Una sola regia, cinque responsabilità: i numeri che indicano la strada

Una sola regia, cinque responsabilità: i numeri che indicano la strada

Una sola regia, cinque responsabilità: i numeri che indicano la strada

Gentile Direttore, le riforme più solide non nascono dalla negazione di ciò che esisteva prima. Nascono dalla capacità di riconoscere ciò che ha funzionato, comprendere ciò che è rimasto disomogeneo e costruire un’organizzazione più forte intorno all’esperienza maturata...

Gentile Direttore,
le riforme più solide non nascono dalla negazione di ciò che esisteva prima. Nascono dalla capacità di riconoscere ciò che ha funzionato, comprendere ciò che è rimasto disomogeneo e costruire un’organizzazione più forte intorno all’esperienza maturata.

La salute mentale ligure arriva alla nuova ATS con un patrimonio importante. Le cinque ASL hanno sviluppato nel tempo reti territoriali differenti, perché differenti sono Genova, l’Imperiese, il Savonese, il Tigullio e lo Spezzino. Centri di salute mentale, attività domiciliari e ambulatoriali, centri diurni, strutture residenziali, SPDC, cooperative sociali, associazioni di familiari e Terzo settore hanno composto un sistema spesso poco visibile, ma essenziale per migliaia di persone.

I dati 2022–2024 ci dicono innanzitutto che questa rete non è rimasta immobile. La media semplice degli assistiti dai Dipartimenti di salute mentale delle cinque ASL è passata da 14,84 a 16,08 persone ogni mille abitanti, con una crescita dell’8,4 per cento. In quattro territori su cinque il valore del 2024 è superiore a quello del 2022.

Le prestazioni territoriali pubblicate dal SISM sono aumentate da 332.664 nel 2022 a 372.867 nel 2024, circa il 12,1 per cento in più. L’incremento riguarda tutte e cinque le ASL. Anche la media semplice delle riammissioni psichiatriche tra 8 e 30 giorni, dopo essere salita dal 7,92 per cento del 2022 al 9,60 per cento del 2023, è tornata al 7,96 per cento nel 2024.

Questi numeri non esauriscono una valutazione di qualità, ma descrivono un sistema che ha continuato a intercettare bisogni, produrre assistenza e mantenere relazioni di cura. La riforma, quindi, non parte da un terreno vuoto: parte da una rete attiva, che deve essere consolidata e resa più equa.

Allo stesso tempo, i dati mostrano differenze che non possono essere ignorate. Nel 2024 il tasso degli assistiti varia da 10,93 persone ogni mille abitanti in ASL 2 a 20,44 in ASL 4. È quasi il doppio. I nuovi utenti adulti sono complessivamente 22.753, ma il loro tasso varia da 10,99 a 17,30 ogni mille residenti.

Anche le traiettorie sono molto diverse. Tra il 2022 e il 2024 gli assistiti aumentano del 39,5 per cento in ASL 1 e del 19,3 per cento in ASL 4, mentre diminuiscono del 12 per cento in ASL 3. Nello stesso periodo i nuovi utenti crescono del 130,6 per cento nell’Imperiese e diminuiscono del 26,9 per cento nel Genovese.

Questi dati non autorizzano classifiche. Un valore più alto può dipendere da un maggiore bisogno, da una migliore capacità di accesso, da un diverso modello organizzativo o semplicemente da differenti modalità di registrazione. Ma scostamenti così ampi pongono una domanda tecnica e politica: possiamo continuare a governare un unico diritto alla salute attraverso definizioni, criteri informativi e capacità assistenziali non sempre confrontabili?

La risposta più ragionevole non è cancellare le differenze territoriali. È renderle leggibili, comprenderle e governarle.

La Liguria conta 1.510.143 residenti, distribuiti in territori profondamente diversi. L’Area 3 comprende 680.906 persone, pari a circa il 45 per cento della popolazione regionale; l’Area 4 ne conta 140.700, poco più del 9 per cento. Il territorio più grande è quasi cinque volte quello più piccolo. Anche la composizione dei bisogni cambia: nel 2024 la quota di nuovi utenti con almeno 65 anni varia dal 13 per cento dell’ASL 2 al 23,3 per cento dell’ASL 5.

Un sistema regionale deve quindi garantire uniformità dei diritti, non uniformità meccanica delle risposte.

È questo il fondamento della scelta tecnica. ATS può mettere in comune ciò che deve essere uguale: definizioni, standard minimi, sistemi informativi, reclutamento, formazione, criteri di accesso alla residenzialità, accreditamento e continuità tra ospedale e territorio. Le cinque Aree devono invece conservare la responsabilità concreta della presa in carico, della relazione con i Comuni e della risposta ai bisogni locali.

La qualità dei dati rende questa scelta ancora più necessaria. Nel 2024 il 59 per cento dei nuovi utentirisulta ancora classificato con una diagnosi “in attesa di definizione”, con valori territoriali compresi tra il 34,9 e il 68,7 per cento. La quota di prestazioni registrate “in sede” varia dal 45,4 al 94,5 per cento, mentre l’attività domiciliare presenta differenze talmente ampie da far pensare anche a criteri di codifica non uniformi.

Non si tratta di censurare il lavoro clinico. Si tratta di riconoscere che, se cinque territori utilizzano linguaggi differenti, la programmazione regionale rischia di confrontare realtà che non sono descritte nello stesso modo. Un dizionario unico delle prestazioni, controlli comuni di completezza e una cartella interoperabile diventano perciò strumenti di cura, non semplici adempimenti amministrativi.

La scelta politica consiste nell’affermare che il diritto alla salute mentale non può dipendere dal codice postale. Un cittadino di Ventimiglia, Savona, Genova, Chiavari o La Spezia deve trovare le stesse garanzie essenziali: tempi ragionevoli di primo accesso, continuità dopo il ricovero, progetto personalizzato, équipe multidisciplinare e possibilità di ricevere assistenza anche nel proprio ambiente di vita.

Per rendere verificabile questo impegno, ATS dovrebbe pubblicare ogni anno, per ciascuna Area, il personale disponibile, i budget assegnati, i tempi di accesso, le modalità della presa in carico, la continuità dopo la dimissione, il ricorso alla domiciliarità e alla residenzialità e gli esiti sociali raggiunti.

Non sarebbe una classifica punitiva. Sarebbe accountability: la possibilità per istituzioni, professionisti, cittadini e famiglie di capire dove le risposte sono adeguate e dove occorre intervenire.

La scelta di sistema va ancora oltre. La Liguria è la regione più anziana d’Italia: gli over 65 rappresentano circa il 29,2 per cento della popolazione e, secondo le previsioni richiamate nel PSSIR 2026–2030, potrebbero raggiungere il 34 per cento entro il 2036. Salute mentale, non autosufficienza, cronicità, dipendenze, fragilità sociale e solitudine saranno sempre meno separabili. La risposta non potrà essere costruita da un solo servizio, ma dovrà unire sanità, sociosanitario, Comuni, medicina generale, Terzo settore e reti comunitarie.

Per questo la riforma deve rafforzare anche il collegamento tra ATS e Azienda Ospedaliera Metropolitana. Il ricovero psichiatrico non può essere un episodio isolato: la dimissione deve essere accompagnata da una responsabilità territoriale chiaramente individuata, da informazioni condivise e da un contatto con i servizi entro tempi definiti.

Dal 1° gennaio 2026 ATS Liguria è un’unica azienda regionale, articolata in cinque Aree corrispondenti alle precedenti ASL. La normativa attribuisce ai Direttori di Area la gestione operativa dei servizi, il controllo del budget, il coordinamento dei distretti e il monitoraggio della qualità. Gli assetti dipartimentali precedenti sono però ancora mantenuti in via transitoria, in attesa della nuova organizzazione definitiva. Abbiamo quindi una regia unica già istituita e cinque responsabilità territoriali previste dalla legge, ma un modello operativo ancora da completare.

È proprio in questa fase che può essere utile proporre un Patto regionale per la salute mentale: standard comuni, dotazioni minime di personale per ogni Area, dati confrontabili, budget territoriali trasparenti, continuità ospedale-territorio misurata e partecipazione strutturata di utenti e famiglie.

Sostenere questa direzione non significa aderire acriticamente a una riorganizzazione amministrativa. Significa indicare le condizioni attraverso le quali la riforma può produrre più cura e non soltanto meno aziende.

I numeri ci confortano in una scelta precisa: forti al centro nelle garanzie, forti nei territori nella presa in carico. ATS deve rendere comuni gli strumenti, riequilibrare le risorse e diffondere le esperienze migliori; le cinque Aree devono restare riconoscibili, responsabili e vicine alle comunità.

La riforma sarà riuscita non quando avremo semplicemente sostituito cinque aziende con una sola, ma quando una persona fragile potrà ricevere la stessa garanzia di cura in ogni parte della Liguria, continuando a trovare vicino a sé professionisti, relazioni e responsabilità riconoscibili.

Una sola responsabilità regionale per assicurare gli stessi diritti. Cinque responsabilità territoriali per non perdere la conoscenza delle persone e dei luoghi. Questa può essere la scelta tecnica, politica e di sistema capace di accompagnare la salute mentale ligure verso il futuro.

Luca Pallavicini
Presidente nazionale Conf Salute Healthcare

03 Agosto 2026

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