Terapie intensive in Fiera…servono?

Terapie intensive in Fiera…servono?

Terapie intensive in Fiera…servono?

Gentile Direttore,
il fabbisogno di un numero di ulteriori posti di terapia intensiva ha trovato di solito risposte nel potenziamento delle strutture ospedaliere già esistenti. In alcuni casi come la Lombardia e le Marche si è pensato all’adattamento a terapia intensiva dei grandi spazi interni ad alcune Fiere anche per ottenere un utilizzo ottimale del personale (qualora lo si fosse trovato). La Fiera di Milano in Lombardia e quella di Civitanova Marche nella omonima Regione.


 


E’ evidente che la scelta di queste soluzioni deve essere di tipo straordinario e temporaneo vista la naturale collocazione delle funzioni di terapia intensiva all’interno di un ospedale “vero” dotato di un set di discipline e competenze adeguato. Non è una caso che il DM 70 preveda tale attività negli ospedali almeno di primo livello con le seguenti discipline: Medicina Interna, Chirurgia Generale, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia e Traumatologia, Ostetricia e Ginecologia (se prevista per numero di parti/anno), Pediatria, Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (U.T.I.C.), Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia, con servizio medico di guardia attiva e/o di reperibilità oppure in rete per le patologie che la prevedono. Devono essere presenti o disponibili in rete h. 24 i Servizi di Radiologia almeno con Tomografia assiale computerizzata (T.A.C.) ed Ecografia, Laboratorio, Servizio Immunotrasfusionale.
 
Il Decreto Cura Italia n. 18 del 17 marzo 2020 prevede all’art.4 che le regioni e le province autonome  possono  attivare,  anche  in deroga ai requisiti autorizzativi e di accreditamento, aree sanitarie anche temporanee sia all'interno  che  all'esterno  di  strutture  di ricovero, cura, accoglienza e assistenza, pubbliche e private,  o  di altri luoghi idonei, per la gestione dell'emergenza COVID-19, sino al termine  dello  stato  di  emergenza.
 
Adesso dopo alcun settimane dal suo avvio la Terapia Intensiva della Fiera di Milano ha già mostrato – vedi le notizie di stampa – tutti i suoi limiti specie in termini di potenzialità operativa, ovviamente molto ridotta data la  carenza di personale. Invece l’inizio dei lavori di adattamento della Fiera di Civitanova per almeno 90 posti letto di terapia intensiva e semi intensiva sono annunciati da un giorno all’altro e dopo 20 giorni dal lancio del Progetto non sono ancora iniziati.
 
Nel frattempo c’è stato una importante riduzione nei ricoveri in terapia intensiva che non giustificano operazioni di queste dimensioni e caratteristiche. E allora, almeno nelle Marche, si ipotizza l’utilizzo della struttura quando ci sarà per supportare il rientro alla normalità degli ospedali che hanno fino ad oggi gestito con un numero di posti letto aumentati la attività di terapia intensiva. Insomma, non verranno usati nell’emergenza, ma nel post-emergenza. Il che contraddice sia il buon senso che il Decreto Cura Italia.
 
Ancora una volta sembrerebbe vero il detto di Giuseppe Prezzolini secondo cui “In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo”. Farlo con le terapie intensive non sembra davvero una buona idea!
 
Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

14 Aprile 2020

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