Calabria in ritardo su premialità. Dirigenza medica e sanitaria: “Qui pensano basti pacca sulla spalla”

Calabria in ritardo su premialità. Dirigenza medica e sanitaria: “Qui pensano basti pacca sulla spalla”

Calabria in ritardo su premialità. Dirigenza medica e sanitaria: “Qui pensano basti pacca sulla spalla”
Aaroi Emac, Anaao Assomed, Anpo, Cgil Medici, Cisl Medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) e Fvm accusano le istituzioni regionali di “immobilismo ed indolenza”. “Non avremmo certo preteso (ma ad onor del vero ce lo saremmo anche aspettato) che, in linea con quanto deliberato da altre regioni, anche la Calabria integrasse con proprie risorse l’incremento dei fondi del Governo destinati al disagio dei lavoratori esposti al rischio biologico. Ma almeno la dovuta convocazione per avviare il confronto, beh, questo sì”.

Hanno aspettato a lungo. Ma ora che in molte Regioni si è raggiunto l’accordo con i sindacati per la ripartizione del bonus per premiare l’impegno di medici e operatori sanitari nella lotta al covid, i Dirigenti medici e sanitari della Calabria alzano la voce. Perché di ripartizione delle risorse, in Calabria, non c’è ancora traccia. Per gli operatori sanitari della Calabria, la cifra stanziata dal Governo è pari ad 7.993.950 di euro

“Alcune” Regioni sono “evidentemente convinte che gli enormi sacrifici psico fisici ed anche economici di medici, infermieri ed OSS possano essere semplicemente compensati con una pacca sulla spalla e l’appellativo di eroe, nonostante le gratifiche stanziate siano già la, pronte, sono ferme al palo. In attesa di non si sa esattamente cosa. E la regione Calabria è naturalmente tra queste, distinguendosi, al solito, per immobilismo ed indolenza, salvo essere particolarmente solerte quando si tratta di limare, a favori dei propri consiglieri, le norme relative ai vitalizi degli stessi”, scrivono Aaroi Emac, Anaao Assomed, Anpo, Cgil Medici, Cisl Medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) e Fvm in una nota congiunta.

“Non avremmo certo preteso (ma ad onor del vero ce lo saremmo anche aspettato) che, in linea con quanto deliberato da altre regioni maggiormente attente nel valorizzare le proprie risorse umane, anche la Calabria integrasse con proprie risorse l’incremento dei fondi del Governo destinati al disagio dei lavoratori esposti al rischio biologico. Ma almeno la dovuta convocazione delle parti sociali per avviare il confronto, beh, questo sì. Ed invece, ancora…”, prosegue la nota.

L’Intersindacale della Dirigenza medica e sanitaria della Calabria accusano poi la Struttura Commissariale e il Dipartimento Tutela della Salute di “scarsa intelligenza relazionale”. “Nonostante i solleciti delle scriventi Organizzazioni Sindacali su argomenti delicati quali la sicurezza dei lavoratori del Servizio Sanitario regionale correlata al Covid-19, o su materie oggetto di Confronto Regionale ex art. 6 comma 1 lettera “h” del vigente Contratto Collettivo Nazionale di lavoro Area Sanità, quale la modalità di ripartizione delle quote di cui al DL 18/2020, nessun cenno di riscontro alle stesse è pervenuto”, spiegano.

“E sì – proseguono i sindacati – che dalle richieste ufficiali sono trascorsi quasi due mesi. Manca evidentemente quel minimo di garbo istituzionale dovuto alle relazioni sindacali, incipit queste ultime di tutti i CCNL fin qui scritti che la parte pubblica, in Calabria, o non ben conosce o si ostina ad ignorare. Ed è anche fastidioso constatare come la nostra controparte, già condannata una volta dal Giudice del Lavoro di Catanzaro per comportamento antisindacale (sic!) perseveri in simili atteggiamenti”.

“Abbiamo atteso pazientemente che scemasse l’emergenza Covid-19 per ribadire la nostra offerta di collaborazione, tanto alla Struttura Commissariale quanto al Dipartimento Tutela della Salute. Un’offerta finalizzata al miglioramento della qualità del Servizio Sanitario, delle condizioni di lavoro e della sicurezza dei Dirigenti dell’Area Sanità della Calabria. Massima disponibilità, la nostra. Ma anche la pretesa del rispetto, da ambo le parti, dei diritti e dei doveri negoziali. Sappia perciò la parte pubblica – concludono i sindacati – che l’assenza di ulteriori riscontri porterà presto a far sentire in ben altre sedi, oltre quelle mediatiche, la voce delle scriventi Organizzazioni Sindacali di categoria”.

29 Maggio 2020

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