Troppa ignoranza attorno alle cure palliative

Troppa ignoranza attorno alle cure palliative

Troppa ignoranza attorno alle cure palliative

Gentile Direttore,
l’ignoranza è l’elemento usurante di chi lavora nelle cure palliative. Cure che non sono un mero “sostegno del morente”, ma una disciplina clinica che merita rispetto. Assicurano ai pazienti la riduzione del dolore o di altri sintomi invalidanti e garantiscono, supportando anche le famiglie, la qualità della vita e la dignità che meritano.


 


Se a ciò aggiungiamo la mancanza di una formazione universitaria specifica per medici e infermieri (esistono i master e i corsi, ma non specializzazioni ad hoc né esami obbligatori all'interno dei corsi di laurea anche se il MIUR si sta muovendo per colmare questa lacuna), si crea un vero e proprio corto circuito.

Infatti, la fatica non è rappresentata dalla mancata guarigione dei pazienti con la quale medici, infermieri, OSS, volontari e tutti gli altri professionisti coinvolti hanno scelto di fare i conti quando hanno deciso di lavorare in questo settore, ma dalla – a volte – scarsa consapevolezza del valore di queste cure da parte dei colleghi. Nell'équipe di cure palliative ci prendiamo cura dei nostri pazienti e, come qualsiasi altro collega, diamo loro ciò di cui hanno bisogno.

L’usura si produce invece quando alcuni colleghi indirizzano i pazienti alle cure palliative negli ultimi giorni di vita o, peggio, non menzionano proprio questa opzione. Affacciarsi alle cure palliative con i giusti tempi permette a noi di poter fare al meglio il nostro lavoro e al paziente di evitare accanimenti terapeutici e dolori inutili. Per questo Antea ha scelto di impegnarsi nel progetto ITER, in cui credo fortemente e che ci vede in partnership con importanti realtà sanitarie, per supportare i medici di medicina generale e i medici ospedalieri fornendogli gli strumenti per l'attivazione tempestiva delle cure palliative. Solo così è possibile lavorare insieme per il bene dei pazienti anticipando l'insorgenza del dolore e delle sofferenze.

Una persona con una patologia a prognosi infausta ha il diritto di ricevere la migliore assistenza possibile e noi abbiamo il dovere di fare del nostro meglio per assicurargliela. E se 30 anni di cure palliative mi hanno insegnato qualcosa, questa è che è fondamentale lavorare insieme, in équipe, per ottenere buoni risultati."

Giuseppe Casale
Coordinatore Sanitario e Scientifico Antea

03 Maggio 2018

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