Depressione post-partum. Entra nel vivo il progetto regionale finanziato dal Ministero

Depressione post-partum. Entra nel vivo il progetto regionale finanziato dal Ministero

Depressione post-partum. Entra nel vivo il progetto regionale finanziato dal Ministero
Rete di sorveglianza, aiuto alle neo-mamme per prevenire la depressione post-partum, ed eventualmente diagnosticarla, e visite a domicilio dopo la nascita. Questi i punti cardine del progetto finanziato con 275 mila euro. Coinvolte le Ulss pilota di Belluno, Treviso e Padova e tutti i punti nascita della Regione. IL PROGETTO.

Aiutare le neomamme a vivere in serenità gravidanza e nascita, prevenire la depressione post-partum, eventualmente diagnosticarla e prendere in carico le donne che ne soffrono.
 
Questi gli obiettivi del progetto regionale di prevenzione, diagnosi e cura della depressione materna del Veneto che sta entrando nel vivo. Selezionato e finanziato dal Ministero della Salute, insieme ad altri 16 progetti regionali di tutta Italia, potrà contare su 275mila euro dei 3 milioni totali messi a disposizione del Ministero.
 
“La Regione, in collaborazione con il Registro Nascita istituito presso il Coordinamento malattie rare – sottolinea una nota – intende implementare i percorsi di accompagnamento per la gravidanza, il parto e il periodo neonatale in tutte le nove Ulss del Veneto, valorizzando le esperienze migliori, sia ospedaliere che territoriali, già presenti in alcune aree del Veneto, con particolare attenzione al disagio psichico materno”.
 
A breve partirà la campagna informativa che vedrà in distribuzione pieghevoli e locandine nei reparti di ostetricia e ginecologia di tutte le Ulss, nei poliambulatori, consultori e studi dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, per ricordare alle donne che “ogni nuova vita è una grande avventura” e lanciare il messaggio che, in caso di difficoltà, è possibile chiedere aiuto ai servizi ospedalieri e territoriali indicati.
 
Nel frattempo è iniziato il programma di formazione che coinvolgerà nel tempo 4 mila operatori sanitari, per sensibilizzarli sugli aspetti psichici della gravidanza e del parto, aiutarli ad intercettare eventuali segnali di malessere o depressione e per creare rete tra servizi, compresi quelli di psichiatria per i casi più a rischio.
 
Il piano di formazione ospedaliera e territoriale in queste settimane sta coinvolgendo (con la didattica a distanza) 900 ostetriche, 150 psicologi/psichiatri, 200 ginecologi, 2.500 medici di medicina generale e 500 pediatri di libera scelta che operano nelle 3 Ulss pilota del progetto (Belluno, Treviso e Padova) e in tutti i punti nascita della Regione.
 
Il progetto prevede, inoltre, test di screening alle partorienti nei punti nascita del Veneto, per identificare le neomamme a rischio, e la sperimentazione, nelle aree pilota del Feltrino, della Marca Trevigiana e dell’Alta Padovana, delle visite a domicilio delle ostetriche territoriali subito dopo il parto.
 
“Il progetto della Regione Veneto è stato scelto dal Ministero per ripensare il percorso di accompagnamento al parto e ai primi mesi di vita dei neonati – sottolinea l’assessore regionale alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin – e per sperimentare una nuova attenzione al rischio di depressione delle neo-mamme. Le statistiche ci dicono che una partoriente su dieci vive con ansia e sofferenza interiore l’evento della nascita, sino ai casi più gravi nei quali il malessere interiore sfocia nella patologia psichica, con gravi ripercussioni sulla salute e la vita stessa del minore e della madre. L’obiettivo del progetto è investire sui servizi esistenti per creare una cultura accogliente nei confronti delle neomamme, superare l’isolamento e lo stigma sociale che circonda le mamme in difficoltà, e prevenire disagi psichici che possono sfociare in tragedie o che, in ogni caso, mettono in crisi la relazione madre-bambino e le relazioni familiari”.
 
Secondo i dati del Registro Nascita della Regione – diretto da Paola Facchin docente di Pediatria del Dipartimento di salute della donna e del bambino dell’Università di Padova – ogni anno in Veneto, su 35 mila partorienti quasi mille vanno incontro ad una forma grave di depressione tale da richiedere un trattamento farmacologico. Due donne su tre assumono psicofarmaci senza la supervisione di uno specialista della rete dei servizi, e circa una su dieci ha effettuato un ricovero in un reparto psichiatrico ospedaliero a causa della gravità dello scompenso psicotico. Le statistiche dicono che quasi una donna all’anno si è suicidata nel periodo post-partum.
 
“La Regione mira a dotare ogni Ulss di una rete di sorveglianza e di monitoraggio dell’evento-nascita, con il coinvolgimento attivo e competente anche dei Dipartimenti per la salute mentale – conclude l’assessore – alle neo-mamme offriamo non solo uno screening di base e la possibilità della presa in carico da parte di professionisti competenti, ma anche il supporto di una visita domiciliare di una professionista preparata che le possa affiancare e sostenere nell’affrontare quella che nella vita di ogni donna, e del nucleo familiare, rappresenta un cambiamento profondo. Preparare i professionisti della salute della mamma e del bambino a riconoscere e ad affrontare anche eventuali eventi patologici della maternità è un investimento importante a supporto delle donne, della famiglia e della natalità”.
 

24 Luglio 2020

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