Vaccini. Razionalità della scienza e principi della democrazia

Vaccini. Razionalità della scienza e principi della democrazia

Vaccini. Razionalità della scienza e principi della democrazia

Gentile Direttore,
Luca Benci torna sull'argomento vaccini
e mi chiama in causa con una sorta di ossimoro perché, dopo aver riconosciuto il mio lungo impegno deontologico, mi accusa di aver "sposato acriticamente" un provvedimento a suo avviso incostituzionale e discriminante. Posso assicurare Luca che ho riflettuto molto sulla vicenda e non posso che ripetere il mio accordo con quel che scrive la Senatrice Cattaneo. Anch'io sono convinto che la legge sull'obbligo vaccinale è perfettibile, che meglio sarebbe stato non averne bisogno, ma che oggi rappresenta l'unica soluzione possibile a tutela della salute di tutti.

Benci disseziona la legge da giurista qual è; il fatto è che sempre più spesso nel mondo di oggi capita di dover scegliere tra valori uguali e contrapposti, in questo caso il diritto alla tutela della salute e quello all'istruzione. Il Parlamento, in un sistema democratico, è chiamato a queste ardue scelte e, in questo caso, è prevalsa la preoccupazione espressa dai medici: sopravvivere è una precondizione per poter studiare. Insomma le pur sacrosante critiche in punta di diritto debbono cedere di fronte ai concreti rischi per la salute.

In quanto alla libertà dei cittadini mi sembra che si ecceda nell'interpretazione personalistica della Costituzione. La libertà di ognuno trova limite laddove reca danno ad altri e, come medico, so che il diritto dell'individuo è inscindibile dall'interesse della comunità. Non sta né sopra né sotto e chi scrive è tra coloro che hanno contribuito a fondare il codice deontologico dei medici sul principio di autodeterminazione del cittadino.

Ripeto che la difesa della razionalità della scienza è difesa dei principi della democrazia, quando i legami sociali mostrano profonde crepe e ciascuno pensa di far prevalere quel che ritiene essere un proprio diritto senza pensare alle conseguenze. La malattia non è un destino né una colpa. Se la medicina la può vincere mi sembra giusto che ciascuno possa rifiutare le cure per sé ma non per gli altri.

Concordo invece con Benci quando critica la scarsa propensione dei medici a vaccinarsi. Durante la discussione sulla proposta di legge toscana ho preso posizione ufficiale perché l'obbligo fosse esteso anche al personale sanitario e mi meraviglio che il Parlamento non l'abbia introdotto. Concordo anche sul fatto che, se la vaccinazione antiinfluenzale ha così scarsi risultati, vi è una responsabilità dei medici. Mi sono sgolato per spingere la Federazione a preoccuparsi con decisione delle capacità comunicative e della formazione dei medici. Provo a ripeterlo ancora a costo di sembrare inopportuno.

Resta la questione di fondo. Perché dobbiamo lasciar ricomparire il morbillo in attesa che la gente si convinca a prevenirlo vaccinandosi? Perché abbiamo reso obbligatorio il casco senza aspettare che la gente guidasse con prudenza? In conclusione sono certo che i medici sapranno svolgere a pieno la loro funzione che non è solo quella di curare la gente ma di agire con convinzione a favore della tutela della salute; in tal modo presto si potrà eliminare ogni coazione e il convincimento della ragione prevarrà. Però, in attesa di questa palingenesi, bisogna governare.
 
Antonio Panti  
Presidente Omceo Firenze

11 Settembre 2017

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