Al Gemelli un ambulatorio per vaccinare i ‘fragili’, individuati con l’intelligenza artificiale

Al Gemelli un ambulatorio per vaccinare i ‘fragili’, individuati con l’intelligenza artificiale

Al Gemelli un ambulatorio per vaccinare i ‘fragili’, individuati con l’intelligenza artificiale
Il Policlinico promuoverà un’offerta vaccinale ‘proattiva’ per fragili e anziani presso un ambulatorio vaccinale ospedaliero che aprirà nel mese di aprile. I destinatari dell’offerta saranno individuati grazie all’uso di un algoritmo di intelligenza artificiale messo a punto al Gemelli e che individuerà, tra tutti i pazienti che transitano in ospedale, quelli che rispondono alle caratteristiche di ‘fragilità’, così da offrire loro le strategie di prevenzione vaccinale più idonee.

Le persone fragili sono sempre più numerose, non solo per ragioni demografiche (gli ultra-65 enni in Italia sono ormai un quarto della popolazione), ma anche per la presenza di una serie di patologie (dai tumori, al diabete) che rendono questi pazienti più esposti a complicanze di ogni tipo. Comprese quelle infettive, molte delle quali sono prevenibili con i vaccini. Ma per proteggere al meglio questa popolazione di anziani e fragili bisogna essere proattivi. È questa la filosofia alla base del Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale 2023-2025 che promuove una diffusa capillarità dei punti vaccinali e una maggiore proattività nel raggiungere gruppi di popolazione ad alto rischio o difficilmente raggiungibili. E ne è convinta anche la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che ha messo a punto un nuovo progetto per l’individuazione dei ‘fragili’ e offrire loro una serie di vaccinazioni presso un ambulatorio vaccinale ospedaliero che sta per aprire i battenti.

“Al Gemelli – spiega in una nota la professoressa Patrizia Laurenti, direttore UOC di Igiene Ospedaliera della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e docente di Igiene all’Università Cattolica, campus di Roma – su 90 mila pazienti dimessi l’anno, circa la metà è composta da soggetti potenzialmente fragili (pazienti oncologici, diabetici, immunodepressi, trapiantati). Per tutti loro potrebbe essere programmata una protezione vaccinale per malattie quali influenza, Covid-19, polmonite da pneumococco, herpes zoster e, prossimamente, virus respiratorio sinciziale. Fondamentale l’alleanza con i clinici e gli specialisti che assistono questi pazienti perché ci aiutino a individuare, rispetto al loro percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale, il momento migliore per offrire questa copertura vaccinale”.

“La possibilità di offrire queste vaccinazioni in un setting ospedaliero – prosegue Laurenti – è davvero un’opportunità grande che dobbiamo cogliere, perché porterebbe vantaggi non solo per i pazienti, ma anche per le strutture ospedaliere, con un efficientamento della loro organizzazione (più rapido turn over dei posti letto) e per l’abbattimento del rischio di ri-ospedalizzazione per complicanze legate alle malattie infettive prevenibili da vaccino. Vantaggi che si estendono all’intera società e al contrasto dell’antibiotico-resistenza”.

L’ambulatorio vaccinale ospedaliero del Gemelli e il programma Ospivax. Un anno fa, l’Osservatorio Italiano Prevenzione, lanciava il programma nazionale Ospivax. “Anche sulla base di quanto previsto dal nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale che stimola a valorizzare per le vaccinazioni dei setting alternativi (Medico di Medicina Generale, farmacie) ai centri vaccinali del territorio – spiega la professoressa Laurenti – il programma Ospivax invita a vaccinare in ospedale non solo i pazienti fragili e vulnerabili, ma anche gli operatori sanitari e i loro caregiver, secondo la strategia ‘cocoon’ (proteggo il caregiver e il familiare di un paziente fragile, per proteggere meglio il paziente). L’obiettivo insomma, come ospedale, è quello di mettersi al servizio della prevenzione perché abbiamo una grande opportunità di intercettare i fragili, che così possono approfittare di un’offerta vaccinale attiva, in integrazione con il territorio. I criteri di attribuzione dei ‘bollini’ Ospivax sono molto rigorosi, ma come Gemelli riteniamo di avere tutte le carte in regola per ottenere il bollino ed essere tra i primissimi a livello nazionale”.

Prevenzione e salute digitale. Un altro punto cruciale è come individuare i ‘fragili’. Al Gemelli a farlo sarà un algoritmo di intelligenza artificiale messo a punto dall’ICT (dottor Emilio Meneschincheri e dottor Tonino Marchetti) e applicato ai registri sanitari elettronici dell’ospedale. “Questi verranno ricontattati – anticipa Laurenti – per un’offerta attiva di vaccinazione da erogarsi presso il nostro ambulatorio vaccinale ospedaliero (presso la sala prelievi del secondo piano, una volta a settimana) o presso i centri vaccinali di riferimento della ASL Roma 1 che collabora al Progetto. Questa attività rientra nel Work Package 3 CareVax, parte del progetto nazionale multi-stakeholder DARE (DigitAl lifelong pRevEntion), i cui referenti per Fondazione Policlinico Gemelli sono la professoressa Stefania Boccia e la dottoressa Roberta Pastorino. La fase pilota del progetto, che partirà il prossimo aprile e durerà 6 mesi, coinvolgerà i pazienti del Centro Malattie Apparato Digerente (CEMAD) e gli emodializzati. Il nostro obiettivo è di trasformarla in un’attività strutturata, a beneficio di tutti i pazienti del Gemelli”.

“La vaccinazione anti-influenzale – ricorda Laurenti – va ripetuta ogni anno, a partire da ottobre. Il vaccino anti-Covid, può essere offerto in concomitanza con l’anti-influenzale, quindi una volta l’anno. Ma i soggetti fortemente immunodepressi, potrebbero avere necessità di ripetere questa vaccinazione ogni 4-6 mesi. L’anti-pneumococcico può essere fatto con vaccini diversi e va ripetuto solo per alcuni tipi di vaccino. La vaccinazione contro l’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio), del quale esiste una formulazione molto innovativa, la ricombinante adiuvata, previene la riattivazione del virus varicella zoster, la dolorosissima neurite post-erpetica e altre gravi complicanze, quali la perdita della vista. Questo vaccino attualmente va fatto una volta nella vita (la schedula prevede una prima dose e un richiamo dopo 2-6 mesi). È in arrivo anche il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (VRS) per gli anziani, che potrebbe essere disponibile già dal prossimo autunno. Sono allo studio anche delle formulazioni combinate contro l’influenza, il Covid-19 e il VRS in una singola somministrazione. Va sottolineato che oggi la produzione dei vaccini ha raggiunto profili di sicurezza elevatissimi”.

26 Marzo 2024

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