Tra tagli e spending review. Ma la salute è ancora un diritto?

Tra tagli e spending review. Ma la salute è ancora un diritto?

Tra tagli e spending review. Ma la salute è ancora un diritto?

Gentile direttore,
la sanità in Italia è pubblica. Affermazione già non totalmente vera, circa un quarto delle prestazioni sanitarie erogate in Italia sono a completo carico dell’assistito, rischia di diventare completamente falsa nel giro di una manciata di anni. La strategia di indebolimento della Sanità Pubblica a favore di quella privata, ad onore del vero messa in atto da diversi anni e dai politici di tutti gli schieramenti, è adesso evidente anche al meno attento dei cittadini. Ma come si può distruggere il welfare italiano con il consenso dell’opinione pubblica?


 


Su questo il Ministro Brunetta è stato indiscusso maestro: dipingi tutti i dipendenti pubblici come fannulloni e incapaci; lancia invettive contro gli organismi di rappresentanza dei lavoratori, che siano questi sindacati o ordini poco importa; inizia tutte le frasi con “lotta agli sprechi” o “razionalizzazione senza riduzione dei servizi”. La ricetta è semplice e attuabile anche dal politico meno navigato.
È con la dialettica ed il sapiente uso delle parole che si indirizza l’opinione pubblica.  Si afferma che il Servizio Sanitario Nazionale è troppo costoso, ma si omette di dire che la quota di Prodotto Interno Lordo impiegata per sostenerlo è fra le più basse dei paesi comunitari.  Si afferma che i dipendenti sono poco produttivi, ma si omette di dire che il rapporto fra operatori sanitari e cittadini è tra i più bassi rispettoai paesi di riferimento.  Si afferma che la qualità delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario è tra le migliori del mondo e si dimentica di dire che questo è merito proprio dei sopra citati operatori poco efficienti (con il contratto incostituzionalmente bloccato da anni), che però riescono a far bene, in meno e con meno risorse a disposizione.


 


A questo punto della mia analisi, il bravo politico che ha imparato bene la lezione e l’uso dei luoghi comuni, mi dovrebbe accusare di voler mantenere lo status quo e di oppormi all’efficientamento (che brutta parola) del sistema.
Se l’intento è veramente quello di efficientare il sistema gli Infermieri italiani sono pronti a raccogliere ed a vincere questa ennesima sfida. Ma questo per noi significa valorizzare le professionalità esistenti al fine di creare una Sanità più attenta ai bisogni di prevenzione e assistenza, oltre che di cura, dei cittadini, anche ricollocando le già esigue risorse.
Se invece, come temo, l’intento è esclusivamente quello di ottenere un ulteriore risparmio a discapito di tutti gli assistiti, ma soprattutto di quelli più deboli, non credo di sbagliare nell’affermare che tutti gli Infermieri italiani si opporranno, in tutte le sedi ed in tutti i modi consentiti dalla legge, a questo sciagurato progetto.


 


Affermo che è arrivato il momento per tutti gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale di fare squadra, superando le sterili e strumentali dispute interprofessionali, anche alimentate ad arte per spostare l’attenzione degli operatori dalla trave alla pagliuzza (purtroppo anche nobili professioni dalla storia millenaria ci sono cascate), che, sono sicuro, potrebbero essere agevolmente risolte con un pizzico di buon senso e di onestà intellettuale.
Gli operatori della sanità hanno il dovere di difendere il diritto alla salute di tutti i cittadini.
 
Emiliano Carlotti
Presidente del Collegio IPASVI di Pisa

30 Luglio 2015

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