Coronavirus. A Verona screening su 1.515 persone, positivo lo 0,7%. Gli specialisti: “Non è scomparso, ma si può tornare alla normalità”

Coronavirus. A Verona screening su 1.515 persone, positivo lo 0,7%. Gli specialisti: “Non è scomparso, ma si può tornare alla normalità”

Coronavirus. A Verona screening su 1.515 persone, positivo lo 0,7%. Gli specialisti: “Non è scomparso, ma si può tornare alla normalità”
Lo studio è stato condotto dall’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Dieci i soggetti asintomatici ma positivi al tampone, 68 (pari al 4,5%) le persone con tampone negativo e anticorpi IgA/IgG positivi. Di questi ultimi, 89% ha riferito di non aver avuto sintomi o solo lievi sintomi. Il 94,8% del campion negativo sia al tampone che agli anticorpi. “Risultati incoraggianti, ma solo comportandoci come se ciascuno di noi fosse infettivo possiamo scongiurare un ritornare alla situazione drammatica di poche settimane fa”, commentano Carlo Pomari e Massimo Guerriero, coordinatori dello studio

Si è conclusa pochi giorni fa l’indagine epidemiologica condotta su un campione di cittadini veronesi. L'analisi attraverso i tamponi e la ricerca degli anticorpi anti SARS CoV2 ha fotografato statisticamente la distribuzione del virus nella città scaligera. Lo studio, promosso dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, in collaborazione con il Comune di Verona, l’Ulss Scaligera 9, l’Azienda ospedaliero universitaria integrata e l’Ateneo veronese, ha avuto lo scopo di determinare la distribuzione del nuovo Coronavirus in una città di medie dimensioni.

Nello studio sono state rappresentate tutte le età, dai minorenni agli ultra novant’anni, in un campione di 1.515 veronesi aderenti, statisticamente rappresentativo, su una popolazione totale di 235.000 abitanti.  

I principali risultati sono stati:

10 soggetti asintomatici positivi al tampone — cioè infetti — (0,7%) e corrispondenti, nella popolazione generale, a 1.645 cittadini veronesi;

68 soggetti con tampone negativo e anticorpi IgA/IgG positivi (4,5%) pari a 10.575 cittadini veronesi che hanno contratto il virus nelle settimane scorse. Di questi, solo l’11% aveva già ricevuto una diagnosi, mediante tampone, di malattia da SARS-CoV2, mentre addirittura l’89% dei soggetti ha riferito di non aver avuto alcun sintomo o solo lievi sintomi correlabili a CoViD-19; talmente lievi da non inficiare la normale vita quotidiana. Questi fanno parte dei cosiddetti poco-sintomatici che hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del virus.

1.437 soggetti con tampone e anticorpi negativi (94,8%) pari a 222.730 cittadini veronesi.

I positivi al tampone sottoposti allo screening non hanno dichiarato di avere avuto sintomi.

I positivi alla sierologia e non al tampone hanno descritto di avere avuto sintomi di perdita dell’olfatto (Anosmia) per il 28%; stanchezza per 27%, febbre e tosse per il 20%

I positivi al tampone avevano una media di 53 anni
Coloro che hanno avuto tampone positivo in passato avevano una media di 44 anni
Tra coloro che hanno sierologia positiva: 4 casi dai 10 ai 17 anni e 4 casi dai 18 ai 23 anni, a significare, calcolando anche il dato precedente, la bassa prevalenza del virus sulla popolazione giovane.

“I risultati incoraggianti emersi dallo studio indicano che a Verona attualmente è presente un basso rischio di infezione grazie al comportamento virtuoso dei cittadini che hanno in maggioranza rispettato il periodo di lockdown” – commentano il dottor Carlo Pomari, responsabile della Pneumologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, e il biostatistico Massimo Guerriero, coordinatori dello studio – Tuttavia non possiamo non sottolineare che ben 1.645 veronesi sono attualmente potenzialmente infettivi. Questo cosa significa? Che il virus a Verona non è scomparso, ma la sua presenza in solo lo 0,7% della popolazione consente di ritornare, per così dire, ad una nuova normalità. A una sola condizione però: che siano mantenute rigorosamente tutte le misure di contenimento del contagio, tra cui l’uso della mascherina, l’igiene frequente delle mani ed il distanziamento sociale. Solo comportandoci come se ciascuno di noi fosse infettivo, possiamo scongiurare di ritornare alla situazione drammatica negli ospedali di poche settimane fa”, sottolineano i due ricercatori.

Importante per il prossimo futuro è il dato dei veronesi che non sono ancora venuti a contatto con il virus. “Questi sono quasi il 95% – proseguono gli autori dell’indagine – Ciò ci obbliga a non farci trovare impreparati nei confronti di un’eventuale nuova ondata di infezioni in autunno mediante un’adeguata programmazione sanitaria, sia della medicina del territorio sia ospedaliera. Anche in questo caso l’impatto sarà proporzionale alla nostra capacità di mantenere tutte le misure per la riduzione del contagio e alla corretta reattività dei sistemi sanitari.”

Sui dati che sono emersi dallo studio epidemiologico, il sindaco di Verona Federico Sboarina, si sofferma su tre risultati. “I risultati dell’indagine statistica – conclude il Primo cittadino – mettono in evidenza tre valori in particolare da riassumere in altrettanti numeri. Il primo riguarda la percentuale di cittadini che non è entrata in contatto con il virus; si tratta del 95% della popolazione della città che, grazie ai provvedimenti restrittivi attuati nei mesi scorsi, è stata preservata dalla malattia. Questo dato indica la bontà delle scelte fatte e l’importanza dei costanti richiami allo ‘stare a casa’. Il secondo numero da sottolineare sono le 10.575 persone positive asintomatiche, ora negativizzate. Senza rendersene conto questi soggetti avrebbero potuto veicolare il virus. Il terzo numero è rappresentato dai 1645 veronesi ancora oggi positivi e in grado di infettare. Questo dato dimostra come il virus è ancora tra noi, pur in una percentuale molto ridotta, pari allo 0,7%, della popolazione”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

04 Giugno 2020

© Riproduzione riservata

Settimana della Scienza dello Spallanzani: capire la ricerca per comprendere il presente
Settimana della Scienza dello Spallanzani: capire la ricerca per comprendere il presente

Novant'anni dalla fondazione e trent'anni dal riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS): nel 2026 lo Spallanzani celebra due ricorrenze che rappresentano l'occasione per riflettere sul...

Regione Lombardia scrive al ministro Schillaci: “Gli attuali indicatori non fotografano la qualità reale del Ssn”
Regione Lombardia scrive al ministro Schillaci: “Gli attuali indicatori non fotografano la qualità reale del Ssn”

Regione Lombardia chiede al Ministero della Salute di rivedere il sistema con cui vengono misurate le performance del Servizio sanitario nazionale. Lo fa con una lettera firmata dall'assessore al Welfare...

Case di comunità. La sfida ora è riempirle di professionisti e servizi. Il punto della Conferenza delle Regioni
Case di comunità. La sfida ora è riempirle di professionisti e servizi. Il punto della Conferenza delle Regioni

Con 1.224 Case di comunità attive al 30 giugno 2026, 186 in più rispetto al target minimo di 1.038 fissato dal Pnrr, la nuova assistenza territoriale entra nella fase decisiva:...

San Raffaele di Milano. Ispezioni e criticità riscontrate, stop al laboratorio di Embriologia
San Raffaele di Milano. Ispezioni e criticità riscontrate, stop al laboratorio di Embriologia

L’ Ats Città Metropolitana di Milano ha disposto la sospensione dell'attività del Laboratorio di Embriologia dell'Irccs Ospedale San Raffaele, afferente alla macroattività di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di III livello,...