Basilicata. Lettera aperta di Martorano sulla sanità lucana

Basilicata. Lettera aperta di Martorano sulla sanità lucana

Basilicata. Lettera aperta di Martorano sulla sanità lucana
L'assessore ha diffuso una lettera sui temi della sanità regionale rivolgendosi in special modo a quella privata “che svolge un ruolo importante e non merita di essere intesa come causa di sprechi o privilegi, deve però dimostrare consapevolezza dei problemi e disponibilità al sacrificio”.

Ecco la lettera integrale dell’assessore alla Sanità della Basilicata Attilio Martorano:
 
Dopo una lunga e non so quanto costruttiva contesa a distanza tra le Associazioni che rappresentano la sanità privata e il sottoscritto, credo sia giunto il momento di entrare nel vivo delle questioni. Per fare questo è necessario partire da un’analisi di fondo.
La Sanità lucana ha vissuto molte stagioni, anche molto diverse tra esse, ma sicuramente tutte caratterizzate dalla continua ricerca di equità e sostenibilità. Sostenibilità non solo per il sistema, ma anche per le tante realtà economiche e professionali che, in simbiosi con esso, hanno potuto crescere e svilupparsi. Oggi non solo questo patrimonio, ma il sistema tutto è in pericolo.
Dinanzi ad un pericolo imminente, accade spesso che le scelte che fino a ieri apparivano utili non lo sono più.
Rimanere fermi significherebbe rassegnarsi al declino del sistema di tutela sociale più importante che una società moderna può darsi.
E’ necessario agire! Per agire bisogna fare scelte, quasi mai agevoli, per provare a vincere una sfida che è mossa non solo da esigenze economiche, ma anche da un Governo del Paese che sposta sempre più in avanti il traguardo delle risorse disponibili.
Questo non aiuta chi cerca di non adagiarsi su procedure commissariali, che all’onta politica accompagnerebbero, di sicuro, lo sgravio della responsabilità delle scelte più dolorose. Noi, la Basilicata ed il suo Governo, non intendiamo dare partita vinta a chi cerca di omologarci ad un Sud, ormai da tempo spogliato della propria libertà di scelta sulle politiche sanitarie. Vengo al punto. In questi mesi di Governo, abbiamo proposto un nuovo piano Sanitario, ascoltando per mesi tutti i coloro che a qualsiasi titolo si rivolgono a questa realtà. Abbiamo varato diversi provvedimenti finalizzati al contenimento della spesa. Siamo intervenuti sulla farmaceutica, modificandone i criteri prescrittivi; sulle consulenze limitandole al solo 20% di quanto speso nel 2009; con la riorganizzazione dei reparti con meno di 15 posti letto, accorpandone i turni infermieristici; alla riorganizzazione della rete ospedaliera, con i ricoveri per acuti solo nei presidi sede di pronto soccorso attivo; all’obbligo della prescrizione dei farmaci al momento della dimissione già sul ricettario dello specialista per poi giungere alla consegna del primo ciclo di terapia direttamente in ospedale, evitando così un inutile passaggio dal medico di famiglia per ottenere una prescrizione di fatto già scritta; sul costo del personale, bloccando il turn over al 30% e finanche sulla convegnistica limitandola solo a quella a carattere scientifico. A tutto questo, già definito con Leggi regionali o con Delibere di Giunta, si è aggiunto anche il Ticket sulla farmaceutica e la rimodulazione dei quello sulla specialistica, che il Governo ha introdotto non per aumentare le risorse per la sanità, ma per evitare di versare nelle nostre casse più di 7 milioni di euro, già parte del nostro fondo sanitario regionale. Abbiamo appena iniziato un lungo ciclo di incontri con quei territori che ospitano i presidi ospedalieri che dovranno modificare la loro missione, ma senza rinunciare alla loro vera funzione: offrire servizi sanitari appropriati a tutela di quelle comunità.
Non sarà facile spiegarsi e capirsi, ma di sicuro nel tenare di farlo, sono certo, non faremo giri di parole e non chiameremo le cose in modo diverso da come esse si chiamano. Non parleremo di ticket per intendere “timore di chiusura dell’ospedale”. Nel chiedere dunque un sacrificio a tutte le categorie presenti nel sistema sanitario, e perfino al cittadino, chiedendogli di compartecipare a una parte dei costi del sistema, potevamo continuare ad erogare prestazioni che il sistema sanitario non è obbligato a pagare? Potevamo continuare a remunerare prestazioni con tariffe che erano tra le più alte d’Italia? Se lo avessimo fatto avremmo prodotto sicuramente un grave squilibrio. Naturalmente non mi sfugge che questi due provvedimenti costituiscono, nei fatti una riduzione di volumi e quindi di margini di guadagno per i centri privati accreditati.
Nessun atto vessatorio verso la sanità privata, che svolge un ruolo importante e che non credo meriti di essere intesa come causa di sprechi o ancor peggio di privilegi, ma che, nel contempo deve saper dimostrare consapevolezza dei problemi e disponibilità al sacrificio.
Se queste sono le ragioni della protesta, non posso che giudicarle legittime ed anche meritevoli di ascolto e di confronto. Confronto di merito.
Se invece si cerca, come talvolta pare di cogliere, di voler utilizzare altre argomentazioni, come quello del ticket sulla specialistica, per intraprendere iniziative politiche in difesa del cittadino, resto e resterò in rispettoso silenzio, ritenendo che ciascun cittadino o organizzazione è libero di sposare le cause che ritiene più giuste, ma in tal caso non credo abbia bisogno di interloquire con me.
Della rimodulazione del ticket sulla specialistica se ne è discusso nelle sedi istituzionali e politiche più appropriate, e con incontri con tutte quelle organizzazioni che rappresentano gli interessi del cittadino. Potremo anche pensare di ritornare a discutere quando lo si riterrà necessario, ma non perché le organizzazioni della sanità privata lo pretendono.
Se invece l’applicazione del ticket sulla specialistica, fatta anche per evitare uno squilibrio tra pubblico e privato, stesse producendo un calo di volumi per i centri privati accreditati, credo sarebbe più che giusto parlare anche di questo.
In una stagione di grande difficoltà è dovere di chi governa provare ad ascoltare tutti e a decidere, sia pur dolorosamente, con equità e senza paura.
Allo stesso modo non credo sia consentito a nessuno tentare di cavalcare le difficoltà del momento per provare a rimanere fuori da esse.
Questa stagione impone a tutti noi di chiamare le cose con il loro nome.
Così potremo discutere con maggiore chiarezza e senza imbarazzi, ciascuno difendendo il proprio legittimo interesse.

Attilio Martorano
Assessore Regionale alla Sanità

02 Novembre 2011

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