiologia della Provincia di Foggia 

08 Settembre 2015

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