Cimo-Fesmed: “Basta con il demansionamento nel Ssn”

Cimo-Fesmed: “Basta con il demansionamento nel Ssn”

Cimo-Fesmed: “Basta con il demansionamento nel Ssn”
Denuncia a partire dalla Toscana, dove “si è deciso di mandare in rinforzo al Pronto soccorso i medici delle USCA. Questi medici, generalmente neolaureati” sarebbero “‘formati’ in alcune Usl con un corso on-line per effettuare tamponi Covid a domicilio dei pazienti. Si pensa che basti mandare ‘qualcuno’ in un Ps o in un reparto ospedaliero, per aver risolto il problema e aver salvato la faccia avendo fornito il servizio”.

“A chi verrebbe in mente di farsi operare da un neolaureato in medicina senza alcuna esperienza o di far affrontare i gravi casi del pronto soccorso a personale senza alcuna formazione specifica? Eppure questa sembra essere la strada che stanno percorrendo a grandi passi molte Regioni nella gestione della sanità, con una strategia improntata all’improvvisazione e una tattica maldestra di tamponamento delle carenze di personale attraverso il reclutamento di giovani inesperti, purché a basso costo, invece di programmare l’assunzione di personale adeguatamente formato”.

Lo denuncia il sindacato Cimo-Fesmed partendo dal caso della Toscana dove, “anziché affrontare la drammatica carenza di personale sanitario e non sapendo come fare a coprire i turni di servizio, si è deciso di mandare in rinforzo al Pronto soccorso i medici delle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale. Questi medici, generalmente neolaureati, ‘formati’ in alcune Usl con un corso on-line per effettuare tamponi COVID a domicilio dei pazienti, non presentano alcun tipo di formazione e qualifica per affrontare le complesse e delicate attività di Pronto Soccorso e, nonostante il loro impegno, è evidente che risulteranno un problema anziché una soluzione o un aiuto”.

“La gravità dei tentativi di ‘demansionamento’ nei reparti ospedalieri, diventa ancora più macroscopica in un servizio come il Pronto Soccorso, in cui le competenze, la preparazione e l’esperienza sono la discriminante tra la vita e la morte dei pazienti. Una pericolosa tendenza che si sta diffondendo in diverse regioni, non solo in Toscana”, proseguono dal sindacato.

“Un anno di pandemia – denunciano ancora da Cimo-Fesmed – avrebbe dovuto insegnare ad amministrazione e politica che è necessario programmare e avere personale adeguato, formato e con sufficienti risorse. Invece ora, dopo aver per mesi mandato i medici di specialità non attinenti a ‘piantonare’ i pazienti nei reparti COVID, si pensa che basti mandare ‘qualcuno’ in un Pronto Soccorso o in un reparto ospedaliero, per aver risolto il problema e aver salvato la faccia avendo fornito il servizio”.

“Contraddittorio poi il comportamento della Regione Toscana: ha prima finanziato un Corso biennale dell’emergenza – urgenza regionale nel 2019 grazie a cui ci sono attualmente servizio sul territorio regionale circa 30 medici, per i quali tra pochi mesi scadrà il contratto, ma per il futuro di questi nessuna risposta è arrivata dalla Regione, che avrebbe potuto e dovuto tesaurizzare la loro esperienza e i loro sacrifici nel periodo Covid con il completamento della loro formazione “specialistica” e integrarli stabilmente nell’organico del Servizio Sanitario; invece si decide di non fare nulla, perseguendo la politica “ usa e getta “ del personale medico, creando nuovi precari da un lato e reclutando temporaneamente nuovo personale non adeguatamente formato dall’altro”, spiegano ancora dal sindacato medico.

“Proseguire – continuano – nella corsa alla riduzione della qualità dell’assistenza, per di più nel corso della attuale emergenza pandemica, avrà conseguenze sempre più drammatiche per la popolazione e per gli stessi operatori sanitari. Carenza di personale, scarsa attrattività per un lavoro sempre più difficile e privo di vie d'uscita, svolto in condizioni di grande disagio professionale e personale, sono una realtà che il Governo e le Regioni devono affrontare. E non certo con un progressivo demansionamento ed abbassamento della qualità delle cure offerte ai cittadini realizzato mandando allo sbaraglio personale medico non adeguatamente formato”.

La Federazione chiede pertanto ai Presidenti delle Regioni e alle Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie “di abbandonare questa dannosa strategia al ribasso sulle competenze, impegnandosi nella ricerca di soluzioni idonee a evitare la continua fuga dei sanitari dal Ssn e la realizzazione di un piano organico, realistico e condiviso di programmazione sanitaria, basata sulla previsione delle esigenze assistenziali e realizzato mediante percorsi formativi del personale idonei alla salvaguardia di un adeguato livello qualitativo di cura per la popolazione”.

Per evitare queste continue e dannose improvvisazioni – concludono -, Cimo-Fesmed è pronta a presentare una piattaforma di soluzioni in ogni Regione, a partire dalla Toscana. Augurandosi finalmente un segnale di attenzione a chi si è sacrificato senza sosta per sorreggere il sistema sanitario”.

28 Aprile 2021

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